El grande Sombrero Mil Caminos / 1

Appena giunti all’edificio in via Santiago n.1 di Salamanca, cattura la nostra attenzione un quadro realizzato con mattonelle di ceramica che raffigura le diverse articolazioni della Fondazione Mil Caminos, una mappa del viaggio che ci attende in questa settimana e di cui ancora sappiamo poco. Nel corso della prima mattinata Pablo, nostro mentore e guida, e Jesús Garrote, il direttore, ci introducono attraverso le numerose ramificazioni di questo grande albero, la cui chioma ci appare come un grande sombrero, che riunisce i mille cammini che la fondazione offre agli ultimi di oggi.


L’attenzione agli ultimi
La prima e più forte connotazione di ispirazione milaniana è l’attenzione agli ultimi, dal tempo in cui la Casa Escuela fu fondata da Padre Scolopio José Luis Corzo nel 1971, con una linea di continuità che si percepisce pienamente anche oggi, pur nel necessario cambiamento e accrescimento delle sue ramificazioni, i Mil Caminos appunto.
Si legge nella prefazione di suo pungo alla edizione del 1996 de “Escritos colectivos de muchachos del pueblo”, che nel 1990 il Superiore generale degli Scolopi gli disse che i fondatori non sanno istituzionalizzare bene, e gli chiese se era disposto per amore della sua opera a lasciarla ad altri, e subito Corzo rispose – Sì, subito, in uno strano rito di divorzio amoroso. Un cambiamento necessario a crescere, ma non a cambiare rotta.
L’obiettivo unitario di questa articolata organizzazione che conta circa 800 alunni, 150 dipendenti, 16 case di protezione, è integrare eco-socialmente gli ultimi, accompagnandoli affinché ciascuno di loro possa “buscar un porvenir posible, trovare un futuro possibile.
Chi sono gli ultimi di oggi? si tratta di ragazze e ragazzi per lo più tra i 14 e i 18 anni, scartati o emarginati  dai percorsi scolastici ordinari, per tanti motivi diversi.  Dall’esclusione sociale alla criminalizzazione il passo è breve, sono ragazze e ragazzi che vivono su sedie a rotelle con ruote invisibili – ci spiega Jesus.
Ci sono studenti che si iscrivono ai percorsi di formazione professionale (cucina, pasticceria, bar, carpenteria, saldatura, meccanica, giardinaggio, silvicoltura) perché incentrato sull’apprendimento attivo attraverso la valorizzazione delle attività laboratoriali anziché solo sullo studio e sui compiti.  Ci sono studenti sotto protezione affidati dai servizi sociali perché abbandonati o allontanati dalla famiglia, altri affidati dall’autorità giudiziaria perché hanno commesso reati, altri ancora iscritti dai genitori che non riescono ad accompagnare la loro crescita tempestosa.
In questi casi ragazze e ragazzi vivono nella case, che ne accolgono fino a otto, sempre con la presenza di un educatore che turna per la notte. Gli educatori sono organizzati in quattro squadre come supereroi che in modo unitario e coordinato creano una cintura educativa unitaria. Molti di loro sono stati alunni della scuola che hanno completato gli studi universitari ed hanno scelto di restare, con un effetto di circolarità e appartenenza che accresce la forte identità dell’istituzione. Muovendosi attraverso i diversi rami, le sedi in cui si realizzano i mille cammini, si respira un’unitarietà di intenti e di sguardo educativo che colpisce.

Qui è possibile Redefinir los sueños.
Nella pratica educativa quotidiana sono presenti alcuni aspetti centrali di ispirazione milaniana, nella direzione di una pedagogia emancipatoria e liberatrice della persona:

  • l’assemblea dopo pranzo (a scuola) e cena (nelle case)
  • l’educazione collaborativa tra pari, specie nella attività pomeridiane
  • la suddivisione del percorso in piccole tappe
  • gli scritti collettivi che vengono organizzati per la rivista o quando ci sono problemi
  • dejarse preguntar, un momento nel quale gli ospiti (come noi) sono chiamati a lasciarsi interrogare per offrire a loro aperture su mondi diversi e un specchio attraverso il quale riflettere e abituarsi al confronto sulle questioni di attualità.


Nei pomeriggi e il sabato vengono attivati numerosi atelier, o Escuela de tiempo libre, sia presso la casa escuela che presso le altre sedi distribuite in vari luoghi che gli studenti raggiungono di solito in bicicletta: circo, cinema, magia, sport, artigianato, radio, riparazione biciclette, pittura, … con l’obiettivo di appassionarli a “vizi sani”, che scongiurano le cadute in vizi insani, così facili da percorrere per chi vive contesti di povertà educativa. In questi laboratori, aperti anche ai bambini del territorio dai 10 anni in su, sempre alla presenza di un esperto e un educatore, si crea un clima informale di collaborazione e convivenza serena tra età e bisogni diversi. Danno il loro supporto negli atelier anche numerosi volontari, in una vera circolarità sociale.

L’Aula alternativa è costituita da occasioni di apprendimento di servizio, offerte a chi si muove al di fuori del percorso scolastico formale, utile in una fase transitoria per chi ancora deve decidere quale percorso intraprendere. Si fa apicoltura, vendemmia e viticoltura, produzione di formaggi, ulivi e olio, si curano uccelli selvatici feriti. Ciò si realizza grazie ad alcune imprese che fanno parte della Fondazione Mil Caminos, come Bar Truillo, Eco Tono, Cooperativa Puente – Vida, Cooperativa Puente-San, Centro de Educacion Ambiental CEAS,  Itasil, Casa de los Artes@nos, Ludoteca Punte Ladrillo,  che hanno anche la finalità di accogliere e integrare migranti senza tetto in imprese di inserimento sociale, offrire servizi culturali per mamme e bambini dei quartieri gitani.
Infine c’è la escuela viajera, ossia la possibilità di viaggiare in Europa con fondi Erasmus e scambi con altre realtà durante i periodi di vacanze, perché quando con un ragazzo non funziona niente, bisogna essere esageratamente generosi.
L’Associacion Horizontes in particolare ha permesso di realizzare scambi con il Marocco, dove durante il periodo estivo si possono recare gli studenti residenziali per due o tre settimane, ingaggiati in attività utili per zone povere del Marocco. Durante il nostro soggiorno era presente un gruppo di ragazze e ragazzi marocchini in visita, che hanno creato un clima di vero scambio interculturale, culminato nel laboratorio di scrittura collettiva realizzato tutti insieme  l’ultimo giorno.

L’impostazione eco-sociale
In questa realtà il percorso di studio formale (articolato nei diversi gradi formativi, che possono aprire l’accesso all’università o al lavoro), il percorso non formale (quello transitorio dell’aula alternativa), e il percorso informale (le attività del tempo libero e gli atelier) dialogano tra di loro, e insieme dialogano con i territori in una circolarità unica e aperta anche al germogliare di nuovi possibili rami.
Qui le porte sono sempre aperte alla possibilità di accedere per esplorare il proprio cammino, che non è mai solitario, ma è sempre accompagnato dallo sguardo attento e corale degli educatori.


Si comprende così appieno il significato profondo dell’impostazione eco-sociale che permea tutta l’organizzazione: come dal punto di vista ecologico non si butta niente, e per ogni scarto o materiale dismesso si cerca e si trova un possibile riutilizzo, dal punto di vista sociale la complessità è valorizzata come ricchezza, si pratica quotidianamente la maieutica e l’arte del dubbio, della domanda, e il principio che possiamo imparare dagli altri, e al primo posto c’è la persona,  non il guadagno. Nel corso della settimana abbiamo potuto approfondire la conoscenza delle diverse sedi di attività della Casa  Escuela Santiago 1, partecipare ad una seduta terapeutica, condividere i momenti di convivialità al momento del pasto, intervistare i docenti, gli educatori  e gli studenti durante le fasi di lavoro,  organizzare insieme un laboratorio di scrittura collettiva plurilingue, conoscere le attività sul territorio collegate alla scuola. Applicare l’approccio eco-sociale significa trasformare ogni problema in un’occasione di apprendimento per gli studenti. Per esempio l’azienda di allevamento di pecore che collabora con l’indirizzo agrario della scuola, aveva il problema dello smaltimento dello sterco; hanno deciso di aprire un corso di lombricocoltura che consente di trasformare lo sterco in humus utile per la sezione giardinaggio, e occasione di apprendimento per gli studenti.

1 – Continua
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