
Un seminario di formazione, una immersione intensa. Ma lo studio metodologico dell’Intelligenza Artificiale porta a una conclusione che è anche un semplice messaggio: non c’è motivo di spaventarsi. Il cambiamento, l’innovazione, non devono spaventare. Anzi devono essere uno sprone ad agire, ad affrontare le novità e di farlo perché si hanno le capacità per poterlo fare. È stato il primo categorico invito rivolto a tutti i docenti che hanno partecipato a Cornedo Vicentino al corso di formazione dal titolo “Intelligenza artificiale a scuola: rischi e opportunità”.

La dirigente Rita Fumagalli, preside dell’IC di Sorisole, scuola capofila della Rete nazionale di Scuole Barbiana 2040, ha introdotto i lavori della seconda giornata di formazione, spiegando che ormai ogni scuola e ogni docente si deve rendere conto che l’Intelligenza Artificiale, non solo quella generativa, sta già dando una bella scossa al mondo dell’istruzione. E naturalmente i primi ad accorgersene sono stati gli studenti che hanno cominciato a usare ad esempio ChatGPT come una versione superpotenziata di Wikipedia proprio per fare i compiti. I docenti non devono – e forse non possono – tirarsi indietro. Abituati però ad adattarsi ai cambiamenti in corso magari con un po’ di lentezza, devono invece cogliere questa opportunità di innovazione didattica, non lasciarsi intimorire.
Detto, fatto: nella seconda parte della giornata di studio, sempre sotto la guida del professor Alfonso D’Ambrosio, dirigente, formatore ed esperto di Stream, robotica educativa, coding,i docenti sono stati divisi per gruppi di lavoro, e hanno messo le “mani in pasta”: si è sperimentato non soltanto i rischi, ma anche le opportunità di questa nuova tecnologia. Il risultato è stata la creazione di un Manifesto dell’Intelligenza Artificiale a Scuola (documento che a breve verrà rifinito, messo a punto e diffuso come atto formale e guida della Rete Barbiana 2040): in cinque punti il Manifesto si rifa in maniera puntuale alla didattica e alla pedagogia del fare scuola come si svolgeva a Barbiana, secondo i principi profondi della scuola di don Lorenzo Milani.


Il punto di partenza della giornata è stata quindi una semplice considerazione: “Oggi l’AI è dappertutto”. Ci aiuta a cercare informazioni su internet, a riconoscere i volti nelle foto, a guidare le auto senza pilota, a scegliere i film da vedere e la musica da ascoltare online, a diagnosticare malattie con grande anticipo e anche a dialogare, impara da noi esseri umani (machine Learning) durante il processo di addestramento. Ma l’Intelligenza Artificiale, tecnologia che permette alle macchine di simulare l’intelligenza umana, per questo ci pone anche non pochi dilemmi etici e morali, ci impone scelte di responsabilità, quali decisioni di giustizia ammettere e quali invece no, come rispettare i diritti di ciascuno, i dati sensibili legati alla propria privacy, fino a dove è lecito spingersi nel concedere, raccogliere e diffondere informazioni personali?
Ma anche: come identificare i possibili (tanti) errori e imprecisioni, dal momento che l’AI, come si è visto, trasferisce nelle sue risposte tutta una serie di pregiudizi e fakenews presenti nei dati e nelle informazioni con i quali viene addestrata?




Temi e dilemmi che a scuola, inevitabilmente, si moltiplicano in maniera esponenziale. Ma contemporaneamente alle potenzialità che apre. Intanto nel lavoro in classe. È emerso, per esempio, come l’impatto dell’intelligenza artificiale può avere sul lavoro di ciascun docente, e come questo poi può ricadere sui propri studenti: molte delle tradizionali attività didattiche, riassunti, traduzioni, piani didattici o parte della programmazione sono realizzabili senza difficoltà e in pochi secondi grazie a una qualsiasi applicazione dell’AI. Ma questi, sono solo una minima parte dello spettro di opportunità che l’AI può concretamente offrire e supportare dell’attività di un docente a scuola.
La prova concreta sul campo è stata data dal laboratorio pomeridiano: progettare, costruire, codificare i punti del Manifesto sull’uso consapevole a scuola dell’AI. Costruire un cartellone, inserire i cinque punti e trasferire in ogni punto i principi del Manifesto per poter essere interrogato e renderlo interattivo è stata la dimostrazione concreta di come si possano inventare e sperimentare nuovi processi di apprendimento, progettare singole lezioni o, ancora come nel Manifesto, creare attività di pensiero e di riflessioni critiche.
Insomma, la sfida come si è capito è ampiamente lanciata e aperta. Dalle due giornate di confronto e di formazione sono emerse molte indicazioni, su come fare e anche su cosa fare. E guardando al futuro, il messaggio carsico ma sempre ben presente nel dibattito, è stato solo uno: l’onda lunga dell’Intelligenza Artificiale continuerà inevitabilmente, investirà e rivoluzionerà profondamente ogni attività quotidiana, ogni nostra relazione fino a stravolgere professioni e mestieri. E allora: “AI will not replace you. A person using AI will”.




