Le disuguaglianze nascoste oggi: la parola che libera a scuola, nel linguaggio e nella giustizia sociale

Su indicazione e attraverso Pier Luigi Fanetti, membro del Gruppo don Milani di Brescia, riceviamo un contributo del professor Riccardo Cesari dell’Università di Bologna su “Diseguaglianze di saperi e di competenze: le promesse costituzionali e i dislivelli sociali”. Riccardo Cesari è già autore di un suo ultimo testo importante su don Milani dal titolo “Hai nascosto queste cose ai sapienti”.
Qui sotto proponiamo una sintesi del testo del professor Cesari, in tre brevi capitoletti, toccando i capisaldi dell’analisi che potete trovare in versione completa al fondo della pagina.

1. La parola come strumento di libertà
Al centro della riflessione di don Lorenzo Milani c’è un’intuizione radicale: la disuguaglianza sociale si radica nella disuguaglianza linguistica. Non basta saper leggere e scrivere; ciò che conta è il possesso pieno della parola, intesa come capacità di comprendere, argomentare, esprimersi. Nei suoi studi, emerge una frattura profonda tra parola scritta e parola vissuta: una lingua scolastica astratta, incapace di diventare strumento reale di emancipazione. Senza parola, gli individui restano esclusi dai diritti, dalla partecipazione politica, dalla possibilità di difendersi. Per questo la lingua diventa “la chiave che apre tutte le porte”: è il primo gradino per realizzare l’uguaglianza promessa dalla Costituzione. La scuola, dunque, deve essere prima di tutto scuola di parola, non trasmissione di nozioni.

2. Una scuola che riproduce le disuguaglianze
L’analisi empirica condotta da don Milani anticipa di decenni la sociologia dell’educazione: il sistema scolastico non riduce le disuguaglianze, le conferma. I dati mostrano una selezione sistematica: i figli delle classi agiate proseguono negli studi, quelli dei ceti popolari restano indietro o abbandonano. La scuola diventa così un “ospedale che cura i sani e respinge i malati”. Il meccanismo è strutturale: bocciature, ritardi, dispersione colpiscono soprattutto chi parte svantaggiato. Anche oggi, come evidenzia il testo, il legame tra origine sociale e risultati scolastici resta fortissimo, alimentando un circolo vizioso tra povertà educativa, scarse opportunità e bassa mobilità sociale. In questo quadro, le “nuove Barbiane” sono rappresentate dai giovani immigrati, che replicano le stesse dinamiche di esclusione già denunciate negli anni Sessanta.

3. Uguaglianza, merito e riforma della scuola
La proposta di Milani non è una scuola più facile, ma una scuola più giusta. Il principio del “non bocciare” non elimina il merito, ma cambia il modo di valutarlo: non conta solo il risultato finale, ma il percorso compiuto e lo sforzo rispetto al punto di partenza. Il merito autentico nasce quando si compensano gli svantaggi iniziali e si offre a tutti la possibilità reale di apprendere. Da qui le tre direttrici della scuola di Barbiana: più tempo per chi è in difficoltà, apprendimento orientato a fini sociali, responsabilità educativa condivisa. Il vero tradimento, suggerisce il testo, è stato interpretare l’uguaglianza come abbassamento degli standard, anziché come investimento per rimuovere gli ostacoli. La sfida resta aperta: costruire una scuola capace di rendere effettiva l’uguaglianza delle opportunità, senza rinunciare alla qualità.

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