Oltre l’individualismo del docente. Lavorare e costruire insieme per educare davvero in aula

Nel contesto educativo contemporaneo, caratterizzato da crescente complessità e da bisogni formativi sempre più diversificati, il lavoro in team tra docenti rappresentano una trampolino fondamentale per migliorare la qualità dell’insegnamento e l’efficacia dell’apprendimento. All’interno della riflessione pedagogica, la collaborazione professionale non è più considerata un’opzione, ma una necessità strutturale per rispondere efficacemente alle sfide educative: in occasione festa dei lavoratori che si celebra oggi anche in Italia, questa riflessione può essere estesa in ogni ambito lavorativo.
Questa settimana ho partecipato a un laboratorio di scrittura collettiva tra docenti della nostra scuola, guidato dalla professoressa Rosaria Di Gaetano, e sono tornato a casa con una forte certezza: quando si lavora in team scaturisce una forza che trasforma le incertezze in sicurezza, le paure in forza, le criticità in risorsa. È proprio vero: se guardo sempre e solo dal mio punto di vista, seppure con tutti gli sforzi inimmaginabili per una più ampia visuale a misura delle mie possibilità, la prospettiva personale rimane sempre zoppa. Tante volte mi capita di trasmettere questa riflessione ai bambini più piccoli, ma nello stesso tempo mi rendo conto che sfugge sempre di più agli adulti: non dimentichiamo che gli oltre 59 conflitti presenti nel mondo oggi, sono generati da una miccia di individualista e prepotente supposizione di essere nel giusto, senza alcuna possibilità di discussione.
E allora, quale è la strada per uscire da questa situazione nella quale spesso, senza volerlo, ricadiamo e magari ci adagiamo? Non dimentichiamo: per uscire bisogna decidersi a lasciare le comfort zone dell’ambiente che mi sono costruito per aprire le finestre e desiderare cose nuove capaci di diffondere ossigeno nuovo!


Anzitutto lavorare in team consente a noi docenti di uscire dall’isolamento professionale e di attivare processi di riflessione condivisa. Come sostiene il filosofo e studioso statunitense Donald Schön, «il professionista riflessivo apprende nell’azione e sull’azione» e questo apprendimento si amplifica quando è mediato dal confronto con altri colleghi. La progettazione condivisa diventa così uno spazio di costruzione di significati, in cui le esperienze individuali si intrecciano per generare nuove strategie didattiche. Un team efficace si basa su una comunicazione chiara costruita da feedback reciproco (anche critico, ma sempre costruttivo), ascolto attivo e condivisione di difficoltà e di successi. Lavorare davvero in team tra docenti non nasce da buone intenzioni, ma da pratiche concrete e strutturate che incarnano una direzione precisa verso cui si vuole andare. La mia esperienza di docente di Religione Cattolica mi porta a relazionarmi annualmente con diversi team e negli ultimi anni devo costatare che è sempre più difficile lavorare in questa direzione, seppure l’unica strada che porta a conquiste nuove. Senza questi elementi, la collaborazione resta superficiale o sporadica e porta a un vortice di solitudine che inibisce la professionalità di ciascun docente. Insegnare insieme o fallire da soli risulta una sfida nascosta della scuola di oggi!

In secondo luogo il lavoro in team favorisce la nascita di vere e proprie comunità di pratica in cui i docenti non sono semplici trasmettitori di contenuti, ma partecipanti attivi in una comunità che apprende: è necessario passare dalla “somma di individualità” a una vera costruzione collettiva. La co-costruzione della conoscenza implica negoziazione, ascolto e responsabilità condivisa: elementi che sicuramente rafforzano la coerenza educativa e migliorano l’efficacia degli interventi didattici. Che bello quando i docenti di un plesso si sentono veramente una “comunità” in cui ogni tentativo di primeggiare appare subito come la nota stonata e la sfumatura superiore o inferiore di un suono nuovo invita l’orchestra a riaccordarsi. È un processo che educa dalla classe chiusa alla comunità viva attraverso il potere, seppure scomodo, del lavoro in team! La scuola non è l’esibizione di un concerto perfetto tenuto da docenti ma un continuo campo di tentativi in cui docenti, alunni e genitori, attraverso l’esercizio del pensiero critico, danno forma ad un concerto educativo a più voci!


In terzo luogo, perché il lavoro in team sia efficace, è necessario promuovere una leadership distribuita mediante una cultura organizzativa, in cui ogni docente possa contribuire attivamente al processo decisionale. Importante e decisivo è l’organizzazione proficua del tempo: oggi spesso si soffre della mancanza di tempo perché alla base c’è una scarsa organizzazione dello stesso. Questo approccio valorizza le competenze diffuse e favorisce un clima di fiducia e corresponsabilità: senza fiducia, non c’è team! Concretamente significa sentirsi liberi di esprimere dubbi, non temere giudizi personali, valorizzare le competenze di ciascuno attraverso una responsabilità condivisa, una rotazione dei ruoli e una valorizzazione delle competenze specifiche. La scuola diventa così un’organizzazione che apprende, capace di innovarsi attraverso il contributo di tutti.

In conclusione, lavorare in team tra docenti per costruire insieme non è solo una strategia organizzativa, ma una scelta pedagogica profonda: significa riconoscere che l’educazione è un processo collettivo, in cui il sapere si costruisce attraverso il dialogo, la condivisione e la riflessione; tutti valori e strumenti che la scrittura collettiva mette in atto ogni qualvolta si decide di sedersi attorno a un tavolo. Certamente non possiamo nascondere gli ostacoli che incontriamo quotidianamente: mancanza di tempo, resistenze culturali, difficoltà comunicative, rigidità personali e non solo. Siamo chiamati a cogliere questi imprevisti come occasioni per mettere in campo la nostra professionalità di docenti che non si ferma al qui e ora ma tende sempre lo sguardo verso le cose belle che tutti possiamo vedere, gli uni negli occhi degli altri. Investire nella collaborazione significa, in ultima analisi, investire nella qualità dell’educazione e nel futuro degli studenti: ricordiamoci che «la collaborazione autentica non può essere imposta, ma deve essere coltivata» (Andy Hargreaves) e come ogni atto rivoluzionario ha bisogno di tempo.

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