Don Milani, la pedagogia critica
di un educatore alla pace

Vorrei iniziare notando come, tra le grandi figure dell’educazione contemporanea, don Lorenzo Milani e Maria Montessori siano probabilmente le voci più chiaramente impegnate nell’educazione alla pace, un ambito che viene a caratterizzare fortemente le loro proposte pedagogiche. Ed un ambito che riveste, peraltro, com’è evidente, di una stringente attualità.
Vorrei partire dalla riflessione milaniana per tornare poi indietro a un punto essenziale della visione di Maria Montessori.
In don Milani noi troviamo l’indirizzo di educazione alla pace, imperniato a fondato su una pedagogia critica emancipatrice. Ci sono due nodi-chiave che sono concettualmente distinti anche se in sinergia. Bisogna però non confonderli, ma cogliere ciascuno nel suo proprio ambito.
Li troviamo tanto nella Lettera ai cappellani militari quanto nella Lettera ai giudici.
Questi nodi-chiave, dunque, sono: «la libertà di coscienza e la non violenza». Cioè: da una parte, l’obiezione, per motivi di coscienza morale, ad un comando cattivo; dall’altra, il rifiuto e la condanna della guerra.

UNA PEDAGOGIA CRITICA
Il primo richiama la necessità di una pedagogia critica: cioè l’educazione all’autonomia di giudizio, che rende possibile l’emancipazione personale e sociale, dunque il pieno sviluppo della persona umana, liberata da condizionamenti paralizzanti, da timidezze, da sottomissioni, da violenze psicologiche e morali.
Il secondo entra nel contesto, specifico, dell’educazione alla pace, con una nota particolare e per nulla ovvia, come oggi ci rendiamo conto: la nota, voglio dire, della nonviolenza.
Entrambi i nodi-chiave erano visti – nella Lettera ai cappellani militari e nella Lettera ai giudici – tanto da un punto di vista cristiano quanto da un punto di vista umano laico.
La scuola di Barbiana era saldamente attestata su un ideale non solo di generale pacifismo, ma di esplicita condanna di ogni guerra e di anti-militarismo: «i barbianesi sono contrari alla bomba atomica e a tutte le istruzioni militari e paramilitari»; «Li abituo al pacifismo. Possono insegnare Gandhi a molti di voi. Conoscono Gandhi a fondo».

Non traccio alcuna distinzione fra chi porta le armi
e chi presta servizio di Croce Rossa.
Entambi partecipano alla guerra.
Entrambi sono colpevolidel crimine di guerra.
Ogni guerra (perfino difensiva)
è oggi in sé immorale

don Lorenzo Milani

Dal punto di vista cristiano: «È troppo facile dimostrare che Gesù era contrario alla violenza e che per sé non accettò nemmeno la legittima difesa». Per un punto di vista non cristiano, don Milani citava appunto un pensiero di Gandhi: «Io non traccio alcuna distinzione tra coloro che portano le armi di distruzione e coloro che prestano servizio di Croce Rossa. Entrambi partecipano alla guerra e ne promuovono la causa. Entrambi sono colpevoli del crimine della guerra».
Peraltro il discernimento storico, dettato dalla situazione degli armamenti atomici, era univocamente chiaro: «ogni guerra (perfino difensiva) è oggi in sé immorale».
Il metodo educativo di don Milani, sia nella sua struttura di pedagogia critica emancipatrice sia nella sua dimensione di educazione alla nonviolenza e alla pace, richiedeva uno sguardo “prolettico”, anticipatore degli eventi, considerando con spirito d’intelligenza i movimenti profondi della storia (la lapiriana «storiografia del profondo»).
La prospettiva anticipatrice (o, se si vuole, “profetica”) di don Milani era quella che vedeva, nei suoi anni, un processo unitario-federativo in Europa, analogo a quello che c’era stato nell’Ottocento, con il Risorgimento, tra gli antichi Stati italiani pre-unitari. E per il futuro intravedeva un’unità ancora più vasta, che avrebbe eliminato «finalmente ogni discriminazione e ogni divisione di Patria». Pertanto «io ai miei ragazzi insegno che le frontiere son concetti superati».

(Foto Ansa)

QUALE PROGRESSO MORALE
Era questa, per don Milani, la via per superare lo squilibrio e il dislivello tra un grande progresso tecnico, che aveva portato ad armamenti micidiali, e un risicato progresso morale che non dava le capacità di gestire con responsabilità umana tali dispositivi.
Era una constatazione e una preoccupazione che era stata anche di Maria Montessori. Era per il priore di Barbiana una visione di civiltà umana universale pacificata: «A questo patto l’umanità potrà dire di aver avuto in questo secolo un progresso morale parallelo e proporzionale al suo progresso tecnico».
Questo mi pare un punto essenziale che, come ho accennato, don Lorenzo probabilmente riprendeva da Maria Montessori. E proprio alla prospettiva montessoriana di educazione alla pace ci dobbiamo allora riferire.
Più volte Montessori, cioè, ripeteva quello che le appariva una contraddizione di fondo: vi era stata un’evoluzione impressionante dell’ambiente sociale negli ultimi anni, con prodigiose conquiste tecniche, scientifiche e culturali, che avevano creato «un supermondo o, se vogliamo, una supernatura», un ambiente super-naturale (non artificiale), ma l’umanità non era consapevole del senso di tale trasformazione.
Si generava così uno squilibrio tra lo sviluppo dell’ambiente esterno, il progresso sul piano esteriore, super-naturale, e lo sviluppo spirituale dell’essere umano, il progresso sul piano interiore.
Da una parte «tutto si evolve, tutto si trasforma, l’umanità produce tanto, troppo», «tutti gli uomini sono diventati più ricchi: direi quasi che soffrono per troppa ricchezza». Dall’altra, lo sviluppo morale e spirituale dell’umanità si era ben poco elevato rispetto ai tempi primitivi, la personalità umana si trovava nelle stesse condizioni del passato, immutata psicologicamente nel carattere e nella mentalità, incapace di comprendere le responsabilità derivanti dai mezzi esterni, super-naturali, a sua disposizione: «e nel substrato di questa vita morale caotica, trionfa l’aspirazione travolgente ad arricchire, che denuncia l’esistenza di quell’irresistibile vizio chiamato avarizia: […] ci si illude di accumulare e di godere».

La Montessori indicava cioè uno squilibrio che si era prodotto nel mondo contemporaneo e che poteva essere visto da due punti di vista: due facce della stessa medaglia. Il primo punto di vista era la constatazione di un grande progresso tecnologico a fronte di un lentissimo o inesistente progresso morale in grado di padroneggiarlo e di guidarlo in modo non autolesionistico e suicidario per l’umanità Il secondo punto di vista era che l’umanità, proprio in forza di quel gigantesco sviluppo tecnologico, era ormai un’unica nazione unificata, ma permanevano le logiche antiche e superate degli Stati, ormai disfunzionali, che erano divisive e fondate sulla guerra. Tale duplice squilibrio era il problema centrale.

Don Milani a Barbiana con i primi ragazzi della scuola

SENZA EDUCAZIONE NON C’E’ PACE
Lo squilibrio produceva infatti un regresso morale. E Montessori caratterizzava tale caos morale – in cui era raro trovare una persona psichicamente sana e crescevano le nevrosi – o con l’immagine dell’aridità desertica o con quella delle tenebre.
Tra le cause profonde di tale abisso di tenebre morali, Montessori indicava l’educazione tradizionale che, per la sua stessa natura, preparava alla guerra, all’obbedienza ai dittatori, alla sottomissione, induceva alla timidezza e rendeva incapaci di resistenza morale.
Non ci poteva essere la pace, dunque, perché mancava l’educazione. Si perpetuava, cioè, la lotta tra adulto e bambino, la tirannia dell’adulto sul bambino e tale lotta veniva chiamata educazione, ma non era altro che distorsione psicologica e spirituale.
L’educazione corrente – familiare o scolastica – non faceva altro che far crescere la desertificazione egoistica, nel contesto tecnico-meccanico, super-naturale, contemporaneo, pur ricco di potenzialità. Ne derivava l’urgente necessità – che aveva, evidentemente, una portata fondamentale per il destino dell’umanità – di trasformare l’educazione: «trasformare radicalmente il concetto di educazione, rendendolo pratico, sperimentale, scientifico».
Il bambino doveva essere considerato come essere umano e come cittadino, con la sua dignità, i suoi diritti di vivere e di essere protetto nello svolgersi perfetto e tranquillo della sua vita spirituale. In tal modo l’educazione avrebbe aiutato lo sviluppo tanto dell’individualità quanto della società.

EDUCARE ALLA PACE SIGNIFICA INNOVAZIONE EDUCATIVA
Educazione alla pace, pertanto, non significava mera istruzione sulla pace, ma innovazione – spirituale e perciò intrinsecamente fraterno-pacificatrice – dell’educazione stessa:
Un’educazione capace di salvare l’umanità richiede non poco: essa include lo sviluppo spirituale dell’uomo, la sua valorizzazione, e la preparazione del giovane a comprendere i suoi tempi. Il segreto sta qui: nella possibilità per l’uomo di divenire il dominatore dell’ambiente meccanico da cui oggi è oppresso. […] Occorre organizzare la pace, preparandola scientificamente attraverso l’educazione.
L’educazione addita una nuova terra da conquistare: e questa terra altro non è che il mondo dello spirito umano.
Questo significava inaugurare una nuova epoca storica: l’epoca della guerra era stata ed era l’epoca dell’adulto, in cui trionfava la forza, per superare ed eliminare la guerra bisognava andare verso l’epoca del bambino e far trionfare le leggi della vita: liberare il bambino dalla tirannia socio-culturale adultista, che turbava i periodi sensitivi e deformava l’embrione spirituale e perciò il delicato sviluppo della personalità.

Maria Montessori circondata dai suoi piccoli alunni

Insomma, tanto la Montessori quanto don Milani avevano ben compreso che: «Tutta l’umanità forma un solo organismo, eppure essa continua a vivere in un mondo di sentimenti superati. L’umanità forma oggi un’unità sola: una Nazione Unica». Ecco perché questa prospettiva ideale milaniana e montessoriana, intesa in senso educativo, sociale e politico, appare ancor oggi viva e attuosa. La riassumo con le parole, ancora della Montessori:

[Gli esseri umani], continuando a considerarsi come gruppi nazionali a interessi distinti, corrono il rischio di distruggersi a vicenda. […]
Tutti noi formiamo un solo organismo, una Nazione Unica (N.U.). Questa nazione unica, che fu l’inconscia aspirazione spirituale ed anche religiosa dell’anima umana, possiamo proclamarlo con un grido che arrivi da un punto all’altro della terra, è finalmente raggiunta.
[…] Non hanno più ragione di esistere le singole nazioni con i loro confini, i loro costumi, i loro diritti diversi. Ci saranno sempre gruppi e famiglie umane con diverse tradizioni e diverse lingue, ma non potranno dar luogo a nazioni nel senso tradizionale della parola: dovranno unirsi come membri di un solo organismo, o morire. La grande campana che chiama oggi gli uomini sotto l’unica bandiera dell’umanità è uno squillo di vita o di morte. Oggi tutti gli uomini sono in comunicazione tra loro; le idee serpeggiano e corrono per l’etere da un capo all’altro del mondo, senza conoscere frontiere; in tutto il mondo vanno formandosi gruppi ideali, e non è più lecito agli uomini conservare quella mentalità medioevale, che poteva caratterizzare i Palleschi e i Piagnoni in Italia. […]
Oggi non ci rimangono che due vie: o elevarci all’altezza che abbiamo raggiunta, o morire per opera delle nostre stesse conquiste. […]
Il nostro principale interesse deve consistere nell’educare l’umanità – l’umanità di tutte le nazioni – per orientarla verso destini comuni.

Tutta l’umanità forma
un solo organismo,
eppure essa continua a vivere
in un mondo di sentimenti superati

Maria Montessori


COSTRURE UNA CIVILTA’ DI PACE PER I POPOLI
La riflessione di Maria Montessori e di don Lorenzo Milani appare, insomma, di grande lucidità e attualità. Oggi siamo in quella che la Montessori chiamava Super-natura che è sia la struttura tecnologica, avanzata e complessa, del nostro vivere quotidiano, sia lo sviluppo di armamenti distruttivi ad alto contenuto tecnologico, sia il metaverso come doppio universo animato dall’Intelligenza Artificiale. E l’Intelligenza Artificiale può certo muovere tutta la Super-natura per combattere nel modo più efficiente e distruttivo una guerra globale, ma non può costruire un mondo pacificato, una civiltà di pace per tutti i popoli.
Per questo ci vuole l’Intelligenza, umana, umanizzata e umanistica, dotata, come voleva don Milani, di capacità critica, ma anche di pietà e di buona volontà, di sentimenti giusti e di riconoscimento dell’umano comune.
Ce ne rendiamo conto davanti agli scenari tragici di guerra che, ancora in queste ore, sono davanti ai nostri occhi, per i quali sembriamo chiusi in tanti vicoli ciechi, incapaci di sollevarci a una visione che disincagli le logiche distruttive con i loro automatismi bellici.
Al di là della costruzione istituzionale, con le sue grandi debolezze, dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, noi siamo – come ben vedevano don Milani e la Montessori – un’unica Nazione umana in una fragile biosfera. Così la loro prospettiva universale di pace può essere ancora, per noi, non solo sul piano pedagogico, richiamo alla responsabilità e appello, realistico e lucido, senza facili ottimismi ma senza paralizzanti scoramenti, all’impegno per la fraternità umana e per la pace.
(*) Professore ordinario
di Storia della Pedagogia e dell’Educazione
presso l’Università di Modena e Reggio Emilia

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