
“Uffa ho mal di testa” esclama Giuditta guardando con due occhietti quasi socchiusi Margaret intenta a preparare i biscotti di Natale. “ Continua a guardare video dal cellulare della tua dolce sorellina e vedrai che il mal di testa passa…” borbotta la mamma con tono sarcastico.
“Ma dai mamma non sta perdendo tempo! E’ alla ricerca del giusto tutorial per il biglietto di Natale” risponde Margaret con tono da mammina. La mamma porta pazienza sia per i fatti che per i toni ed esclama “Dai ragazze che fra poco è Natale!”.
Giuditta recupera fogli, brillantini, colla forbici, colori e buste ed inizia il suo progettone: “biglietto di Natale”. E’ un continuo tra disegna, cancella, incolla e stropiccia. Il cestino della carta a metà pomeriggio sembra un albero di Natale alla rovescia ripieno di palline di carta variopinte. “Ci vuole qualche lezione di recupero di economia e di ecologia” borbotta la mamma sottovoce osservando tutto quello spreco.
Alle nove di sera il più fantastico biglietto di auguri per il Natale di papà è pronto o quasi . Tra padre e figlia funziona sempre così: uno inizia un’attività e l’altro la porta a termine. Perché dovrebbe essere diverso per il biglietto di Natale? Il papà è lontano per lavoro. Ritornerà a casa sul finir delle feste.
“Margaret l’indirizzo lo scrivi tu?” chiede la mamma. “Si!, dai veloci che ho le prove per il saggio di pattinaggio”. Margaret in fretta e furia abbozza l’indirizzo usando una penna a caso presa dall’astuccio della sorellina. Francobollo, buca delle lettere e via… inviato.
Il biglietto inizia il suo lungo viaggio: timbro, sacco, aereo, barchetta, ufficio postale, postino.

Ma come nelle più classiche storie di Natale, voi che ascoltate (leggete) lo sapete bene, nel più bello del racconto c’è un problema.
L’inchiostro cancellabile, della penna di Giuditta, quello che l’ha salvata molte volte dai brutti voti, ha fatto il suo dovere. Tra una strofinata e un po’ di calore dell’ indirizzo sulla busta sono rimasti solo Giovanni e la città.
Il funzionario dell’ufficio postale, nello smistare le lettere, deposita la busta tra i biglietti da rimandare al mittente.
Il portalettere nota che manca anche l’indirizzo di chi l’ha spedito. La busta è bellissima, con decorazioni originali”. Un peccato mandarla al macero” pensa il postino. “La lascerò nella cassetta delle lettere del signor Giovanni Verdi, un gentilissimo pensionato, forse è indirizzata a lui. Sarà della nipotina che non sente da anni”.
Il signor Verdi, apre il biglietto e tra sé e sé pensa “Peccato non è per me!”. Una dolce sensazione lo coglie all’improvviso. Recupera i vecchi colori polverosi, colora una piccola parte del biglietto e lo firma. Lo richiude con cura. Passeggiando lascia il biglietto nel vialetto del piccolo Giovanni Bianchi. Pensando “Forse sarà per lui!”,

Di Giovanni in Giovanni il biglietto gira quasi tutta la città.
Si ferma anche nel giardino Giovanni Rossi. che nella nuova città si trova bene ma ogni tanto sente la nostalgia dei suoi vecchi amici. Curioso, recupera il biglietto, lo apre ed esclama “Peccato non è per me!”. I disegni non finiti, colorati a molte mani, sono fascinosi. Prende un pennarello nero e ripassa i contorni delle figure e in un piccolo angolino pone la sua firma.. Poi lo richiude con cura. “Io non conosco nessun Giovanni. Ma se invece di un nome fosse un cognome?”.
Andando al lavoro, lascia la busta nella panetteria del signora Giovanni.
La panetteria è bella, accogliente, il profumo di pane fresco attira i clienti anche da lontano.
La signora Giovanni apre il biglietto ed esclama ad alta voce: “Peccato non è per me!”.
Il biglietto era proprio un capolavoro, un’armonia di stili e colori, un vero delitto buttarlo.
Ogni sera, dal giorno della spedizione Giuditta fa al telefono la stessa domanda: “Papà hai ricevuto il mio biglietto?” e il papà risponde: “No, mi dispiace”. Il Natale è alle porte e la mamma al telefono chiede al papà: “Domani vai nella panetteria più vicina a comperare il più bel panettone di Natale. Noi facciamo la stessa cosa e la vigilia di Natale li mangiamo assieme in videochiamata”.

Davanti, alla panetteria “G”, si snoda una lunga fila di persone. E’ così in ogni periodo di festa. Un vociare di persone, indispettite dall’attesa, passano il tempo a parlare di uno strano biglietto che ha girato di casa, in casa e che ora fa bella mostra nella vetrina del negozio.
Giovanni si fa spazio tra la gente. “Quello è il biglietto di Giuditta. Quel biglietto è indirizzato a me!”. Dalla gente parte un applauso. Giovanni e la panettiera parlottano un po’ tra loro e si salutano.
In casa è tutto pronto per il collegamento: panettone, tablet, albero e tanta allegria. “Papà non ti vediamo” dice Margaret. “Sposta lo schermo” suggerisce la mamma.
Giuditta ha l’aria imbronciata, vuole vedere il suo papà. Un po’ alla volta l’immagine diventa più nitida, un bel panettone lascia spazio alla faccia di papà.
Poi l’inquadratura si allarga su decine di persone di nome Giovanni.

Riunite assieme dalla panettiera, dal papà ma soprattutto da uno strano biglietto che ha lasciato in tutti un pizzico di gioia e curiosità.
Mamma e Margaret sono come incantate. La telecamera inquadra il biglietto. Giuditta esclama: “Nessun dubbio è proprio il mio biglietto, con tante firme e decorazioni in più. Ma ancora non è finito”.
Papà Giovanni colora l’ultima figura e tutti assieme esclamano in un clima di festa Buon Natale.




