La tortora e i bambini alla finestra: quando la meraviglia diventa anche una lezione

Siamo nella classe 2A della scuola Primaria “Don Milani” di Lamezia Terme. E capita che un giorno entri in classe e, dopo un po’, il bambino più timido del gruppo si avvicina per dirti qualcosa. È un bambino ucraino che fa fatica a parlare, anche ad esprimersi ma questa volta prende coraggio. “Maestra c’è un nido” e con la sua tenera manina indica l’albero fuori dalla finestra. La nostra classe si affaccia sul giardino della scuola e sul quartiere storico di San Teodoro: tante case appiccicate l’una all’altra che salgono fino ai ruderi del castello normanno-svevo.
Ci avviciniamo alla finestra. Intanto, anche gli altri bambini si alzano e le loro manine si tendono a mostrare il “nido sull’ abete”. “È lì, maestra!”. “In mezzo a quei rami, lo vedi?”.
L’entusiasmo è frenato perché, dicono, “non dobbiamo disturbare l’uccellino”. Qualcuno azzarda “Sta covando! SSSssss!” e “Allora , se cova, è una femmina!”. “Ma che uccellino è?”. Bella domanda!
Scattiamo alcune foto e poi le guardiamo alla Lim, ingrandendole.


Nascono le prime descrizioni e ipotesi. Qualcuno dice che è una colomba. Nei giorni successivi, l’interesse cresce: ogni mattina ci accertiamo che l’uccellino sia nel nido “anche se a volte si muove, si rigira o vola un po’”. “Maestra, non abbiamo ancora capito che uccello è. Cerchiamo su internet?”.
Guardiamo le immagini di vari colombi e le confrontiamo alle foto del “nostro” uccellino. E’ bello sentirli parlare così: si appassionano, diventano protettivi, si confrontano sui colori delle piume ma notano qualcosa che gli fa scattare una molla. “Il nostro ha delle piume scure intorno al collo come una collana”. Dalle immagini che scorriamo sul web c’è qualcosa che li attrae. “Può essere questa! Si, si, anche il colore delle piume è identico” . Leggono il nome: “Tortora. È una tortora!”.
Ora siamo pronti per leggere informazioni e prendere appunti. Decidiamo anche di annotare  ogni giorno quello che succede, come  un semplice diario per scrivere cosa fa la tortora. Nascono le prime frasi sui fogliolini  accompagnate da una mappa concettuale. Mettiamo in ordine tutte le informazioni e scriviamo insieme il testo.


E’ ottobre, le giornate sono calde e le finestre aperte. I bambini ogni giorno controllano, si avvicinano alla finestra e  salutano la tortorella, le posano molliche di pane sul davanzale. Tutti aspettiamo che nascano i piccoli. Purtroppo, una mattina appena arrivati a scuola notano che la tortorella non c’è più. C’è tanta tristezza, qualcuno piange. E’ difficile spiegare cosa è successo ma dopo il primo impatto qualcuno azzarda ipotesi. “Un gatto è salito e ha mangiato le uova”. “Forse la tortorella si è sentita osservata” o “C’era troppo rumore per lei”. Quel giorno abbiamo aspettato che la tortorella ritornasse al suo nido.

Nel loro mondo magico, i bambini, per qualche giorno hanno atteso il ritorno della tortorella. Ma la realtà purtroppo va accettata. “ Maestra, ormai non torna più!”.
Nel laboratorio di scrittura collettiva i bambini sono diventati esploratori di parole, di immagini, di informazioni. Attraverso la tortorella hanno conosciuto i continenti,  viaggiato nel mondo della natura e della vita dando voce alle proprie emozioni. Questo motivo occasionale ci ha permesso di osservare fenomeni naturali, di discutere del rispetto della natura, delle emozioni che proviamo quando qualcosa o qualcuno ci viene a mancare, di crescere e di accettare quello che non dipende da noi. E’ stato un breve ma intenso viaggio, immersi in un mondo che oggi è sempre più ristretto perché invaso da tecnologia e velocità.

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