
Può essere considerato idoneo o appropriato alla nostra vocazione di docenti, il compito prettamente educativo come sostrato costitutivo della nostra funzione, di insegnamento e apprendimento con i nostri allievi? A Salamanca ho assistito ad una trasmigrazione di ruoli tanto semplice quanto foriera di interrogativi. L’attitudine ad educare è propriamente quella di ogni adulto che voglia imparare ad e-ducare ovvero a portare alla luce tutto il potenziale umano, cognitivo ed emotivo dei nostri ragazzi, vulnerabilità compresa. L’atto di educare si configura propriamente come un rischio: si tratta di affidare alle mani e alla mente di chi abbiamo di fronte la verifica dei nessi di senso tra quanto esiste, quanto è a portata di mano nel paragone stretto con quanto possediamo ontologicamente come esigenze innate di bellezza, di amore, di giustizia di felicità.
Solo un educatore attento, è capace di in -segnare ovvero di mettere semi di vita perché possano fruttificare a tempo opportuno. I numerosi ragazzi che abbiamo incontrato nella Casa Escuela Santiago 1 a Salamanca sono accompagnati da numerosi educatori che fungono per loro da punti di riferimento, sia nel percorso scolastico che li recupera dalla dispersione diffusa, che nel percorso all’interno delle case di protezione o delle case riabilitative che hanno chiara finalità di integrazione sociale.

Sembra proprio, riflettendo, che proprio l’esercizio educativo concorra a creare maggiore intelligenza di creazione di percorsi innovativi ecosostenibili, negli adulti: percorsi ufficiali si affiancano infatti numerose percorsi svolti in aule alternative, in cui si può praticare dal circo, alla scuola di magia oppure – perdersi nella sottile ramificazione dei CFP “Lorenzo Milani” in cui si svolgono molte opere atte a creare cooperative di iniziativa sociale per l’allevamento delle api o la raccolta del vino, o per la cura e l’allevamento degli animali malati: una sorta di resistenza contro la cultura dello scarto, che non solo riabilita e restituisce dignità ai giovani, ma ha lo stesso rispetto per gli animali in ottica ecosostenibile. Lontano dalla Casa – Escuela di Salamanca è stato impressionante entrare nel caseificio che produce formaggio a fronte di centinaia di capi di bestiame, o riabilitare la coltivazione dei lombrichi, in ottica ecosostenibile.

Così tutti coloro che faticano a stare seduti sui banchi di scuola, possono imparare a produrre, collaborando anche con giovani migranti o giovani in viaggio Erasmus a tempo limitato come noi, o come il gruppo dei giovani provenienti dal Marocco. Dove pesca questa unitarietà di intendimento pedagogico-educativo-didattico che intreccia insieme educatori e professori come ha testimoniato il professore di botanica Edoardo nella piccola azienda di giardinaggio in cui ha mostrato in modo affascinante come si costruisce l’azione educativa, a partire da un motivo occasionale come un dubbio o una curiosità espressa da qualunque studente?
Per noi gli interrogativi sulla continuità tra la figura professionale dell’educatore e dell’insegnante ha creato varchi ed aperture sull’importanza di radicarsi nel territorio in modo flessibile aperto per offrire agli alunni opportunità diversificate e concrete, utilizzando anche l’approccio empirico per motivare tutti e concepire alla luce di relazioni autentiche con gli alunni, una vera transizione ecologica che crei anche una circolarità umana di idee, di prospettive, di intenti per un apprendimento sempre più vasto e sostenibile, calato sui tempi che corrono.
Che non si perda alcuna briciola di parola o di pensiero, così come accade nei nostri laboratori di scrittura collettiva, è stato evidente in tutte le fattorie ecosostenibili, che fanno da anello alla città nelle campagne periferiche.
13 – Continua
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