Un viaggio educando allo sguardo. E in classe si crea un laboratorio fra Shakespeare, storia e realtà

Giorni fa, durante una visita di istruzione alla città di Verona, osservavo la gioia profonda dei miei ragazzi e ne partecipavo sia esplorando la bellezza della città costruita sui fasti dell’antica Roma, sia navigando sull’Adige a bordo di un gommone per fare rafting.
Più volte mi è ribollita nell’anima  il cuore della tragedia di Shakespeare divenuta ormai mito dell’amore umano corrisposto e talvolta contrariato da circostanze avverse, ovvero quella dinamica tra odio e amore vecchia come il mondo, mi ha trafitto il cuore anche alla luce di un fatto tragico, particolare, accaduto a scuola, proprio nella provincia di Bergamo, davanti al quale i ragazzi erano rimasti, giustamente, smarriti.
E così mi è sembrato interessante utilizzare proprio questo viaggio a Verona come esordio di un altro viaggio di esplorazione, proprio all’interno del laboratorio di scrittura collettiva.
Sotto il balcone di un hotel che riproduceva Giulietta in forma scultorea suggestiva e davanti a una bella foto di classe offerte a tutti in visione alla Lim, abbiamo sostato anche noi, finché si è aperto un percorso insolito che ci ha condotto a ragionare intorno all’affermazione di Shakespeare nel prologo e atto I, scena V della tragedia: “L’amore è giovane, l’odio è antico”.
Alla presenza di otto docenti colleghe osservatrici presenti con me in aula e provenienti dall’Itsituto “V. Muzio” di Bergamo, abbiamo compiuto un viaggio sulla linea del tempo per rintracciare alcune scintille di inimicizia, dentro la storia.


Per comprendere tale impegnativa affermazione,i ragazzi si sono aiutati reciprocamente a individuare alcune figure topiche e rappresentative dell’odio, nel corso della storia: da Caino e Abele, chi all’esercito greco contro quello troiano raccontato da Omero nell’Iliade, da Achille e Agamennone, a Roma contro Cartagine, i ragazzi hanno sfiorato con aria circospetta e investigatrice anche le guerre attuali. La nota dominante che è emersa di tanto in tanto, aprendosi pertugi ricorrenti è stato il fatto che l’amore trionfa sempre sull’odio perché l’uomo è costituito di entrambi da sempre, fin dai tempi più remoti. Sembrava quasi nonostante la discussione accesa e partecipata,che i ragazzi di 2B volessero come condurre il regista di turno, ovvero  me come adulto di riferimento a guardare la realtà e le cose anche da angolature diverse, cambiando prospettiva. Li ho portati inizialmente a sostare su Quasimodo con la sua poesia “Uomo del mio tempo” per far loro ricordare che l’uomo è da sempre, quello della pietra e della fionda.
La fionda è uno strumento di gioco per taluni funzionale e congeniale al tempo libero perciò una ricerca azione compiuta in diretta, live, ci ha condotto ad analizzare la storia di Davide contro Golia.


Ma l’odio e’ proprio cosi’ definitivo come sentimento, non evolve forse in amore? Sembravano dire.
L’ amore della professoressa di Trescore superava per loro, il tentativo maldestro del suo alunno.
E cosi’ mi hanno condotto a cambiare  file, o meglio esplorare nuove prospettive, praticare alcuni salti di qualità che potessero offrire punti di vista diversi. Abbiamo usato il trailer tratto da “L’attimo fuggente” in cui il professore sale in modo rocambolesco sulla cattedra e da quella veduta aerea, invita i suoi studenti a fare lo stesso, sostenendoli nello scoprire come lo sguardo possa improvvisamente cambiare e farsi più acuto dall’alto.
Nello stesso momento abbiamo tracciato sul pavimento il numero 6 Invitando a leggerlo accostandosi ad esso, ma contemporaneamente creando la contrapposizione dalla parte opposta, in cui i ragazzi posti uno di fronte all’altro, potevano leggere il numero 9 .


Caduti ormai in braccio al pensiero divergente, abbiamo cercato di aprire soluzioni nuove, originali, creative oltre gli schemi mentali tradizionali cristallizzati. E come non approssimarsi alle illusioni ottiche per cercare di comprendere come le immagini per la persistenza ottica, si fissano sulla retina generando quella illusione per cui il sistema visivo resta ingannato? La vecchia e la giovane non erano visibili da tutti; qualcuno le intravedeva entrambe, altri solo una, oppure entrambe ma solo con l’aiuto di qualcuno che osava individuare alcuni tratti somatici, per mostrarli a tutti.
Quando gli occhi cominciano a fare lezione, perché sanno individuare strade maestre significative e motivanti, si può arrivare facilmente come è accaduto a noi, a fissare su un fogliolino una griglia di 9 punti (3×3) fino a tracciare una figura geometrica attraverso quattro segmenti compiuti sul fogliolino, senza staccare la matita. Il risultato è stata una moltitudine di tentativi, pochi andati a buon fine in realtà, ma tutti funzionali e importanti per alzare l’asticella della motivazione, accendere la gioia di conoscere, percepire, esplorare. Mancava solo la costruzione di un taumatropio, la cui etimologia dal greco ‘tauma’=meraviglia, incanto e trepo=ruotare, volgere, che ha sprigionato un vero e proprio prodigio ruotante, come a riprodurre quella preistoria del cinema, suggellato dal matematico inglese Roger, nel 1825


È stato bellissimo osservare la manualità fine di preadolescenti alle prese con circonferenze da ritagliare, fori da applicare ai lati opposti del cerchio, sulla metà della circonferenza, per introdurvi un lungo stuzzicadente o un elastico ben annodato all’altezza dei due rispettivi fori cosicché il cerchio potesse ruotare velocemente, permettendo all’occhio di vedere un pesce atterrato  previamente disegnato su un lato, finire all’interno di una boccia disegnata dalla parte opposta della circonferenza, ma in senso  rovesciato. Qui il fenomeno della persistenza ottica si è stabilito così fortemente da creare all’interno della retina, la sicurezza che il pesce fosse finito nel suo habitat naturale, o cambiando soggetto un uccellino nella gabbia o anche un pallone in rete. Il lavoro si è concluso con una domanda implicita e segreta da raccogliere tra i ragazzi con discrezione, nei giorni che verranno: può l’odio sciogliersi in amore, se fosse un sentimento possiamo contribuire a diluirlo attraverso un nuovo modo di essere, o di guardare il reale, magari con l’aiuto di di qualcuno?
Trovate anche in questa newsletter un accenno di risposta, contenuta nel testo collettivo prodotto sull’eco di tali ragionamenti, dai docenti presenti.
Un punto di vista probabilmente espresso su un versante, molto diverso da quello dei nostri alunni.

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