Imparare insieme nel campo magnetico della classe: la forza attrattiva delle relazioni

“Non si smette mai di imparare a raccontare perché è una competenza che si incrementa raccontando, un percorso che cresce con la persona, con le esperienze che vive, con gli arricchimenti di cui si nutre, con le consapevolezze che matura, con la padronanza linguistica che sviluppa. Il processo verso l’astrazione che condurrà alla conoscenza del numero come termine e cifra e che si può riferire a quantità di oggetti diversi è reso possibile anche dal saper raccontare. Possedere un linguaggio e una sempre maggiore quantità e qualità di termini significa, come bene argomenta A. Bellos, capire sempre di più e avere potere, come sapientemente ci sottolineò don Lorenzo Milani” ( A. Bellos, Il meraviglioso mondo dei numeri Ed. Einaudi 2011, p. 314). Così leggo in Ciò che conta per la conta di Simona Colpani, 2026, Condiviso Edizioni.
I recenti studi sull’apprendimento infatti mettono in discussione la possibilità di separare ciò che viene appreso dal modo in cui si apprende e si utilizzano gli apprendimenti cioè l’attività nel contesto della quale la conoscenza viene sviluppata non è separabile né secondaria rispetto all’apprendimento o alla cognizione.

E a tal proposito, non posso che offrire un’ulteriore riflessione sui dialoghi  circa il mondo delle relazioni sviluppato anche attraverso la magia della fisica.
Nell’ultimo laboratorio in classe di fine anno è stato irresistibile dialogare sulla diversità dell’altro, sulla sua alterità provocando i ragazzi alla domanda circa l’arricchimento o l’impoverimento umano che passa attraverso il dialogo e la comunicazione di ogni giorno.
Sono partita da domande di innesto motivante, come “Ci sono persone con cui vi sentite subito bene? E persone che invece vi fanno fare un passo indietro? Vi è mai capitato di essere attratti da qualcuno, da qualcosa senza sapere il perché?”.


Una volta costruito questo concetto di forza di attrazione e repulsione nell’esperienza, è stato inevitabile entrare nel mondo della fisica introducendo anche alcune calamite per soffermarci sul concetto di campo magnetico e mostrare in classe, che anche nella materia succede quanto siamo in grado di raccontare delle relazioni tra noi. Ho invitato alcuni ragazzi, a questo punto, a recarsi nell’aula di scienze per cercare magneti e magnetini in quanto le calamite agiscono anche a distanza perché intorno ad esse si forma un campo  “invisibile”.
E come riusciamo noi uomini a creare un campo magnetico? Anche se non tutto è visibile, tutto è reale perché quel campo può attrarre, facendo sentire qualcuno accolto, oppure respingere facendo sentire qualcuno, escluso.Ovvero si creano forze per contatto, si creano forze per distanza e tutto questo è in grado di perturbare lo spazio.
Ed e’ proprio su tale  e ordinato andirivieni di quel laboratorio, che voglio invitare a riflettere. I ragazzi in gran numero volevano precipitarsi ad uscire per ritornare con dei magnetini cercati e reperiti nell’aula di scienze. E’ accaduta una sorta di caccia al tesoro che provocava tutti- nessuno escluso- a mettersin gioco con disinvoltura ed ardimento. Il racconto si è dovuto piu’ volte arrestare e necessariamente dipanare mediante lo stupore e la meraviglia che animava lo sguardo e che bloccava le parole alimentando in modalita’ non verbale, la spinta a conoscere e a imparare. Si è trattata di una magia quando il laboratorio da palestra di fisica è diventato educazione civica, educazione emotiva, educazione relazionale, perché come le calamite anche noi non siamo mai neutri: in ogni momento con le nostre reazioni e atteggiamenti, andiamo  attirando qualcuno o respingendolo.
Insieme ai magneti entrati in scena, si sono attivate sul campo alcune competenze individuative e classificative di oggetti e materiali utilizzati. E proprio queste realta’  concrete e tangibili agli occhi di tutti, hanno facilitato l’introduzione delle definizioni di orientamento delle calamite stesse con un polo nord e un polo sud i quali si attraggono se opposti, mentre se uguali, si respingono. La discussione ci ha condotto ad affermare che anche la nostra terra è un’enorme calamita.


La forza magnetica inoltre è una forza speciale perché invisibile, e’ presente solo in alcuni materiali contenenti ferro, ma anche talvolta nichel e cobalto e che tra la nostra terra e una clessidra sovrastante un magnete, vi sono notevoli differenze: il campo magnetico della terra produce cieli colorati di rosso e di verde che formano le aurore boreali al Polo Nord. Non è risultata scontata la differenza tra una clessidra qualunque dentro la quale scivolava naturalmente la polvere o la sabbia rispetto rispetto ad una clessidra appoggiata su un supporto magnetico in cui la limatura di ferro in essa contenuto non si accumula in una montagnola liscia come la normale sabbia, ma attratta dal magnete si dispone geometricamente seguendo le invisibili linee di flusso magnetico, creando delle spettacolari strutture appuntite tridimensionali che ricordano degli aghi o delle stalagmiti.

Questa attività pratica ripetuta più volte ha facilitato i ragazzi nelle operazioni di astrazione dei concetti proprio perché l’esperienza ripetuta ne permette anche l’esistenza e non esistono esperienze senza ascolto e senza l’offerta di una modalità percettiva-ricettiva.
Invece, come i neuroscienziati affermano lo stimolo ripetuto può attivare uno specifico gene che porta alla crescita di nuove connessioni tra i neuroni sensoriali e quelli motori : si parla di base biochimica dell’apprendimento. E cosi’ dalla fisica siamo scivolati di nuovo, sulla differenza qualitativa di relazioni umane ben costruite: poiché soltanto alcuni metalli possono essere magnetizzati come il ferro il nichel e il cobalto, la differenza fra la condizione di magnetizzazione e quella di smagnetizzazione sta nell’orientamento dei piccoli magnetini elementari dei quali è formato il metallo, perciò resta sempre possibile orientarli attraverso una barretta di esso. Le conseguenze a livello relazionale sono infinite e e non hanno potuto che acuire le riflessioni sul trovarsi insieme in classe a vivere la scuola.

È risuonata nell’aria anche la domanda: perché “ghostiamo”? Ovvero: perché a tratti spariamo senza fornire spiegazioni?
Così ci è venuto in aiuto un albo illustrato” The arrival” in cui compiere nuovamente il viaggio che ha condotto nella nostra classe quattro ragazzi provenienti dall’Italia ma anche dal Brasile dal Perù a lasciare i propri cari,per affrontare il viaggio e per conoscere il tema della mancanza. Tutti hanno attraversato e vissuto l’approdo in un altrove diverso e attraverso quel I CARE di milaniana memoria il cui soggetto è “tu mi stai a cuore” e non io mi prendo cura di te.
Proprio quel TU e’ divenuto il soggetto che ha creato e ricreato quei debate che non si concludevano quasi nemmeno con il suono della campanella delle 13.30,  mezz’ora dopo l’orario consueto.

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