Una scuola di relazioni contro la velocità delle lezioni e la solitudine dei ragazzi

Alla vigilia dell’anno scolastico che ci attende, aiuta e solleva la ferma convinzione che la scuola possa essere sicuramente il luogo piu’ affidabile e sostenibile di senso, di legami all’interno dei quali i ragazzi possano sentirsi veramente ri-conosciuti.
Mi domandavo come poter affinare il loro fiuto sopraffino, mentre sono avvezzi a guardare fino in fondo gli adulti cui sono affidati.
Come premessa noi docenti dobbiamo sempre tornare a quei  bisogni magmatici che gridano anche attraversando i loro silenzi, alla ricerca di qualcosa che continuamente sia capace di farli approdare al fondo del loro animo che è un abisso,  una voragine incolmabile.
Il Cardinale san John Henry Newman affermava che Cor ad cor loquitur, il cuore parla al cuore.

Nulla di più sfidante per il nobile lavoro che svolgiamo ogni mattina nel luogo in cui tutto dovrebbe essere utile e funzionale alla relazione.
La scuola vive per sua natura all’interno del dialogo come luogo “franco” in cui abitare per costruire legami volti al significato, in un mondo che si articola unicamente intorno alla dipendenza da cose, abitudini e persone. Sì dipendenza, il cui contrario sono proprio le relazioni che generano significati.
Accanto alle competenze e alle evidenze scientifiche che possiamo e dobbiamo coltivare, occorre divenire adulti credibili in grado di sgombrare un terreno socio affettivo troppo caotico e pieno di cose, stimoli e suggestioni perché ai nostri ragazzi sia possibile mettersi in relazione: sono infatti abitati non dal vuoto, ma da un troppo pieno.


Desidero condividere il desiderio di smantellare per quanto possibile, almeno due insidie che percepisco come minacce per il benessere e il successo scolastico e formativo dei nostri studenti:
1. La velocità negli apprendimenti e nei rapporti perché è una forza centrifuga sempre foriera di funzionamenti e disfunzioni di disagio e di scarsa autostima
2. La mancanza di un villaggio che insieme alla famiglia sappia essere interlocutore e sappia prendersi cura delle giovani generazioni.

I genitori spesso non affidano a terzi e demandano poco l’educazione per mancanza di fiducia: rischiano l’autoreferenzialità e spesso implodono per la rivoluzione antropologica e digitale che ci attraversa e per lo smarrimento davanti alla variazione profonda delle competenze  neuronali e relazionali dei figli.
Occorrerebbe demandare anche all’esterno della famiglia, uno sguardo sereno di ritorno dei propri figli.
Sulla velocità, l’aspetto curioso è che tanto i nostri alunni contano gli istanti che separano una domanda dalla risposta su una chat, tanto i messaggi soprattutto via mail, sono unidirezionali, come se non fossero indirizzati a nessuno e destinati a cadere nel vuoto, senza alcuna attesa di risposta  da parte dell’interlocutore.

Una contraddizione che lascia completamente sposare l’efficienza iperattiva con la loro solitudine animata da pensieri infausti fino a che esse si amplificano e isolano i nostri adolescenti come soggetti attivi. L’isolamento e lo spettro di pensieri sbagliati che tirano verso conclusioni indebite, generano una forte disistima  con conseguente paura di affrontare il mondo, la realtà delle cose.
La solitudine azzera il sentimento di sè e l’identità personale. Si delinea così il compito preponderante del docente di cercare e custodire l’umano, come la sola strada capace di sviscerare libertà e responsabilità.


I nostri laboratori di scrittura collettiva normalmente portano alla luce quel pensiero critico e creativo capace di ridonare spessore alle singole personalità, nell’ottica di un’educazione integrale aperta a tutte le dimensioni della persona.
Non scandalizza più il torpore e la noia del non senso, la scontatezza e la sfiducia che anzi divengono spie feconde per attivare nuovi processi.
La scuola diventa un’intrapresa, un’impresa che generando nuovi soggetti può metterli in relazione proattiva, rendendoli pronti ad adattarsi alle novità, a gestire gli imprevisti, sprigionando una intelligenza ed una memoria collettive, dentro i limiti stessi che li caratterizzano.
L’ apprendimento si consuma in compagnia di adulti affidabili impegnati  a governare situazioni, a pensare parole e gesti profetici, a prendersi cura di sè in compagnia di partner di prossimità, nel lavoro.
Alla vigilia del nuovo anno, è bello e promettente metterci tutti a caccia di maestri, di quei magistri, la cui etimologia magis rieccheggia nella mente quel di più, condito di magia, che oltre a maestri, sa renderci veri testimoni del vivere.

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