L’intelligenza artificiale rende facili le risposte. La scuola insegni a rendere più difficili le domande

In continuità con le edizioni del 2024 e del 2025, anche l’edizione del 2026  è stata dedicata al tema dell’Intelligenza Artificiale nel sistema educativo di istruzione e formazione: in particolare, le sfide epistemologiche, etiche, didattiche sono state trattate nel quadro delle “Linee guida per l’introduzione dell’Intelligenza Artificiale nelle istituzioni scolastiche”, varate dal Ministero dell’Istruzione e del Merito nell’agosto 2025 per l’adozione consapevole e responsabile dei sistemi di Intelligenza Artificiale nelle scuole.
L’obiettivo prioritario della Summer School è stato quello di sostenere i docenti nella riflessione comune, promuovendo il pensiero critico e il ragionamento filosofico per affrontare le sfide della contemporaneità, in particolare quelle legate all’intelligenza artificiale. Gli interventi hanno evidenziato come la centralità della persona, la responsabilità e la supervisione umana siano principi cardine delle linee guida ministeriali sull’IA che propongono un approccio antropocentrico e sottolineano l’importanza di educare alla scelta consapevole e al pensiero critico.


L’edizione 2026 ha approfondito la conoscenza e l’impiego di un’ IA antropocentrica, sicura, affidabile e responsabile, in relazione ad alcune delle finalità educative quali: migliorare l’apprendimento, promuovere l’inclusione, favorire la cittadinanza digitale, aggiornare curricoli, rinnovare percorsi e indirizzi di studio.
Durante le sessioni sono stati inoltre illustrati i principali documenti di riferimento (nazionali, europei e UNESCO) e le possibili applicazioni pratiche dell’IA per docenti e alunni, con particolare attenzione alla personalizzazione dell’apprendimento, all’inclusione e allo sviluppo dell’autonomia.
La dottoressa Alessandra Silvestri, esponente di spicco dell’amministrazione scolastica italiana, attualmente in carica come Dirigente dell’Ufficio Innovazione didattica e digitale,  ufficio che opera all’interno della Direzione generale per l’innovazione digitale, la semplificazione e la statistica (DGSIS) del Ministero dell’Istruzione e del Merito, ha approfondito il ruolo della scuola come luogo di governo consapevole dell’innovazione digitale e ha richiamato l’importanza di formare cittadini capaci di giudizio, scelta e responsabilità.
La dottoressa afferma che la  domanda centrale non è quale piattaforma usare, ma quale cultura vogliamo costruire per abitare l’intelligenza artificiale. L’AI non è un semplice strumento tecnico: è un ambiente cognitivo che modifica il modo in cui si apprende, si produce conoscenza e si prendono decisioni.


Per questo scuola, patrimonio digitale e AI non sono ambiti separati: formano un unico ecosistema in cui la scuola non è destinataria passiva dell’innovazione, ma luogo in cui si impara a governarla.
Governare significa comprendere i meccanismi, interrogare i risultati, valutare criticamente. La competenza non è più tecnica: è giudizio.

– La centralità della persona come criterio guida
Le linee guida del MIM e il quadro europeo (AI Act 2024, Digital Decade 2030) insistono su una visione antropocentrica:

  • trasparenza
  • responsabilità
  • supervisione umana


La domanda non è “cosa può fare la tecnologia?”, ma “come contribuisce allo sviluppo della persona?”. La scuola non deve adattarsi all’intelligenza artificiale: deve valutare l’AI alla luce della propria finalità, cioè il successo formativo di ogni alunno, inteso come riconoscimento e valorizzazione delle sue potenzialità.

– Supervisione umana: il punto non negoziabile
L’intervento umano deve restare centrale e insostituibile, perché l’AI può influenzare percorsi, opportunità e scelte degli alunni.
 La sorveglianza umana è necessaria:

  • nella progettazione
  • nell’uso quotidiano
  • nei processi organizzativi

Si può delegare all’AI alcune attività, ma non la scelta, il giudizio, la responsabilità.


La piramide del rischio: valutare prima di agire
Ogni progetto che coinvolge l’AI va scomposto in azioni e valutato per livello di rischio:

rischio inaccettabile → vietato (es. riconoscimento emozioni, social scoring)
rischio alto → possibile solo con misure di mitigazione (es. valutazione automatica, monitoraggio comportamenti)
rischio limitato o minimo → gestibile

– Verità, bias e pensiero critico
Un sistema generativo può produrre risposte plausibili, ma non necessariamente vere. L’AI non è neutrale: apprende da dati che possono contenere stereotipi e distorsioni. Per questo occorre:

  • verificare le informazioni
  • confrontare le fonti
  • interpretare gli output
  • riconoscere bias

Il pensiero critico diventa la competenza decisiva della scuola.

– Giudizio, scelta, responsabilità: ciò che deve restare umano
-La centralità della persona si concretizza in tre atti:

  • giudizio → comprendere e valutare ciò che l’AI propone
  • scelta → decidere se e come usare l’output
  • responsabilità → assumere le conseguenze della decisione

L’AI supporta, ma non sostituisce la responsabilità umana.

Educare alla domanda, non alla risposta
Nell’era dell’AI la competenza non è ottenere risposte migliori, ma formulare domande migliori, interrogare criticamente ciò che si riceve e scegliere consapevolmente come usarlo. La scuola deve formare persone capaci di comprendere, verificare, valutare, scegliere e assumersi la responsabilità delle proprie decisioni.


– Barbiana 2040 e l’Intelligenza artificiale
Il nostro progetto lavora sulla capacità di nominare, interpretare, scegliere. L’AI, paradossalmente, rende ancora più urgente ciò che già consideriamo essenziale:

– la parola come prima tecnologia
– la relazione come primo ambiente cognitivo
– la responsabilità come forma più alta di apprendimento


Il testo non fa che confermare il laboratorio: non si governa l’AI con strumenti, ma con cultura.

La scuola come luogo di governo dell’innovazione è una posizione politica forte: significa che la scuola non è un terminale, ma un laboratorio di cultura. E la cultura, oggi, non è sapere usare gli strumenti, ma sapere scegliere come e quando usarli.
La scuola non è un luogo che “subisce” l’AI, ma che la interpreta, la filtra, la orienta; lo sviluppo del pensiero criticoè un esercizio quotidiano di libertà, di discernimento, di responsabilità.
I relatori hanno ribadito che la vera sfida è educativa, non tecnologica.
La competenza del futuro sarà saper formulare domande. Barbiana 2040 lavora proprio su questo: insegnare a nominare, a interrogare, a mettere in relazione.
Se l’AI rende le risposte sempre più facili, siamo pronti a trasformare la scuola in un luogo dove le domande diventano più difficili?

Essere pronti a rendere le domande più difficili significa accettare che la scuola non può più limitarsi a trasmettere contenuti: deve diventare un luogo dove si impara a stare nell’incertezza, a leggere le ambiguità, a riconoscere ciò che non torna, a nominare ciò che sfugge, a cogliere l’imprevisto. E questo, paradossalmente, è un ritorno alle origini: la scuola come spazio di ricerca, non di risposte preconfezionate.

Le domande difficili sono quelle che non hanno un esito immediato, che non si risolvono con un clic, che non si lasciano addomesticare da un algoritmo. Sono domande che chiedono tempo, relazione, confronto, conflitto, responsabilità. Sono domande che fanno crescere.
La scuola sarà pronta quando smetterà di chiedere “che cosa fa l’AI?” e inizierà a chiedere “che cosa ci permette di capire di noi?”. Quando non avrà paura di lasciare aperte le questioni, di sospendere il giudizio, di allenare lo sguardo critico. Quando accetterà che la complessità non è un problema da risolvere, ma un luogo da abitare. E allora sì: possiamo rendere le domande più difficili. Perché sono le uniche che generano persone capaci di scegliere.

Termino con una domanda:
come docenti siamo disposti a sostenere il disagio che nasce quando una domanda non ha subito una risposta?

Torna in alto