“Tutti a bordo” e la classe intera diventa una sola ciurma. Così impara a scrivere insieme

Comincia così la grande sfida che mi vede docente protagonista-regista anche nella classe seconda G della scuola primaria “L. Lotto”, ubicata in una zona ridente e arroccata ai piedi del Canto Alto, in posizione privilegiata tra i plessi del nostro Istituto, perché  generosa nel dispensare tramonti infuocati e cieli tersi, in un’aura di pace e sovrana tranquillità.
Lavorare con e tra i bambini è un’avventura entusiasmante: ti aspettano con gli occhi sgranati per compiere le imprese più grandi e disarmanti, mentre parte il laboratorio si sperimentazione delle competenze non cognitive e trasversali cui ci ha ammesso il Ministero.
Oggi bambini, cominciamo a scrivere insieme, il nostro laboratorio ci accompagna per mano alla scrittura collettiva.
Cosa vorrà dire l’ultima parola che ho pronunciato? Conoscete dei nomi collettivi? Per esempio, una pecora forma un….GREGGE dicono in coro.
Un’ape se si unisce a tante altre, andrebbe a formare uno… SCIAME! Ancora in coro!
Volete vivere un’avventura nuova tutti insieme? Andiamo per mare, per cielo, o per terra?
Ci piace il mare.
Chi siamo, che cosa andiamo a formare tutti insieme? Una CIURMA!
E subito il peso e la densità semantica di questa parola mi fa vibrare mente cuore. Vogliamo fissare questa parola sul vostro taccuino, quello che chiamate Taccuino dell’Agorà?
Senza avere neppure il tempo di finire di pronunciare la frase, ecco le loro manine spedite scorrere con la matita sul foglio, su un nuovo foglio del taccuino.
E che cos’è una ciurma, incalzo.
È un gruppo di persone che naviga. Come noi.


Qual è la nostra destinazione?
Il mare Pacifico. A guardar bene tutti sanno che è l’oceano ad averne rubato il nome, ma la pedagogia dell’aderenza subito emerge e mi cinge con la sua veste sapienziale. È molto più interessante andare a scoprire insieme a questi 17 bimbi, perché abbiano individuato come loro destinazione il mar pacifico: una volta chiarito che pacifico è un oceano, essi ribadiscono che loro scelgono un mare tranquillo e senza vento.
Anche noi siamo così.
Qualcuno grida: “All’arrembaggio! ” e aggiunge:  lo scriviamo? A proposito di quella scrittura che si autogenera e  a proposito degli allievi che conducono come protagonisti indiscussi una lezione o un laboratorio, sono invitata a confermare la loro allettante proposta.
Allora colma di meraviglia, domando: Mettiamo il punto esclamativo, bambini? La risposta non si fa attendere: sì, 10!
E cosa facciamo sul mare?
Compiamo una traversata. Chi ci dirige? Un capitano o meglio ancora, un ammiraglio. Sanno esattamente anche come sono abbigliati, ricoscendoli dai films.
E sono circa le 16 del pomeriggio quando cominciamo a disegnare la grande nave, una nave immaginata e immaginativa piena di colori, con alcune ipotetiche vele al vento libere e leggere come le loro manine trepide ed operose. Tutti i bambini sono agganciati e inchiodati nel loro interesse a navigare, mentre pensano ai pirati, agli scheletri, alle bende nere che compongono qualunque avventura marinaresca.


Mentre il lavoro continua e come un filo rosso attraversa il grande tavolo di lavoro, noto immediatamente come sorga e si sprigioni ad intermittenza una sorta di autoregolazione da parte dei bimbi che guardandosi negli occhi si aiutano e si rendono disponibili a qualunque forma di collaborazione e di ruolo. Ma resto ancora più sbalordita nell’accorgermi che la lettoscrittura in loro è già sviluppata e feconda e di quanto siano disponibili a lasciarsi mettere in gioco e ad impegnarsi nell’attività proposta, davanti alla loro maestra curriculare Francesca Zanardi.
Nel metodo sul quale vado sommessamente ad investire, sono già presenti l’ecologia del pensiero, i motivi occasionali, gli attesi imprevisti derivati dagli stili cognitivi personali che già da così piccoli sono evidenti nei bimbi in chiave evolutiva.
La curiosità si volge verso l’esperienza diretta, perché la nave “naviga” nella loro fantasia verso l’infinito, individuato dal Mar Pacifico. Quanto vedono salendo sulla nave è la linea continua dell’orizzonte da cui si mostrano tramonti e albe, non so se più belli e incisivi di quelli che si palesano davanti ai miei occhi al di là dei vetri della finestra, della scuola di Ponteranica Alta.
I disegni narrano la gloria e la bellezza del mare con le sue acque e del cielo come teatro abitato da aerei, uccelli e volatili, che si muovono tra agenti atmosferici.
I colori delle loro splendide creazioni si alternano, sfumandosi dall’azzurro al celeste, dal ceruleo, al cobalto.
Anche l’idea di metafora se non ancora completamente svelata, rivela i suoi tratti essenziali e aperti all’approfondimento dei significati.
I bimbi ne conoscono almeno intuitivamente il senso, anche se non ancora la valenza specifica all’ interno dei linguaggi.
Non è poco quanto mi è stato elargito a piene mani dal primo incontro con questi bimbi iscritti alla seconda classe della scuola elementare.


Ma il secondo incontro svela ulteriormente quanto è capace di interpellarli e spronarli a ad apprendere.
Durante la prima votazione per decidere collettivamente il titolo del loro primo paragrafetto/ incipit del loro futuro libro di classe, votano a maggioranza ” La traversata sotto la cascata”.
Quando insieme a Francesca chiediamo il senso dell’ingresso di tale parola per attribuire il titolo, parlano di desiderio di vedere dal vivo una cascata, oppure di curiosità nel constatare come la loro esperienza possa configurarsi sotto l’acqua scrosciante, o di fascino per essa, che abbraccia quanti ne hanno già cognizione.
Sono indicibilmente già pronti per scrivere e in cinque si alternano al PC, alla ricerca delle lettere, delle consonanti o vocali che formano le parole e qualche breve semplice proposizione, alla loro portata.
Poi c’è stanchezza, c’è difficoltà ad attendere, c’è come un filo di reattività che segue l’entusiasmo e l’orgoglio di essersi messi alla prova e di aver accettato la sfida lanciata dall’adulto che conduce. Allora ricercano quasi un clima più rilassante, non solo la lentezza, ma il tempo skolè coincide ormai con il desiderio di ascoltare il rumore del mare “Antico, sono ubriacato dalla tua voce… ” esordisce Montale nella sua poesia “Mediterraneo” . E il suono del mare resta come sottofondo che spiega la lettura e l’osservazione di un albo illustrato “L’onda”.
I bimbi ora hanno cambiato posto: dal banco sono arrivati più liberi sul pavimento, qualcuno addirittura si rotola anche sotto i banchi e viene lasciato libero di lasciarsi coccolare e vezzeggiare…
Ma poi il mare è colmo di acqua salata, è salato: che bello ritrovare in un cortometraggio per bambini, le ragioni geografico-pluviali per cui si offre a noi come prezioso serbatoio di acqua salata!
I prossimi incontri sveleranno con  maggiore esattezza quanto ci sembra cominciare a prendere forma, mentre tra adulti dialoghiamo sulla pregnanza della aderenza come motivo propulsore, generatore di benessere e moltiplicatore di abilità sociali in classe.
Intanto non posso che concludere con Francesca Cesare Pavese ” L’unica gioia al mondo è incominciare, e’ bello vivere, perché è ricominciare sempre ad ogni istante  “.
La loro avventura mobilita anche la nostra di docenti, sempre all’arrembaggio.
Grazie, bambini, vivaci scolaretti di 2G!

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