Dalla cronaca alla parola condivisa. Come accendere in classe dialogo e confronto fra i ragazzi

Dopo l’esperienza della formazione in presenza nella scuola media del comprensivo di “Rivarolo” di Genova il 23 gennaio, cui abbiamo partecipato in otto docenti, quattro della scuola primaria e quattro della secondaria di I grado, il desiderio di scrivere insieme alla classe si è riacceso in me e in Marina. Lo scorso anno ci siamo cimentate con la scrittura collettiva per diversi mesi, senza però riuscire ad arrivare alla produzione di un testo. Il senso di frustrazione era tanto, ma adesso sta prevalendo il desiderio di affrontare le difficoltà come occasioni per conoscere meglio quella che ora è una classe seconda, la seconda E, con molti problemi di relazione e di comportamento. 
Lo spunto per iniziare è nato dalla tragica vicenda dell’accoltellamento avvenuto a La Spezia, avendo osservato che era un argomento di grande interesse per molti nella classe, anche per un alunno con comportamenti oppositivi che spesso fatica a coinvolgersi con le attività di classe. 

Ci siamo quindi interrogati su quali possano essere i motivi che spingono un ragazzo a compiere un gesto così grave e successivamente è emersa la domanda su cosa significhi essere davvero liberi: molti di loro hanno affermato che si sentono soffocati dalla scuola, dai genitori, non possono esprimersi e dimostrano insofferenza per un controllo che alla loro età dovrebbe certo gradatamente allentarsi, dall’altro sono consapevoli che la libertà personale non può essere totalizzante.


È quindi un punto cruciale, su cui abbiamo proposto un caviardage a partire dal testo della canzone di Giorgio Gaber “La libertà”. Nel nostro ultimo incontro è riemersa una forte insofferenza nei confronti dei metodi scolastici, che loro considerano obsoleti e inefficaci; hanno quindi fatto alcune proposte che mettono al centro il divertimento e un tempo maggiormente dilatato. 

Durante uno degli ultimi incontri è emersa inoltre la necessità di trovare un destinatario preciso per le riflessioni che stanno emergendo in classe; quello stesso giorno avevamo ascoltato con molta attenzione le interviste a due ospiti della comunità di recupero Kayros, fondata dal cappellano del carcere minorile Beccaria, don Claudio Burgio. Alcuni di loro hanno proposto di mandare a loro il testo, una volta concluso, abbiamo contattato la segreteria della comunità che si è mostrata disponibile anche di mettersi in contatto con la classe. Possiamo dire che il cammino è ancora lungo ma che emergono di sicuro tante sfaccettature della vita scolastica che ne mostrano tutta la sua ricchezza e complessità.  

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