La classe diventa comunità. Dentro un laboratorio che si fa palestra educativa

Abbiamo conosciuto la professoressa Rosaria Di Gaetano durante un corso di formazione presso il nostro istituto a Cornedo Vicentino; in quell’occasione, la collega ci ha poi invitate a partecipare a una lezione-laboratorio di scrittura collettiva con una delle sue classi per farci vedere “sul campo” le potenzialità di questo strumento didattico. 
Abbiamo accettao l’invito e siamo andate nella classe della professoressa Di gaetano er assistere a un laboratorio di Scrittura collettiva.

Sin dall’inizio della lezione siamo state colpite da un aspetto particolare del gruppo-classe e del clima in aula: gli alunni, nonostante il setting (un grande tavolo creato unendo i banchi), che ci farebbe prevedere, per la nostra esperienza, una aumentata tendenza alla distrazione, riuscivano non solo a mantenere alta la soglia dell’attenzione, ma partecipavano attivamente e con ordine, senza chiacchierare fra loro o dedicarsi ad altro.
Gli stimoli e le proposte della docente, che spaziavano dalle discipline umanistiche a quelle scientifiche (sembrava di assistere ad una lezione non di italiano, ma multidisciplinare!), passando anche per il cinema e includendo sfide avvincenti come un enigma a sfondo matematico, sembravano non sempre pienamente colti, ma ciononostante gli alunni si mantenevano attenti, interessati, partecipi.


Invitati dall’insegnante, la “regista” di quell’opera che si stava creando sotto i nostri occhi, a dare dei feedback e ad esprimersi, i ragazzi rispondevano in maniera magari non sempre precisa o pertinente, ma con entusiasmo e voglia di condividere, senza mai attivare quelle dinamiche comunicative negative che in molte classi siamo soliti vedere e subire. Quest’aspetto va senz’altro ricondotto alla modalità non giudicante adottata dalla docente, che accoglie con amorevole accettazione e cura, con rispetto per la parola del ragazzo e per quello che esprime, che ascolta senza dover correggere, ma che accompagna e dirige la sua piccola squadra verso un obiettivo che (e gli alunni lo sanno) non è un mero voto, ma un qualcosa che è la somma di tutto ciò che riescono a portare, insieme.


Noi insegnanti spesso ci sentiamo in dovere di raggiungere per forza degli obiettivi prefissati, sentiamo la pressione del programma, lo scorrere del tempo che non sembra mai sufficiente, l’ansia dei voti da ottenere e da inserire, e molto altro che chi legge ben conosce… una cosa che ci siamo portate a casa dopo questa esperienza straordinaria è proprio la riscoperta della lentezza, della calma con cui affrontare le cose, ma anche consapevolezze nuove e un rinnovato entusiasmo verso le possibilità offerte da metodologie didattiche che si possono comprendere nella loro piena efficacia solo vedendole in atto: l’entusiasmo condiviso dalla docente e dagli alunni è stato contagioso e… non vediamo l’ora di provare anche noi!

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