Rallentare i tempi e ascoltare. Simulare i conflitti è un allenamento per le competenze relazionali

Soffiava forte a tratti il vento sul molo, mentre il sole occhieggiava a tempo, minacciato da nuvoloni neri che annunciavano scrosci di pioggia più o meno battente, quando si è svolto presso l’Istituto Nautico di Genova il seminario residenziale “Giochi di Pace”. Preludio al lavoro seminariale condotto da Claudio Dondi presidente di Peace Lab, Associazione internazionale di pace e istituzioni internazionali di diritto umanitario, per i teatri di guerra, con sede a Sanremo, è stato il laboratorio di scrittura collettiva che ha visto intorno al grande tavolo, lavorare una trentina di docenti raccolti da varie scuole d’Italia, appartenenti alla Rete Barbiana 2040.
La provocazione di partenza si è situata intorno alla parola “Chill” riconosciuta dall’Accademia della Crusca come la parola più gettonata e rappresentativa dei giovani 2025. Serbava in se stessa un  invito intrinseco a rallentare, ad affrontare le cose con la dovuta calma, sostando, senza alimentare ansia e inquietudine. Si è sviluppata quindi una discussione animata su cosa voglia dire sostare e ascoltare in classe, senza cedere la palla all’anarchia di analisi psicologiche, simili a intrattenimenti da caffè.


Il secondo giorno dei lavori, il seminario residenziale ha avuto inizio con la finalità di dialogare con i docenti presenti, introdotti da Rita Fumagalli, dirigente referente della Rete Barbiana 2040.
Tutti i docenti sono stati guidati da Claudio Dondi e Agostino Gatta intorno al tema della pace come dimensione personale e comunitaria che nasce da ispirazioni interiori e consapevolezze significative. Dondi, una formazione da economista industriale, si è dichiarato esperto di trasformazione dell’educazione e aperto al futuro dell’educazione immaginando come dai Games Boys delle competizioni estreme, il tema della pace possa fluire, utilizzando proprio i giochi, come didattica positiva. L’aspetto ludico è stato ben evidenziato da Dondi con la necessaria premessa che oggi la missione educativa è troppo concentrata su competenze tecniche e professionali e scarsamente sulle capacità di pensiero critico e sulla dimensione della cittadinanza.

Guarda il video dell’intera giornata di lavori e ascolta la relazione di Claudio Dondi e gli interventi dei docenti


Per cui il lavoro che ne è nato a Sanremo, anche in collaborazione con il Centro di risoluzione dei conflitti di Daniele Novara nel piacentino, sta conducendo una chiara missione di pace già dal 2015-2016, partendo dai fatti di Bruxelles e dalla Dichiarazione di Parigi. Attraverso il Progetto “Peace Game”, è stato illustrato e offerto agli insegnanti all’interno di una rete, un ricco ecosistema di apprendimento simile ai patti educativi di comunità. Dondi si è dichiarato entusiasta del fatto che oggi, quasi inaspettatamente, il concetto di “cittadinanza” è entrata nelle top five delle competenze fondamentali di un giovane e che Sanremo sia stata riconosciuta come Città di Pace ne è l’emblema.


Prima di mettere in opera come gruppi di docenti, secondo la nuova parola coniata “ludologi”, vecchi e nuovi Giochi di Pace, Dondi ha significativamente definito la cittadinanza, come dimensione utilissima al riconoscimento e al controllo delle emozioni, illustrando dettagliatamente la creazione di nuovi e sperimentati giochi da tavolo i quali in giornate pubbliche dedicate,  trovano come interlocutori genitori, adulti e ragazzi. In questa nuova ottica sia le carte, che i movimenti, le simulazioni declinati verso gli obiettivi di pace,  possono anche essere utilizzati come antidoti alla violenza, tesi a risolvere conflitti, attraverso le varie parti in causa.
Ora  da Sanremo verso qualunque scuola ne riconosca le valenze e voglia parteciparvi, si irradia lo sviluppo di una cittadinanza attiva mediante l’uso strutturato dei giochi, verso competenze relazionali specifiche, superando il sogno di utopie praticabili. Così a scuola si può cominciare a riconoscere il bisogno di gamification per affrontare i temi più caldi di attualità e costruire una cultura identitaria che faccia da sfondo ai conflitti presenti, anche i più latenti e sotterranei.
Prima del lavoro di costruzione di giochi di gruppo strutturati dai docenti corsisti nel pomeriggio, il mattino è stato dedicato a simulazioni e giochi da tavolo socializzati in tre gruppi, secondo la proposta di Dondi e Gatta:

1. TOTEM
2. PAPPAMUNDI
3. CARTE DELL’AMICIZIA.


Giocare e apprendere, apprendere giocando per una nuova cultura di pace, di collaborazione, di cooperazione, di negoziazione umana.

Torna in alto