
Con l’aggressione all’insegnante di Bergamo riprenderanno quota le misure repressive nella scuola proposte dal Ministro dell’Istruzione e del Merito. In un video molto bello dell’Itis Ferraris di Scampia, ho ritrovato una proposta che considero interessante, quella che i ragazzi possano scegliersi un tutor: “Ogni ragazzo scelga un insegnante come tutor “. Questa proposta mi fa ricordare don Milani, che ogni giorno con un ragazzo dialogava anche per un’ora e più, personalmente lungo la strada che porta alla chiesa. Noi la chiamavamo la predica di mezzogiorno e scommettevamo chi sarebbe stata la vittima del giorno.
Fra gli aspetti pedagogici seguiti da don Milani a Barbiana, questo aspetto educativo è rimasto completamente sconosciuto. Al contrario questo rapporto interpersonale che crea fiducia nel maestro, io lo considero la chiave del successo della scuola di Barbiana. Dato che eravamo 25 ragazzi significava , più o meno, una volta al mese eravamo “vittima”. Questo lo spiego nel libro: “L’eredità scomoda di don Milani” Ed. Il pozzo di Giacobbe, dove ho cercato di ricostruire le attualità pedagogiche seguite a Barbiana da don Lorenzo. Nella proposta degli studenti dell’Itis , ci ritrovo pienamente questa idea Milaniana. che in aggiunta ai momenti collettivi, siano indispensabili anche nella scuola pubblica momenti personali organizzati.

Per questo ritengo significativo proprore una mia riflessione proprio sul tema delle sfide che i ragazzi devono affrontare oggi, suggerendo anche qualche consiglio.

I GIOVANI E LE SFIDE DI OGGI
Queste note sono riferite all’incontro su “don Milani l’educatore”, con gli studenti dell’ITIS di Scampia a Napoli e con studenti di altri due licei napoletani, Ottobre 2019
Ragionare con la propria testa
Cari ragazzi, cari giovani, mi avete invitato a parlare di don Milani. Vi ringrazio, potrei raccontarvi che era un giovane nato in una famiglia borghese, una famiglia ricca economicamente, ma anche ricca di cultura e di rapporti sociali. Vi potrei raccontare che è arrivato alla religione attraverso la pittura, che ha rifiutato l’università per entrare in seminario a 20 anni. Vi potrei raccontare che durante la sua prima esperienza di cappellano a San Donato di Calenzano, diede vita ad una scuola popolare serale, in cui insegnava la Costituzione, la dignità del lavoro in fabbrica, che l’ingiustizia sociale è una bestemmia, che la Chiesa non deve essere collaterale al potere, che il sistema si può cambiare, ma soltanto con l’impegno di ognuno, con la parola, con l’esempio, con la testimonianza.
Vi potrei raccontare che quando è morto era un personaggio isolato, esiliato dalla Chiesa in una parrocchia di montagna sul monte Giovi, dove c’erano solo una decina di case sparse nei boschi. Emarginato dalla scuola per avere scritto Lettera a una professoressa in cui si denunciava la selezione dei poveri nella scuola dell’obbligo e dove denunciava il principio che fare misure uguali fra disuguali è un’ingiustizia. Fu emarginato dal mondo della scuola perché ritenuto un assolutista, un fustigatore di coscienze. Dallo Stato, quattro mesi dopo la sua morte, fu condannato per apologia di reato per aver difeso gli obiettori di coscienza e insegnato che l’obbedienza non è una virtù. Per aver scritto che, in taluni casi, come quello degli obiettori al servizio militare, disobbedire ad una legge per cambiarla, è un atto d’amore verso la legge.
A 50 anni dalla morte (don Lorenzo è morto nel 1967, a 44 anni), si riscopre il personaggio don Milani, che Papa Francesco ha indicato come un profeta: … duro e trasparente come un diamante, continua a far luce sul cammino della Chiesa. Il Ministero dell’Istruzione lo indica come … un grande illuminato educatore e, di conseguenza, … invita gli insegnanti a fare nelle scuole percorsi di studio su don Milani con gli studenti. Ma adesso non vi parlerò di tutto questo, poi ci saranno le domande e allora sarò ben lieto di approfondire la vita e gli insegnamenti di questo prete e maestro.
Dominare la parola
Ora vorrei parlarvi dell’insegnamento più rilevante di don Lorenzo. Quello che lui chiamava: dominare la parola, ragionare con la propria testa. Cosa significa oggi ragionare con la propria testa? Cosa significa soprattutto per voi giovani che avete tutta una vita tutta da vivere, da scoprire, da realizzare?
Quando ero giovane come voi, ciò significava scoprire cos’era lo sfruttamento in fabbrica, battersi per portare all’interno della fabbrica la dignità dei lavoratori, lottare per l’emancipazione femminile rispetto alla sudditanza dalla famiglia e dal marito. Significava battersi per il diritto allo studio, affinché non fosse riservato a pochi privilegiati.
Questi obiettivi (dignità del lavoro, diritto allo studio, uguaglianza, emancipazione delle donne, sono stati conquistati dai giovani di allora, operai e studenti, con manifestazioni nelle città, nelle università, con scioperi sui posti di lavoro.
Se oggi voi giovani potete godere di tanti diritti, questi sono il frutto di un movimento e di lotte passate alla storia come il ‘68, o come l’autunno sindacale, o le lotte degli studenti.
Proviamo a chiederci quali sono oggi alcuni grandi problemi che minacciano il vostro futuro, dei quali prendere coscienza, su cui cercare risposte, darsi un’organizzazione. Si, perché solo mettendosi assieme e organizzandosi si realizzano i sogni di cambiamento.
Non è sufficiente chiedere alle Istituzioni e alla politica le soluzioni, anzi è meglio che siate voi stessi a proporre le soluzioni. Dovete sapere che è solo attraverso la politica che si possono risolvere i problemi. Sortirne insieme, insegnava don Milani, è la politica. La politica per migliorare la scuola, per avere un lavoro domani, per salvare il creato. La politica non è una cosa sporca. Lo è quando diventa corruzione, clientelismo, camorra, mafia, ma spetta a tutti noi, ma soprattutto a voi giovani non farla diventare sporca e combattere chi la sporca.

Salvare il creato
Questo problema è stato occultato dagli interessi economici. Si è preso coscienza che è un problema grave, grazie all’enciclica di Papa Francesco che denuncia i limiti ed i rischi di questo sviluppo basato soltanto sul tornaconto economico, sul profitto, sul benessere immediato. Poi è arrivata una ragazzina di 15 anni che è riuscita a mobilitare i giovani in tutto il mondo sui temi dell’ambiente, sui rischi del disastro che corre questa Terra se non correggiamo i nostri comportamenti. Bellissima è stata la partecipazione degli studenti alla mobilitazione promossa da Greta!
Uno sviluppo senza regole non è più sostenibile, perché sta creando danni irreparabili all’equilibrio del sistema. Oggi questa gravità è percepita da tutti, 10 anni fa quando misi in piedi una Fondazione per il Consumo Sostenibile, la sostenibilità era un tema completamente ignorato. Invece, è un tema importante che richiede tutto il vostro impegno e tutta la carica dei vostri 20 anni.
Ragionare con la propria testa vuol dire avere una cultura critica; mai prendere per vero ciò che si sente o si legge. Bisogna riflettere e chiedersi se è vero. Stando attenti a prendere per buoni i facili slogans e le facili soluzioni. Su ogni problema ci sono interessi che lo cavalcano, con l’intento di far finta di cambiare tutto per non cambiare nulla. Se ritenete che il problema ecologico sia importante, vi siete chiesti cosa voi, potreste fare da subito, da domani mattina? Vi siete chiesti se il vostro stile di vita è ecologico o di spreco? Se è un consumismo usa e getta (per fare un esempio) , sia uno stile di vita ecologico e sostenibile o sia esattamente il contrario?
Le soluzioni in tema di ambiente vanno costruite con razionalità, consapevoli che cambiamenti radicali richiedono un periodo di 20-30 anni, cioè una generazione. Importante, però, è iniziare, non rinviare.
Un debito che compromette il futuro dei giovani
Il problema del debito pubblico è un altro tema rilevante; avete riflettuto perché nessuno solleva questo problema?
Il debito dello stato è un grande macigno sul futuro dei giovani; soprattutto dei giovani che vivono in paesi come l’Italia, la Grecia, la Spagna. Paesi che non hanno avuto una cultura calvinista, basata sul buon governo dello stato. A Milano dove ho lavorato dicevano: … rob del comun, rob de nessun!! Noi veniamo da una cultura agricola, che insegnava che per raccogliere il grano, prima bisogna seminarlo e guai a consumare il grano destinato alla semina! Questa saggia cultura contadina è stata soppiantata dalla cultura del debito, cavalcata dai politici e dai governanti per avere facili consensi, distribuendo privilegi come fossero diritti e scaricando il loro costo sul debito pubblico, sulle generazioni successive, cioè su tutti voi. Governanti storici come Andreotti, Craxi, Berlusconi hanno fatto a gara in questo sport, cioè nello spendere ricchezza (reddito), che non c’era. Uno sport che continua anche oggi. Probabilmente queste cose nessuno ve le ha dette, nessuno vi ha spiegato cosa implica un debito così grosso sulle vostre spalle. Né voi ve lo state chiedendo: proviamo a ragionarci!
Ognuno di noi (anziano, giovane, neonato) ha sulle sue spalle un debito di oltre 41.000 euro, quindi ogni famiglia ha un debito di oltre circa 100.000 euro. Io ho 70 anni, ed è stata la mia generazione che ha fatto questi debiti (avreste ben diritto a maledirci!!), ma fra 10 anni è molto probabile che io non ci sia più e il mio debito a chi passa? E’ un debito intestato allo Stato, ma lo Stato siamo tutti noi e quindi è come fosse intestato ad ognuno di voi.
E’ un debito che non si vede, ma sì vede bene il costo degli interessi che paghiamo ogni anno: circa 70-80 miliardi. Cioè circa 4 mila euro all’anno per ogni famiglia. Li paghiamo senza sapere di pagarli; li paghiamo con un minor numero di scuole, di asili, con meno assistenza per la salute, meno manutenzione per le strade, meno aiuti alle famiglie in difficoltà. Soprattutto in meno lavoro, perché il grano che dovremmo seminare per creare lavoro, non viene seminato, perché va a pagare gli interessi sul debito. Per dare un’idea più comprensibile il costo annuo degli interessi sul debito è pari a quanto costa tutta l’istruzione.. La spesa più rilevante dello Stato è per la sanità , circa 120 miliardi.
Il bilancio dello Stato è come quello di una famiglia. Pensate ad una coperta: se una parte la devi utilizzare per pagare gli interessi, questo pezzo di coperta non può essere utilizzato per altre finalità. Se gli interessi aumentano di un solo punto, sono circa 10 miliardi in meno di coperta nell’anno successivo, quindi meno scuole, meno assistenza, meno lavoro, ecc.
Chi promette lavoro ma non semina il grano, sta solo prendendo in giro. Questo è un problema importante da studiare. Ci avete mai pensato? Chiedete ai vostri insegnanti di approfondirlo.

L’Europa
Dobbiamo ringraziare i padri che, usciti dalla guerra e per evitarne di nuove, hanno dato vita all’Unione Europea, poi ad una moneta unica, che si chiama Euro, ad governo della Unione Europea che si chiama Commissione che ha aiutato i paesi a crescere e che, tra l’altro, controlla anche la correttezza dei conti dello Stato. Se così non fosse, l’Italia sarebbe già precipitata nel baratro del fallimento (tecnicamente si chiama default,) almeno due volte, come hanno fatto l’Argentina e la Grecia. Quando sentite parlare contro l’Europa, contro l’ Euro, diffidate di queste persone, di questa propaganda. Essere in Europa e avere con l’Euro una moneta unica, sono di gran lunga superiori i vantaggi e i benefici che riceviamo, rispetto ai costi e alle regole da rispettare.
Avete mai riflettuto se è meglio o peggio far parte dell’Unione Europea? Avete discusso a scuola cosa significa essere in Europa? Cos’è la Commissione Europea? Che poteri ha il Parlamento Europeo? Come nasce una direttiva europea? Quando ci sono state le elezioni per il Parlamento Europeo siete andati a votare? Vi piacerebbe fare uno scambio con gli studenti delle scuole francesi, inglesi o tedesche? Sapete cos’è il programma Erasmus? Quanti di voi parlano l’inglese? Secondo voi è importante saper parlare una lingua straniera? Cosa pensate dell’Unione Europea: occorre stare dentro per migliorarla o uscirne? Essere dentro o fuori l’Europa? Avere un’Europa più forte o più debole, significa decidere sul vostro futuro.
La democrazia
Churchill diceva che la democrazia non è perfetta, però è il male minore. La democrazia si regge sul consenso dei cittadini, un consenso espresso con il voto. La storia dice che anche il voto può essere manipolato e strumentalizzato: basta avere il controllo della scuola e dell’informazione. Nei regimi autoritari (quello fascista, nazista o comunista), il Ministero più importante era quello della propaganda.
Oggi non abbiamo un Ministero della propaganda, ma abbiamo un sistema di informazione che si regge sulla manipolazione delle notizie. I giornalisti, che dovrebbero essere i custodi della corretta informazione, spesso danno voce non tanto alle notizie serie, attendibili, verificate, ma a chi la spara più grossa. Ci sono agenzie e politici specializzati nel diffondere fake news (informazioni false), che vengono messe in rete e chi le legge pensa che siano vere.
Con le fakes news alcuni politici (meglio sarebbe chiamarli politicanti o ciarlatani), si attribuiscono meriti che non hanno, promettono cose impossibili, considerano gli avversari, nemici. Nelle università sono nati corsi specifici per specializzarsi in fakes news! Persino i vescovi della Toscana hanno denunciato i rischi di manipolazione della democrazia.
L’Educatore don Milani
Don Milani diceva che la parola rende liberi; la parola rende sovrani; Papa Francesco ha detto che la parola apre al Divino. I ragazzi di una quarta elementare avevano scritto: … la parola è lo strumento fatato che apre tutte le porte. Ma don Milani aggiungeva che un uomo, per essere credibile, alla parola deve far seguire la coerenza, l’impegno, la testimonianza: due aspetti inscindibili nell’insegnamento di don Milani. Questo maestro insegnava che … quando l’informazione è manipolata, la democrazia è in pericolo perché è eterodiretta, cioè manipolata.
Per queste ragioni i giovani devono imparare a ragionare con la propria testa, a verificare criticamente quello che leggono, vedono, ascoltano. Provate a fare questo laboratorio, accade un fatto importante prendete in edicola vari giornali e cercate di capire come la stessa notizia viene riportata e interpretata. La democrazia si regge sul consenso; il consenso si forma attraverso le informazioni, che devono essere semplici, oggettive, problematiche, pluraliste.
Pensate che questo insegnamento di Don Milani sulla parola, è stato ripreso da Papa Francesco, quando venne a Barbiana a pregare sulla sua tomba: … senza la parola – dice il Papa – non c’è dignità e quindi neanche libertà e giustizia. E’ la parola che potrà aprire la strada alla piena cittadinanza nella società, mediante il lavoro e alla piena appartenenza alla Chiesa, con una fede consapevole. Possedere la parola permette di discernere tra i tanti e spesso confusi messaggi che piovono addosso. I vescovi toscani vanno oltre denunciando i rischi di una comunicazione della distrazione, come una delle principali tattiche di manipolazione del cittadino da parte dei media. L’attenzione del cittadino – sono i vescovi che parlano – è distolta dalle questioni essenziali attraverso diversi espedienti: l’accumulo di informazioni insignificanti, la tecnica del diluvio, lo spostamento del focus comunicativo, le fax news.
Questo cari ragazzi implica prendere con le molle le notizie dai social, pensare che molte sono scritte ad arte, false o distorte, per portarci fuori strada. Per portarci a non pensare con la nostra testa, per portarci ad essere pecoroni, direbbe don Milani, che cioè seguono acriticamente, chi grida più forte, chi promette di più, l’ultima moda o ciò che fanno tutti.
Avete mai riflettuto sull’informazione? Da quali interessi è controllata? Avete mai avuto la sensazione che quello che leggevate era una fax news? Come ci si può protegge dalle fax news? Vi siete chiesti perché una stessa notizia è riportata da ciascun giornale in modo completamente diverso?

Il futuro in un Villaggio un po’ più grande
utti siamo portati a guardare al Villaggio come il punto più importante in cui si esplica la nostra vita, il nostro interesse, la nostra cultura, le nostre amicizie. Tutti vogliamo che i cittadini del Villaggio siano sovrani e decidano essi stessi il loro futuro e non che siano altri a decidere per loro.
Il villaggio di oggi è un po’ più grande di quello in cui siamo nati. Le nuove tecnologie, il digitale, i satelliti hanno reso il Villaggio sempre più globale. Ed è questo Villaggio globale che condiziona e determina la nostra vita e le nostre scelte. Oggi siamo in un mondo internazionale.
La finanza si muove da un paese all’altro con un clic sulla tastiera. Siamo condizionati da un mercato in cui, senza saperlo mangiamo, consumiamo cinese, russo, americano, sudafricano, cileno. Tutti gli scambi commerciali sono globali. La finanza è globale l’economia è globale, la tecnologia è globale… L’unica cosa che non è globale è la democrazia: le decisioni importanti restano in mano a grandi potenze: gli USA, la Cina, la Russia e in parte anche l’UE. L’ Italia non è una grande potenza, può far sentire la propria voce e concorrere alle scelte che contano, solo se è assieme ad altri Paesi.
Per questo nell’Unione Europa bisogna esserci, non per picchiare i pugni, ma esserci con idee, con proposte, con politici preparati. E’ lì che si decide il nostro futuro ed è li che molti dei grandi problemi possono trovare una soluzione.
Don Milani diceva che con l’italiano non si va da nessuna parte, occorre studiare le lingue perché parlando altre lingue, vengono meno le frontiere, vengono meno i nemici, nascono nuove solidarietà, un nuovo sentire, un nuovo futuro.
Il villaggio futuro è l’Europa, in parte costruita, ma molto resta ancora da costruire. Chi, come fanno alcuni politici, che propongono di ridimensionare l’Europa, di uscire dalla UE, non vanno ascoltati. Poiché in questo caso, si rischia di tornare alle guerre di frontiera, guerre commerciali, si potrebbe tornare ad un periodo storico buio, che i nostri padri e nonni hanno già vissuto e che molti purtroppo hanno dimenticato. Dobbiamo essere cittadini sovrani in Europa e in Italia.
Il lavoro
Questo è il tema più rilevante per voi giovani. La disoccupazione colpisce molti giovani, altri sono vittime di un lavoro precario, di un lavoro nero, sottopagato e marginalizzato. Dobbiamo sapere che l’occupazione resterà un tema grave anche per i prossimi anni. Le nuove tecnologie distruggono più posti di lavoro di quanti ne creino. Troppo poche sono le risorse impegnate per creare nuovi lavori e, non dando il lavoro, per ricevere voti alle elezioni si da assistenzialismo. E’lLa classica ricetta della peggiore tradizione clientelare.
Provate a riflettere chiedendo se l’assistenzialismo non contribuisca a distruggere la vostra dignità di giovani, la vostra professionalità, il vostro futuro.
Pagare un giovane per farlo stare a casa in attesa che lo Stato offra un lavoro, è un crimine non un diritto. E’ un crimine contro la vostra creatività, contro tutto ciò che avete imparato a scuola, all’università e che volete mettere a frutto. È un crimine perché le risorse spese in assistenzialismo potrebbero essere impiegate per creare lavoro o per sostenere i costi di un lavoro fuori sede.
Ciò che i giovani devono pretendere dallo Stato sono più risorse per investimenti, più risorse per i giovani che propongono nuove idee, che si inventano un lavoro, che si rimboccano le maniche. E’ chi rischia che va premiato con un salario di cittadinanza, o meglio con un salario diavvio al lavoro per un anno o due. Va premiato l’impegno, il rischio e non l’attesa di chi rimane seduto ad aspettare.
Per molti anni ho fatto il sindacalista e poso dirvi per esperienza che molte imprese utilizzeranno il reddito di cittadinanza per ampliare il lavoro nero, certe che nessuno degli interessati andrà a denunciarle. L’assistenza va garantita alle famiglie in difficoltà,agli inabili, non ai giovani, che invece vanno incentivati a fare, a rischiare, a misurarsi con il nuovo. Con l’assistenzialismo il Sud sarà ancora più Sud e l’unica via d’uscita per i giovani rischia di essere l’emigrazione.Questo sarà il risultato delle scelte politiche improntate al clientelismo, all’assistenzialismo e non allo sviluppo.
Don Milani ci ha insegnato che quando una cosa si ritiene giusta , anche se rischiosa , la si deve fare, senza chiedere il permesso al superiore.
Per concludere qualche suggerimento:
● Il sovranismo ha reso il nostro paese più debole, i cittadini più divisi e più insicuri; l’esatto opposto di ciò che a parole veniva promesso.
● Ricordate che i partiti sono strumenti per realizzare un fine, vanno giudicati e sostenuti non per ciò che promettono, ma per quello che realizzano.
● Ricordate a chi parla di diritti acquisiti come la cosa più importante, che anche un diritto può diventare un privilegio di casta o di corporazione.
● Ricordate a chi parla di riduzione di tasse uguali per tutti, che fare misure uguali fra disuguali è un’ingiustizia.
● Ricordate che un Governo (di destra, di centro o di sinistra) che distribuisce ricchezza inesistente caricandola sul debito dello Stato, compromette il vostro futuro.
● Ricordate che il lavoro non si crea con l’assistenzialismo, con lavori fittizi, o con più burocrazia statale, ma con investimenti che creino valore, che impegnino i giovani a mettersi in gioco, a rimboccarsi le maniche.
● Ricordate che il populismo, come la demagogia creano facili consensi, ma non risolvono i problemi.
● Ricordate ancora che il populismo porta al nazionalismo, il nazionalismo ai regimi autoritari ed i regimi autoritari portano ai conflitti ed alle guerre.
● Ricordate che la politica e l’arte del possibile, ma è proprio in quella parola, possibile, che voi giovani siete chiamati a dimostrare ciò che pesate e ciò che valete.




