Il pullman come aula: un laboratorio di parole in movimento. Micro-esperimento di scrittura collettiva itinerante

Sul pullman del ritorno, dopo il Quinto Convegno nazionale: Ritornare a Barbiana, dove i confini si allargano al mondo” noi docenti, dirigenti e formatori della Rete Barbiana 2040 portiamo ancora negli occhi la luce dei luoghi di don Milani: Barbiana, San Donato, le parole degli ex allievi, la memoria viva di una scuola che continua a interrogare.
Per custodire questa bellezza, propongo sul pullman un piccolo esperimento: un brainstorming itinerante, un gesto semplice, un gesto antico come la scuola: scegiere e indicare una parola ciascuno. 
Una parola che risuona, che resta, che trasforma.
Le parole arrivano, una dopo l’altra, come un coro che si accorda, un coro di termini che profuma di scuola, di vita, di futuro:

Empatia, Cura, Fiducia, Riconoscenza, Autorevolezza, Noi, Stupore, Cuore, Insieme, Scuola di vita, Povertà, Bellezza, Generosità, Spirito, Pazienza, Tempo, Pensiero critico, Maestro, Figlioli, Lacrime, Libertà, Cittadini, Ultimità, Umiltà, Aiuto, Testimonianza, Memoria, Opportunità, Ricchezza, Salamanca…

Parole che non stanno ferme. Parole che chiedono casa. Parole che cercano un senso.
E così decido di affidarle all’intelligenza artificiale, che già conosce il mio modo di lavorare. Il risultato sorprende: le parole si organizzano spontaneamente in cinque campi semantici, cinque grandi orizzonti che diventano la mappa di senso del viaggio a Barbiana.


Ci sono poi due parole: Salamanca, che apre l’orizzonte inclusivo. E Responsabilità, parola-ponte tra Comunità e Giustizia, parola-cuore di Barbiana 2040.
L’AI mi propone di mettere Responsabilità al centro della mappa, con intorno i cinque campi — Cura, Comunità, Parola, Giustizia, Umanità, più ci penso, più capisco che questa immagine non è solo una scelta grafica: è una dichiarazione pedagogica.

Mettere Responsabilità al centro significa riconoscere che:

  • la Cura diventa gesto concreto solo quando qualcuno se ne assume il peso;
  • la Comunità esiste davvero solo se ciascuno si sente responsabile dell’altro;
  • la Parola è potere solo se chi la riceve e chi la dona ne risponde;
  • la Giustizia non è un principio astratto, ma un impegno quotidiano verso gli ultimi;
  • l’Umanità non è un ideale, ma una scelta che richiede coraggio, presenza, dedizione.

Responsabilità è la parola che tiene insieme tutto, è il cuore che fa pulsare la mappa, è il ponte tra ciò che siamo e ciò che vogliamo diventare.
E allora diventa chiaro:

Barbiana non è un luogo. Non è un cammino. È una promessa.
Una promessa che ci riguarda.
Una promessa che ci chiama.
Una promessa che chiede responsabilità.

Chiedo ai docenti, seduti in terzine sul pullman, di scegliere due o tre parole della mappa e scrivere una frase da portare in classe come un talismano; da questa mappa, come da un seme, nascono pensieri limpidi, necessari, pieni di vita:

  • La cura della parola genera pensiero critico
  • Prendiamoci cura con amorevolezza di noi
  • Dalla parola al pensiero…verso il nostro futuro 
  • Non c’è relazione senza il Noi, parola generatrice di empatia
  • Con occhi pieni di stupore nel tempo vissuto a Barbiana, testimoniamo la generosità, la fiducia e l’amore del cuore del priore. Questo è il nostro I CARE 
  • Ti vedo. La tua parola fa parte del nostro coro
  • Entrando in classe con  umiltà e  il coraggio di vedere e scoprire la bellezza che risuona negli animi e nelle menti dei nostri bambini e ragazzi possiamo assumere la responsabilità di camminare insieme verso il futuro. “Ma sul deserto delle nostre strade Lei, la bellezza, passa, rompendo il finito limite e riempiendo i nostri occhi di infinito desiderio.” Pier Paolo Pasolini
  • Ed una frase che proviene da lontano, da chi sta tornando a casa col proprio mezzo “Quando la felicità non la trovi, cercala dentro”

Una dopo l’altra, queste frasi diventano voce, diventano riflessione, diventano visione.
Ogni referente legge la propria frase e la trasforma in riflessione, ne nasce un testo corale che custodisce l’essenza del viaggio.

“La bellezza dell’educare: tra parola, cura e responsabilità”
La cura della parola genera pensiero critico, non è un gesto accessorio, né un ornamento del parlare: è il luogo in cui il pensiero prende forma, in cui la realtà si lascia comprendere, interrogare, trasformare. Ogni parola che scegliamo — o che evitiamo — apre o chiude possibilità, per questo la parola chiede attenzione, ascolto, responsabilità: non può essere pronunciata con leggerezza, perché porta con sé il potere di costruire o ferire, di includere o escludere, di liberare o imprigionare.
Prendiamoci cura, con amorevolezza, di noi e degli altri. La cura non è un sentimento vago, ma un’azione concreta: è il modo in cui ci avviciniamo all’altro, il modo in cui lo guardiamo, il modo in cui gli permettiamo di esistere nella sua unicità. Non esiste educazione senza relazione e non c’è relazione senza il Noi: una parola semplice e potentissima, capace di generare empatia, di creare comunità, di far sentire ciascuno parte di un cammino condiviso. Il Noi è la radice della scuola, il suo respiro più profondo.
Dalla parola nasce il pensiero, e dal pensiero si apre la strada verso il futuro. Un futuro che non è un’astrazione lontana, ma un lavoro quotidiano: si costruisce nelle aule delle nostre scuole, nei gesti piccoli e ripetuti, nella pazienza dell’ascolto, nella fiducia nelle possibilità di ogni bambino e di ogni ragazzo. Ogni giorno, in classe, si rinnova un patto: credere che l’altro possa crescere, cambiare, fiorire.
Con occhi pieni di stupore, nel tempo vissuto a Barbiana, abbiamo riscoperto il valore di una scuola che è prima di tutto scuola di vita. Una scuola che non separa il sapere dall’essere, che non misura ma accompagna che non seleziona ma accoglie. Una scuola che sa testimoniare generosità, fiducia e amore nel solco dell’esperienza del priore Lorenzo Milani che ha fatto della parola un atto di giustizia e dell’educazione un gesto di liberazione.
Il suo messaggio continua a interpellarci con una parola semplice e radicale: I CARE. Mi sta a cuore. Mi riguarda. Non posso restare indifferente.


“I care” significa dire all’altro: ti vedo. Riconosco la tua presenza, ascolto la tua voce, accolgo la tua storia. La tua parola entra a far parte del nostro coro, perché nessuna voce deve restare sola, nessuno deve sentirsi ultimo, nessuno deve essere lasciato indietro.
Entrare ogni giorno in classe con umiltà significa proprio questo: avere il coraggio di vedere e di scoprire la bellezza che abita negli animi e nelle menti dei nostri bambini e ragazzi. Significa assumere la responsabilità di camminare insieme, passo dopo passo, accompagnandoli nella crescita, verso il futuro. Educare è un cammino condiviso, fatto di lentezza, di domande, di ricerca, di fiducia reciproca, è credere che ogni persona sia una ricchezza, un’opportunità, una promessa.
E forse è proprio questo lo sguardo che ci aiuta a comprendere le parole di Pier Paolo Pasolini, quando scrive: “Ma sul deserto delle nostre strade Lei, la bellezza,  passa, rompendo il finito limite e riempiendo i nostri occhi di infinito desiderio”.
Anche nella scuola, a volte, le strade sembrano difficili, aride, faticose. Ci sono giorni in cui tutto appare fermo, in cui la fatica pesa, in cui la speranza sembra lontana. Eppure, proprio lì, nel punto più spoglio, può passare qualcosa di inatteso: uno sguardo che illumina, una parola che apre, un incontro che cambia la direzione, è in quei momenti che la scuola rivela la sua forza più grande: la capacità di generare futuro anche quando il presente sembra povero. E quando la felicità non la trovi, cercala dentro  perché è lì che risiede la forza per continuare a credere, a educare, a donare, è lì che nasce la bellezza dell’educare: quando una parola accende il pensiero, quando un incontro genera fiducia, quando il Noi diventa spazio di crescita e di speranza. Allora il nostro compito continua: custodire la parola, coltivare il pensiero, prenderci cura delle persone.

Da questo nasce la scuola che desideriamo: una scuola capace di guardare lontano, ma con il cuore radicato nella vita; una scuola che non smette di credere nella possibilità di ciascuno; una scuola che, come Barbiana, continua a dire al mondo: I CARE.

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