
Attesa e trepidazione nella seconda media sezione B di Sorisole, dove il 9 febbraio scorso hanno fatto il loro ingresso nove docenti del liceo scientifico “Serpieri” di Rimini. E questa volta i ragazzi hanno tentato anche strade nuove, sentieri inesplorati per mettersi in gioco.
Innanzitutto, si sono occupati di illustrare il laboratorio di scrittura collettiva secondo il metodo Barbiana 2040, alzandosi a turno per fornire la spiegazione del setting, dell’uso dei fogliolini, di alcune fasi di lavoro, dei dialoghi socratici, fino a esplicitare la modalità con cui- attraverso monticini di fogliolini- si giunge all’apice del processo che è l’elaborazione della scrittura stessa.




Alta è stata la partecipazione di tutti, fin dalle prime battute in cui la discussione ha preso le mosse dalla paura di sbagliare che spesso ci paralizza. Emilio Vedova noto accademico di Venezia ha utilizzato infatti la metafora della tela bianca, per provocare i suoi studenti allo slancio di imbrattare la tela.
Infatti, Vedova ha dovuto arrendersi presentandosi con un enorme secchio per sporcare la tela con colori vivaci, mediante uno spazzolone. Dove pesca il timore di rompere il ghiaccio, di esordire, di cominciare come protagonista a vivere un’avventura singolare? Forse che quella tela non venga subito normalmente imbrattata perché è già piena e affollata di forme e disegni? Ed è proprio intorno a questa ardua questione che si è svolta la discussione perché adulti e allievi ovvero grandi e piccini potessero rispondere alla fatidica domanda: “E tu come reagisci davanti al foglio bianco? Riconosci che tuffarsi nell’onda è la grande occasione che può esserti offerta e regalata per conoscere te stesso?”.
Infatti dalla discussione – tra l’altro in pieno accordo con quanto sostiene nelle sue analisi lo psicologo e psicoterapeuta Massimo Recalcati – i ragazzi hanno dichiarato che spesso il foglio bianco risulta già colmo di suggestioni, di aspettative, che non sanno più attendere il loro intervento.




Man mano, dai loro volti affamati di curiosità, ha fatto capolino la parola frustrazione, la parola estraneità da se stessi e la loro ammissione candida della paralisi che spesso li caratterizza. Ma poi è emerso il tema della noia come un superpotere più grande di qualunque altro stimolo, una sorta di alleata educativa perché quando siamo pieni di cose non siamo più capaci di utilizzare il pensiero critico, il pensiero divergente e di crescere emotivamente. Per questo eliminare la noia potrebbe concorrere ad azzerare qualunque tipo di invenzione che richiede la fantasia, un’immaginazione accesa e soluzioni nuove. Quando in alcuni passaggi topici, è venuto a galla il timore di sbagliare, e il peso dell’errore, qualcuno si è sentito libero di interrogare i docenti presenti: “lei come Guarda il suo errore? Perché sbaglio ed errore non cosa punto lo sbaglio è un abbaglio che concorre a creare crescita armonica, mentre l’errore va tollerato, per poi essere superato e non ripetuto.
Non poteva mancare l’assunto luminoso di Pasolini in Lettere Luterane: “Ti diranno di non splendere. E tu splendi, invece”.




Quando le parole che danno forma al pensiero, feriscono, diventano dolorose. E allora è sorta una digressione intorno alle parole “sasso”, e alle parole “piuma”. Ma questo è stato il pretesto soffermarsi sullo stato d’animo ormai diffuso e Spalmato su ogni cosa che si chiama ansia punto ovvero gli errori e le parole sbagliate spesso generano una sorta di ansia da prestazione, cioè una insicurezza che ci blocca fino a degenerare in paura. È stato utile e curioso A questo proposito, introdurre una sorta di gioco che ha chiamato in causa metafore, similitudini e allegorie come quella appena studiata relativa al grande poema trecentesco, la Divina Commedia. Una volta stemperati gli animi, ci siamo occupati di scoprire in Ricerca azione che esiste anche un’arte contemporanea nata dagli errori, in cui l’errore e’ un vero autentico, atto generativo. È la Glitch Art che ha come esponenti di rilievo Luke Jerram e Rosa Menkman.
Ma allora l’errore potrebbe essere quella possibilità sorprendente di arrivare a scoprire qualcosa di grande e imprevisto attraverso sentieri inattesi come avviene nella scienza, per serendipità?
È ancora, da parte dei ragazzi sono risuonate alcune domande a raffica: “Come vi siete sentiti durante il nostro laboratorio? Quando ragionate e scrivete vi sentite veramente liberi come noi?”.
Al termine del laboratorio, è stato inevitabile domandarci da docenti se educare possa essere davvero continuare a “riempire”, o accendere e dare spazio, per mettere in movimento.








