
«Potranno vibrare di tutto ciò che fa noi vibrare». In Esperienze pastorali, don Lorenzo Milani affida a queste parole il senso di una scuola capace di risvegliare la sete di conoscenza, aprendo all’incontro con gli altri e con la Parola. Il verbo vibrare suggerisce una chiave di lettura dell’esperienza educativa: diventare sensibili a ciò che ci interpella, riconoscerne il significato, trovare la propria voce per rispondere.
La relazione propone di mettere questa intuizione in dialogo con la teoria della risonanza di Hartmut Rosa. Per il sociologo tedesco, la risonanza designa una relazione nella quale il soggetto si lascia raggiungere dal mondo, risponde e si trasforma. Un’esperienza di cui possiamo coltivare le condizioni, ma che resta indisponibile al pieno controllo e alla programmazione.
La comparazione si svilupperà intorno a tre nuclei: la parola, che consente di partecipare al mondo e di prendere posizione; la relazione educativa, nella quale il sapere acquista voce attraverso il coinvolgimento del maestro e degli allievi; la responsabilità, che traduce l’essere toccati dalla realtà nell’impegno a trasformarla. Si manterranno riconoscibili le differenti prospettive dei due autori: l’orizzonte pastorale e l’urgenza di giustizia di don Milani, la critica dell’accelerazione e dell’alienazione in Rosa.
Il confronto consentirà anche di interrogare una tensione decisiva: come condividere ciò che ci appassiona lasciando all’altro la libertà di rispondere con una voce propria? La tesi proposta è che educare a vibrare significhi rendere possibile una partecipazione insieme sensibile, critica e responsabile alla vita comune. Da qui la domanda rivolta alla scuola di oggi: quali condizioni permettono a ciascuno, a partire da chi rischia di restare escluso, di sentirsi interpellato dal mondo e capace di prendervi parola?




