
Stuff, dump, bum.
Sordi rumori riecheggiano nel bosco.
Sarà la neve che si scioglie? Sarà il vento che fischia tra i rami spogli di cirmolo?
Sarà l’acqua della fonte che dopo il gelo della notte comincia a gorgogliare?
I rumori si fanno sempre più vicini, più forti, più cupi.
Rossiccio, il piccolo pettirosso curioso segue i rumori.
Una decina di omaccioni dotati di tutto punto, si inoltrano nel fitto bosco.
Hanno asce, bastoni, reti e falcetti.

Non seguono il sentiero. Nel freddo inverno montano sembrano alla ricerca di qualcosa.
Si fermano. Quattro colpi ben assestati ed il carpine piomba nel terreno, scivolando sulla neve verso valle.
“Speriamo siamo contenti così” sogghigna la civetta svegliata dal frastuono. “Non ne ho mai visti così tanti”.
“Chi sono ? Perché rovinano il bosco?” chiede Rossiccio.
“Sono i taglialegna. Di solito tagliano i vecchi alberi, tengono pulito, sano e bello il bosco… ma questi si muovono alla rinfusa. Qui promette male”.
“E no! Ho fatto tanta strada per arrivare fino a qui. Questo è un bel posto. Questo è il nostro posto”. La civetta lo guarda perplessa. ”Piccolino che cosa hai intenzione di fare?”.
“Sicuramente non starò fermo a guardare.. Mi dai una mano?”.
“Riunione di condominio?“ propone la civetta.
L’assemblea dei volatili si organizza e agisce in fretta.

Come ogni giovedì la piazza del paesello è piena di gente.
Oggi è giorno di mercato. Le bancarelle sgargianti invogliano agli acquisti, a fermarsi, a fare quattro chiacchiere. “Al ladro” grida la signorina Angelisa mentre una delle sue belle sciarpe rosse lascia il banco e inizia a librarsi in aria, sorretta da due pettirossi. Il signor Sandro, dall’ altra parte della strada, si divincola sbracciando cercando di recuperare una maglietta bianca, sottratta da quattro passerotti. Lo strano svolazzare di una moltitudine di tessuti bianchi e rossi attira l’attenzione verso il monumento al centro della piazza.
La statua dello scalatore è ricoperta da panni bianchi e rossi posti in righe ordinate. “ Mai vista una cosa del genere“ dice il vecchio signor Bortolo.
“Sarà colpa del riscaldamento globale, anche gli uccelli diventano matti “ dice Nando scuotendo la testa in segno di rassegnazione.
“A me ricorda tanto il filo bianco rosso che la maestra tira in giardino quando non vuole che ci avviciniamo alla scalinata gelata” dice Giovanna.
“Si! È un segnale di pericolo!” ripete Matteo.
Uno stormo di uccelli variopinto sorvola la piazza; fa tre giri sopra il monumento e si scompone in una fila che lentamente vola verso la montagna.
La gente, incredula, in silenzio, lo segue cercando di capire dove sta il pericolo. Su per la salita della seggiovia, lungo la strada stretta che borda il torrente e ancora via, percorrendo il sentiero del bosco fino alla radura.

Qui c’è il Grande Albero, quasi una istituzione del paese! Ai suoi piedi due enormi motoseghe.
Gli uccellini si sistemano silenziosi sui rami.” Chiamiamo la forestale” grida Antonio. “Qui c’è aria di guai!“.
Al sentire della parola guai dieci omoni con lo sguardo basso escono dal bosco. Il capo comitiva prende la parola.”Noi non vogliamo fare nulla di male. Solo un po’ di legna per il camino. “Proprio sprovveduti” sembra gracchiare la civetta.”
Ma ci sono regole, tempi, modi permessi” risponde la gente. Gli animi sembrano scaldarsi sempre di più.
Il piccolo pettirosso posandosi sul ramo più alto intona il suo canto e la baruffa si cheta. Antonio dice” venite in paese che un po’ di legna ve la regalo io”. Anche Bepi, Toni e Gino si rendono disponibili. “Ma ad una condizione “ dice Antonio “ Dovete imparare le regole del bosco”.
Da allora, nello stesso giorno di ogni anno, dieci omoni sistemano panche di legno ai piedi del Grande Albero. La gente si raduna e un coro variopinto di uccellini intona canti e melodie che si diffondono tra il gelo e la neve in tutto il bosco.




