
Sono in vacanza, finalmente con un po’ di tempo per rallentare. Tra una passeggiata e un caffè all’ombra, mi capita tra le mani un libro che non conoscevo, lo apro senza fretta, lo leggo al nipotino e pagina dopo pagina mi accorgo di aver incontrato una storia che vale davvero.
Quando lo chiudo, con quella sensazione buona che lasciano le letture sincere, mi viene naturale pensare alle colleghe della scuola primaria: è un libro che merita di essere condiviso, portato in classe, lasciato risuonare tra i bambini.
Il ponte di Barbiana: quando un bambino diventa comunità
C’è un tronco, in montagna, che separa un bambino dalla scuola. Luciano lo attraversa ogni giorno in equilibrio precario sopra un torrente che non perdona. È il suo modo di dire: la scuola vale la fatica.
Nel libro Il ponte di Barbiana (Lapis, 2026), Francesco Viliani racconta (con le illustrazioni di Rosa Cimarosti) questo gesto semplice e radicale, trasformandolo in una storia che parla ai bambini di oggi con la stessa forza con cui la scuola di don Lorenzo Milani parlava ai ragazzi degli anni ’50 e ’60.
Quando Luciano cade nel torrente, la scuola di Barbiana non si limita a consolare, trasforma l’incidente in questione pubblica: i ragazzi discutono, scrivono, dialogano con il Comune, chiedono un ponte, lo ottengono. È la scuola come bene comune, come responsabilità condivisa, come politica gentile.
Il ponte di Barbiana è un albo illustrato che riesce in un’impresa rara: rendere accessibile ai bambini una delle esperienze pedagogiche più radicali del Novecento, senza semplificarla né tradirla. Francesco Viliani sceglie un punto di vista preciso: Luciano, uno dei ragazzi della scuola di Barbiana, che ogni giorno attraversa un tronco sospeso su un torrente per raggiungere don Lorenzo Milani. Attraverso questo gesto quotidiano –faticoso, rischioso, ma necessario – il libro mette a fuoco ciò che la scuola di Barbiana ha rappresentato: un ponte verso la dignità, un luogo dove chi era escluso poteva finalmente “alzare la testa”, imparare a leggere il mondo e a trasformarlo.
La scuola di Barbiana non è raccontata come mito, ma come laboratorio vivo, fatto di fatica, studio, discussione, responsabilità.
Il ponte di Barbiana non racconta un passato glorioso, ma illumina un presente che ha ancora bisogno di ponti: tra scuola e territorio, tra adulti e bambini, tra problemi individuali e Iresponsabilità collettive. È un libro che può diventare innesco per discussioni, laboratori, scritture, progetti civici.
Qual è il nostro ponte?
Mentre chiudo il libro mi viene naturale pensare a noi, al nostro gruppo docenti Barbiana 2040, a quel modo particolare che abbiamo di trasformare le letture in domande, le domande in pratiche, le pratiche in comunità.
Il ponte di Barbiana non è solo la storia di un bambino che attraversa un tronco. È la storia di una scuola che decide di attraversare insieme un problema, di trasformarlo in bene comune, di costruire un ponte dove prima c’era solo un equilibrio precario.
La domanda che il libro ci consegna è questa: Qual è il nostro ponte?
Qual è il tronco che ogni giorno attraversiamo da soli e che forse meriterebbe di diventare struttura condivisa, passaggio sicuro, gesto collettivo?
Chiediamoci cosa vogliamo costruire insieme per migliorare la nostra esperienza scolastica come gruppo:
– un ponte di parole,
– di ascolto,
– di pratiche comuni,
– di responsabilità condivise,
– di cura reciproca,
– di visione pedagogica.

Il nostro ponte è già in costruzione nelle riunioni che diventano pensiero vivo, nei laboratori che aprono possibilità, nelle scritture che ci tengono uniti, nelle scelte che facciamo con lo sguardo rivolto avanti; ora sta a noi rafforzarlo, sta a noi decidere quale attraversamento vogliamo rendere possibile per noi, per gli alunni, per la scuola che immaginiamo e che ogni giorno proviamo a costruire.
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