
Il 7 febbraio di ogni anno si celebra la Giornata nazionale contro il bullismo e il cyberbullismo, un’occasione preziosa per riflettere sull’uso dei social network e, più in generale, del mondo digitale, ormai parte integrante della nostra quotidianità. È costatato in diverse ricerche scientifiche come i bambini e ragazzi entrano in contatto con il digitale sempre più precocemente: strumenti come smartphone, tablet, computer, piattaforme di apprendimento e social network sono ormai alla portata di tutti e occupano una posizione significativa nelle attività di tutti i giorni, già a partire dalla scuola primaria. Secondo le ultime rilevazioni, condotte da Generazioni Connesse (Generazioni Connesse, 2025), nel 2025, «oltre il 90% dei bambini tra i 5 e gli 8 anni utilizza regolarmente dispositivi digitali e l’età media del primo accesso a Internet si aggira attorno ai 7 anni».
La fase di crescita che attraversa ogni persona dalla sua tenera età fino all’adolescenza, è per sua stessa natura molto delicata poiché in essa si costruiscono l’identità personale, l’autostima e le relazioni sociali. Dentro questo cammino, i social network rivestono oggi un ruolo centrale e determinante, influenzando il modo in cui i ragazzi comunicano, si percepiscono e si relazionano agli altri: infatti questi strumenti rappresentano una potente via di comunicazione, condivisione e conoscenza, ma un utilizzo scorretto può trasformarli in spazi di solitudine, esclusione e violenza. In questo orizzonte anche nel mondo digitale, esistono nuovi “ultimi”: ragazzi esposti al giudizio costante, esclusi dalle dinamiche di visibilità o colpiti da forme di bullismo e cyberbullismo che minano l’autostima e il senso di appartenenza.

La scuola e gli educatori sono chiamati, come a Barbiana, a non lasciare indietro nessuno, nemmeno dentro le dinamiche virtuali. A rendere il quadro ancora più complesso, contribuisce la diffusione dell’intelligenza artificiale, che orienta e condiziona molte esperienze digitali quotidiane. Per questo è molto importante e urgente contribuire nell’educare al benessere digitale, ovvero vivere bene all’interno di queste opportunità e queste sfide. Come ricordava John Dewey, «l’educazione non è preparazione alla vita, ma è la vita stessa»: pertanto l’esperienza digitale diventa parte integrante del processo educativo di una vita già in evoluzione. Così come nella vita reale non c’è una “preparazione alla vita” prima della nascita ma ci si forma nel corso della vita stessa; allo stesso modo nella dimensione virtuale, non ci si prepara poiché siamo immersi quasi fin dalla nascita bensì ci si forma navigando in essa. Dal punto di vista pedagogico abbiamo un quadro abbastanza chiaro: da un lato, il mondo digitale offre importanti opportunità didattiche e relazionali, come spunti per esprimere la propria creatività, condividere le idee e sentirsi parte di una comunità; dall’altro lato fa emergere alcune criticità, tra cui gli algoritmi basati sull’intelligenza artificiale che selezionano i contenuti da mostrare, influenzando gusti, opinioni e comportamenti. Le giovani generazioni, spesso inconsapevoli di questi meccanismi, rischiano di vivere all’interno di una “bolla digitale”, esposti solo a ciò che rafforza le proprie convinzioni o emozioni, alimentando involontariamente un egocentrismo sempre più diffuso.
La giornata di prevenzione verso i fenomeni di bullismo e cyberbullismo vuole mettere al centro e preservare il valore della persona nella costruzione della sua identità che, attraversando questi fenomeni di prevaricazione reale e virtuale, può sentirsi minacciata e destabilizzata.

Like, commenti e visualizzazioni possono diventare indicatori di valore personale, mentre l’intelligenza artificiale tende ad amplificare i contenuti che suscitano maggiore coinvolgimento emotivo, non sempre positivo: quando il bisogno di essere visti diventa una lacerazione si genera una ferita invisibile. A questo proposito, Massimo Recalcati sottolinea come le nuove generazioni siano oggi esposte a una continua richiesta di visibilità e riconoscimento, ricordando che «il desiderio di essere visti non coincide con il desiderio di essere riconosciuti». Nel contesto digitale, questa confusione può aumentare fragilità, confronto costante e senso di inadeguatezza generando un potente vortice negativo tra parole che feriscono e schermi che amplificano. A differenza del bullismo tradizionale, quello virtuale non conosce limiti di tempo o di spazio: può colpire in qualsiasi momento e raggiungere un pubblico molto ampio, lasciando ferite profonde in chi lo subisce: per questo è fondamentale promuovere un uso consapevole e responsabile del digitale.
Essere utenti consapevoli significa ricordare, come mi capita spesso nell’intraprendere percorsi legati al benessere digitale con gli alunni, che dietro ogni profilo c’è una persona reale, con emozioni e fragilità. Come afferma Alberto Pellai, «educare al digitale non significa solo insegnare regole, ma aiutare i ragazzi a dare un senso alle emozioni che vivono online»: educare all’uso dei social significa quindi sviluppare competenze critiche, digitali ed emotive. In questa prospettiva, le parole di P. Freire restano attuali: «educare non è trasferire conoscenze, ma creare le possibilità per la loro costruzione».

Siamo chiamati come docenti a sottolineare l’importanza di un’educazione che non si limiti al divieto, ma che accompagni e orienti: «L’educazione digitale non si basa sui divieti, ma sulla relazione e sulla responsabilità» (M. Lancini). La formazione digitale degli studenti non può limitarsi a restrizioni, ma deve essere strutturata come un percorso di competenze e responsabilità, in cui il digitale viene inserito come elemento di crescita umana e cognitiva. Genitori, insegnanti ed educatori sono chiamati a promuovere il dialogo e l’ascolto autentico, sostenendo le giovani generazioni nell’uso responsabile dei social network e delle nuove tecnologie basate sull’intelligenza artificiale, come chatbot, filtri digitali o strumenti di generazione di contenuti e permettendo ai giovani di condividere le proprie esperienze digitali, i timori e le difficoltà, favorendo così un rapporto di fiducia reciproca.
In conclusione, social network e intelligenza artificiale rappresentano una sfida educativa significativa. Se guidati da consapevolezza, spirito critico e valori come il rispetto e l’empatia, questi strumenti possono diventare alleati nel percorso di crescita degli adolescenti, contribuendo alla formazione di cittadini digitali responsabili e attenti agli altri. Se il digitale è oggi uno spazio di vita e di relazione, allora diventa anche uno spazio di cittadinanza. Don Milani ci ricorda che educare significa formare cittadini consapevoli e responsabili, capaci di parola, di pensiero critico e di giustizia. In questa prospettiva, l’educazione al digitale non riguarda solo la prevenzione del bullismo, ma la costruzione di una comunità in cui il rispetto e l’empatia siano valori agiti anche online.




