L’educazione che cura è una terapia emotiva: ricuce le ferite e ricostruisce le identità / 9

Tra le attività e i progetti che abbiamo ammirato a Salamanca Casa Escuela 1 e nelle sue mille ramificazioni, è compreso un atelier di artigianato del legno e del disegno grafico, capace di curare ogni ferita. Quella ferita che ricorre tra i ragazzi difficili e spesso abbandonati che frequentano proprio quei corsi professionali che fanno della vulnerabilità, il cuore pulsante del lavoro quotidiano.
L’artigianato locale degli ambienti di Mil Caminos è costituito dalla lavorazione del legno,dal riciclaggio di mobili contro la cultura dello scarto, dalla lavorazione della ceramica, della pietra arenaria e granitica e dalla cesteria. L’arte che sana è un’altra e diversa forma di narrazione che aiuta i giovani studenti a mantenere viva la memoria dei predecessori, garantendone  la identità culturale.


Molto interessante l’idea di estendere al lavoro artigianale le caratteristiche di educazione non formale e di cura stabile della persona attraverso la felice definizione di “artesana arte che sana” con gli effetti tepeutici che contribuiscono alla guarigione emotiva e psicologica. Così l’arte può essere uno strumento per esprimere emozioni difficili da verbalizzare, esplorare l’immaginazione e favorire il benessere mentale attraverso la creatività e l’espressione personale.
La promozione di storie che da essa scaturiscono, fungono anche da supporto sociale , creano senso di comunità, accompagnando le persone in percorsi di guarigione e crescita.


In un atelier posto in un quartiere periferico mi ha colpito osservare un ragazzo sui sedici anni nascosto sotto il suo cappuccio che limava la planimetria di una casa, con abitacolo, cucina ed suddivisione in miniatura delle stanze ad essa attigue: uno strano, ma reale senso di pace e serenità lo animava, come documentavano molti occhi di compagni soddisfatti in cui si vedeva palesemente che realizzare l’artigianato contribuisce a sanare il corpo, la mente e l’anima coniugando il piacere della creazione con un profondo impatto emotivo, di cura, come se da una feritoia entrasse più decisamente la luce, quella della consapevolezza. Viene da pensare all’arte giapponese del kintsugi capace di esaltare la  perfezione di ogni crepa.
Il kintsugi celebra così ogni cicatrice rendendola preziosa ed evidente, attribuendogli quella “ dorata” singolarità che sa valorizzare ogni imperfezione, come connotazione unica  di ogni storia e di ogni esperienza umana.

9 – Continua
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