Una lezione magica: educare allo stupore in una scuola che sorprende / 10

Può capitare di trovarsi in un laboratorio di magia insieme a ragazzi spagnoli e marocchini dai dieci anni alla maggiore età, per assorbire a livello osmotico, le competenze che si attivano intercettando e intrecciando, linguaggi, abilità sociali, manualità fine, la narrazione, come palestra di apprendimento e identità.
A noi è accaduto di parteciparvi alla casa – Escuela di Salamanca e di annotare l’attività nel nostro diario di bordo. Le taller di Magia ha il senso di un’attività alternativa che sviluppi saperi e competenze, senza il timore di confinare i saperi alle sole ed esclusive abilità cognitive. Tutto in questa ottica, così lontana dalla lezione tradizionale e frontale, ha acquistato credito e valore.
Si può partire dall’insegnare a mischiare le carte e solo questa abilità ne custodisce molteplici, nascoste. I ragazzi inizialmente, sono stati individualmente invitati a mescolare le carte e a sciorinarle davanti al pubblico. C’è stato chi ha mischiato e chi è rimasto come inchiodato e sospeso alla scoperta che il “ mago” abbia saputo riconoscere la  carta prescelta, con estrema facilità e disinvoltura. Tale proposta di apprendimento ha generato forte riflessione.
Occorre sempre stabilire un contatto con il pubblico che sappia trascinare oltre i propri stati d’animo, direttamente in empatia con chi assiste, occorre un’intesa di sguardo e di intenti che sappia ipnotizzare chi guarda. In quest’ottica sono risultate godibili le sollecitazioni dell’educatore che concorreva a innestare nell’allievo fiducia nelle proprie emozioni e reazioni, o a estrapolare tutte le attitudini insite in un ragazzo di sedici anni, come in una ragazzina di undici.

Si è passati poi, al valore della narrazione: anche la proposta di scegliere i colori, camminava di pari passo alla capacità di raccontare, per intrattenere il pubblico, per indurlo al ricordo e alla riflessione, fino all’esperienza dell’assertività.
Per narrare c’è bisogno di un linguaggio ampio verbale e non verbale, c’è bisogno di pause, di ripetizioni incalzanti, di suspence, come accade durante la lettura di un brano narrativo, o giallo o fantasy. Va superata la timidezza nell’allievo, che facilita il prendere iniziativa, il reiterare parole, l’incalzare con paradossi : le narrazioni devono entrare in contatto con gli occhi e le volontà degli interlocutori, come un’immagine icastica, che si fissa nella memoria vissuta.


Come estrarre da un cesto un filo rosso, uno giallo ed uno blu? A chi e come restituirlo allo spettatore, a chi si è prestato in ruolo di aiutante?
A tale compito si è dedicato l’educatore come facilitatore e mentore. E’ un’attività quella della magia, molto simile a quella di mettere in scena un ruolo recitativo e teatrale: si tratta di affondare in un ruolo nuovo, che sa spogliarsi di sé, superando individualismo ed impaccio, per raggiungere e inchiodare l’altro, toccarne le corde più intime fino a stabilire con lui, una relazione di ordine nuovo.

Così man mano si è creato il silenzio, la disponibilità a lasciarsi stimolare e correggere per nuove ripartenze, ingredienti insostituibili per generare fiducia e ricreare l’ambiente.
E in questa ora di ‘Magia’ cambiavano i connotati dei volti e accadeva nuovo apprendimento.
Tra le nuove ed inedite competenze, uno spazio voglio concedere poi, alla manualità  fine prevista per maneggiare carte ed oggetti, per sorprendersi nuovi e forieri di possibilità non prevedibili. Abbiamo assistito ad esercizi reiterati di pazienza e ripartenza. Il collante principe del processo è stato  lo stupore, il quale – disarmando completamente le volontà di chi assiste – ha permesso di aprirsi alla curiosità ed al vero apprendimento.
Recuperare lo stupore attraverso le azioni di chi non conosciamo mai abbastanza, è la chiave per conoscere davvero, come recitano anche antichi scienziati e divulgatori.

La sostanza dello stupore è uscire dalla scontatezza immediata con cui osserviamo persone e cose: nulla di più incisivo per recuperare attenzione, impegno e fiducia nella direzione dell’iniziativa personale. Anche per essere e sentirsi riconosciuti i nostri giovani allievi di Spagna e Marocco, sapevano intercettare menti e cuori, alterando le espressioni dei volti. Infatti, ogni mago attirando lo spettatore, è probabilmente il maggiore esploratore e conoscitore dell’umana psicologia. Magia o palestra di soft skill a gogò.

10 – Continua
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