
Orso è un ragazzino, non proprio minuto,due occhietti azzurri dalla forma furbesca, un cappello di feltro per tutte le stagioni, pantaloni sopra il ginocchio, una matita e un taccuino sempre in tasca. Non ha tanti amici poiché spesso tiene il broncio.Orso non è il suo nome, ma a questo risponde volentieri.
Nelle fredde giornate d’inverno, finite le lezioni, sembra svanire tra il candido manto della neve.
Ogni luogo è una scoperta, ogni sentiero una sfida. Non importa che sia da solo o in compagnia l’importante è essere lassù vicino alle cime dei monti.
Orso conosce ogni traccia, ogni richiamo. Si orienta osservando gli alberi e il suo orologio è il sole.
“ Ciao Orso”. Lo saluta il signor Bepin, uno dei pochi a cui da un po’ di confidenza.
“ Dove vai oggi Bepin?”.
“Alla ricerca di colori per i miei quadri”.
“Ma c’è la neve”.
“Ma tu sai quante sfumature di bianco esistono?”.
“Bianco è bianco”.
“Orso, Orso mi deludi. L’inverno ti invita al letargo”.
Orso protesta un po’. Poi risponde: ”Non sono un orso vero. Non sono addormentato. Sono curioso come non mai. Posso venire con te?”.

Bepin ci pensa un po’. “Se mi prometti silenziosa ricerca, giusta curiosità e serena compagnia…possiamo andare”.
I due iniziano a salire, lasciano la strada ghiacciata. “È un bianco puntinato di nero. È un bianco stracciatella”. Grida Orso.
Bepin lo riprende: “Silenzio! Però il bianco stracciatella mi piace”.
Bepin mescola i suoi pastelli nel taccuino ed ecco il bianco stracciatella riprodotto fedelmente.
Il sentiero si inerpica velocemente e sembra entrare tra le nuvole.
“Bianco… zucchero filato“ dice sottovoce Orso.
“Mi sa che qualcuno ha una gran fame” esclama Bepin.
“E che zucchero filato sia” mentre porge a Orso un zuccherino. Preso nota del colore, i due proseguono verso il rifugio. Tracce di una volpe scolpiscono il manto bianco lasciando intravvedere un bianco azzurrino”.
“Bianco sereno! Come il cielo alle prime luci del sole quando mi sveglio per andare a scuola”. Bepin annota la tonalità nel suo taccuino e via per il sentiero sotto riva. La galaverna ha ricoperto tutti i cespugli sempreverdi.
“Bianco speranza” dichiara Orso mettendosi le mani ai fianchi.

Bepin lo guarda sorridente. “Così sembri proprio un vecchio orso! Ci sarà mai la speranza che ti trasformerai in un bambino?”.
“E non ci sarà mai la speranza che il vecchio Bepin la smetta di prendermi in giro?”. Orso prosegue imbronciato il suo cammino. Un raggio di sole rabona gli animi. Illumina una grande, bianca stalattite di ghiaccio che scende da una cascatella. Il bianco lascia spazio ad una miriade di colori. “Bianco arcobaleno esclamano i due estasiati”.
Il rifugio è a due passi. Entrano e si sistemano sul piccolo tavolino in legno sotto la finestra. Bepin srotola il suo astuccio di stoffa sul tavolo, mette i suoi appunti in bella vista. Orso prende il suo taccuino ed inizia a disegnare utilizzando tutti i bianchi possibili. Sotto lo sguardo vigile di Bepin il disegno si trasforma in un piccolo capolavoro.
“Ora firmalo!” dice Bepin.
Orso guarda negli occhi Bepin e firma: Giovanni fu Orso. Poi abbracciando Bepin esclama: “E d’ora in poi… non lo sarà mai più!“.




