
Questo racconto Lo strano caso di Porta Città si presta a diventare un efficace strumento di educazione civica, capace di tradurre in esperienza concreta i temi della partecipazione, della responsabilità e del bene comune. Attraverso una narrazione simbolica e accessibile, la storia accompagna bambini e ragazzi a interrogarsi su ciò che non funziona nella loro “città-scuola” e su quale ruolo ciascuno può assumere per migliorarla.
Le indicazioni operative per “utilizzare” questo racconto anche in classe trasformano la storia in un laboratorio attivo: una porta da attraversare, problemi da nominare, impegni personali da assumere e, infine, una presa di parola collettiva verso le istituzioni.
Il senso del testo sta nel ribaltamento dello sguardo: dal lamento individuale all’azione condivisa. La morale è chiara e potente: la cittadinanza non si delega, ma è partecipazione quotidiana. Per vivere bene insieme, ciascuno è chiamato a “metterci del suo”.
Ecco alcune regole che l’insegnante suggerisce per trasformare questo racconto in una attività civica e didattica in classe:
1 – addobbare la porta della classe come un arco romano
2 – far scrivere cosa non va a scuola in post It anonimi da appendere alla porta.
3 – ogni bambino legge i biglietti e stacca quello con la problematica che lui si impegna a risolvere.
4 – raccogliere tutti i biglietti non risolvibili e scrivere una email di classe (composta con i ragazzi) al dirigente scolastico.
ECCO IL TESTO DEL RACCONTO: LO STRANO CASO DI PORTA CITTA’
Dai tempi di “non so chi” esiste, in città, un arco stretto e alto delimitato da potenti massi. Da sempre chiamato “Porta Città”.
Un tempo portava direttamente nella piazza più importante della cittadella. Per entrare ci si doveva mettere sul fianco, sollevare le borse, trattenere la pancia e il respiro. Tutto questo perché chi entrava in città ci doveva mettere un po’ di impegno e di riflessione.
La città ha una storia lunga, varia e bella. Si è trasformata nel tempo: da cittadella, a paesotto, a cittadina, a città con tutto il bello e tutti i problemi che le trasformazioni portano con sé.
Ora Porta Città si trova al centro di una rotatoria, circondata dal traffico e non è più raggiungibile.
Solo poche volte l’anno diventa un set fotografico per il calendario cittadino.
Le strade si fermano e la gente fa a gara a chi produce la foto più bella.
All’ alba la truppa di fotografi, più o meno improvvisati, è già sul posto.
Pronti ad immortale l’ arco chiuso da tempo da una imponente e stretta porta di legno blu.

Oggi, stranamente, questa è socchiusa e lascia intravvedere una catasta di foglietti colorati.
Sarà la solita trovata pubblicitaria?
Sarà una bravata dei ragazzi?
Sarà una discarica improvvisata?
Il sindaco arriva a presidiare la zona.
La stranezza continua. Da una parte dell’arco la porta è socchiusa ma dalla parte opposta è proprio chiusa, quasi sigillata.
Il sindaco si avvicina, da prima sbircia: scaffali su scaffali di fogli riempiono il suo sguardo. Poi titubante spinge la porta leggermente. Una folata di vento fa volare in aria tutti i biglietti che volteggiano sulle teste dei concittadini, nel frattempo riunitisi grazie al passaparola pettegolo, curioso.

Chi si accinge a leggere i messaggi rimane turbato:
“I marciapiedi sono sporchi”
“ La biblioteca ha orari strani”.
“ I cestini sono pochi”.
“ Le panchine sono rotte”.
“ I lampioni non funzionano”….
Una sequela di lamentele e recriminazioni senza fine. I quotidiani si riempiono di articoli. Porta Città diventa un caso mediatico.
Perché queste lamentele? I problemi sono reali? Perché le amministrazioni non li hanno risolti? Ma soprattutto perché questi biglietti in questo posto strano?
Le risposte più fantasiose invadono i social.
Alla Riunione con la cittadinanza, con tutti i biglietti alla rinfusa messi su un grande tavolo in bella vista, un fotoreporter alza la mano e prende la parola. “Ho sviluppato le mie foto e ho notato nell’ arco interno una scritta …”
“Effettivamente anche io” riecheggia una voce dal fondo sala. “Ora che me lo fate notare“ prosegue una voce dal mezzo.
“Scusate” riprende il sindaco. “Ma cosa avete visto?”.
Una scritta incisa nella pietra: “Per vivere bene mettici del tuo”.

Da anni nessun cittadino ci aveva messo più del suo. Ogni lavoro era stato demandato ad altri. E il senso civico era venuto sempre meno. Nella sala inizia un vociare.
“Io potrei spazzare il marciapiede davanti al mio negozio” sussurra timorosa la signora Rossetti.
“ Io potrei sistemare le panchine del parco” soggiunge il signor Luigi.
“ Noi seminare fiori nelle aiuole” dicono le amiche della piazza.
“Noi sistemiamo la staccionata in ciclabile “ dicono i ragazzi.
Un NOI dopo l’altro, con l’aiuto del comune, i problemi sembrano risolti mentre i biglietti dal tavolo si dissolvono ad uno, ad uno.
Non si saprà mai l’origine di quei biglietti…ma il loro effetto dopo la lettura prosegue nel tempo.
Porta Città è ancora aperta, ancora alta e ancora stretta perché per stare bene… bisogna darsi da fareC




