
Salire a piedi verso Barbiana non è solo un percorso fisico, ma un’esperienza che mette alla prova il corpo e il pensiero. Il sentiero che si arrampica tra i boschi del Mugello, fatto di silenzi, curve e fatica, sembra preparare chi lo percorre all’incontro con un luogo che continua a parlare, soprattutto ai giovani.
È quello che ho vissuto nei primissimi giorni di questo nuovo anno insieme ad un gruppo di cinquanta ragazzi e ragazze, tra i 12 e i 16 anni, prima di giungere alla città di Firenze, ricca di storia, cultura, spiritualità, arte universale, tradizioni senza tempo e bellezza eterna.
Mentre percorrevo la strada che separa il Lago Viola dalla canonica, parlavo con i miei giovani compagni di viaggio, raccontando la bellezza di quanto eravamo fortunati quel giorno: salire a Barbiana, sotto la pioggia, il vento e le temperature che stavano scendendo per l’arrivo della nuova ondata di freddo. «Ma come? Cosa stai dicendo? Come possiamo ritenerci fortunati?» ribattevano senza paura… allora sono arrivato al bivio del Sentiero della Costituzione, mi sono fermato, li ho guardati e subito qualcosa è cambiato: «Vi ricordate cosa vi dissi sul pullman? Don Lorenzo percorse questa stessa strada il 7 dicembre 1954 sotto la pioggia, il freddo e carico di alcuni bagagli».
È calato un velo di silenzio, solo le gocce d’acqua che cadevano sulle foglie e il rumore del vento tornano protagonisti di quei luoghi… e così, abbiamo ripreso il cammino. La strada si fa sempre più impegnativa e all’orizzonte non si intravede nulla…ma ad un certo punto, tra le mille classiche domande che vogliono sondare quanto tempo manca all’arrivo, li ho invitati ad alzare gli occhi e guardare verso la vetta: si scrutava il cielo. «Quando cammini nei boschi e ad un certo punto il cielo diventa più ampio del verde, vuol dire che sei ormai arrivato» gli sussurro… e allora sembrava che una nuova energia spingesse le gambe di tutti ad accelerare: ormai eravamo arrivati! Una ragazza si avvicina e mi dice: «Siamo stanchi e sudati ma ce l’abbiamo fatta! Penso che qui niente era facile…».


Una volta arrivati, il cimitero, la piccola chiesa e la scuola colpiscono tutti per la loro semplicità. Non c’è nulla di monumentale, eppure tutto sembra carico di significato. Don Lorenzo Milani aveva accolto questo luogo isolato per costruire una scuola diversa, fondata sull’uguaglianza, sulla parola e sulla responsabilità.
Divisi in due gruppi, varchiamo la soglia della scuola di Barbiana e qualcuno chiede: «Ma questa era proprio la scuola? Sei sicuro?». Certo… siamo abituati a vedere aule scolastiche ampie, luminose, calde, dotate di ogni tecnologia, banchi disposti in fila e una cattedra dalla quale tutto dipende: ebbene, qui, ogni cosa è ribaltata! Ogni cosa ha perso il suo senso e proprio qui torna ad appropriarsene in modo nuovo partendo da un’adesione alla realtà vera! L’uguaglianza non era solo una parola ma concretezza, la parola non era solo per chi sapeva parlare bene ma per tutti, la responsabilità non era delegata a qualcuno ma tutti erano corresponsabili affinché il tempo trascorso tra quelle mura venisse valorizzato, vissuto e diventasse profetico per futuro di ciascun ragazzo e ragazza: «ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne tutti insieme è la politica. Sortirne da soli è l’avarizia».
Un ragazzo racconta: «entrare in quella struttura e ascoltare ciò che ha fatto don Milani mi ha riportato nel passato… ho immaginato di essere nella situazione in cui si trovavano quelle bambine e quei bambini, ho cercato di capire le emozioni che provavano. Don Milani è un esempio per tutti: ha insegnato a molti ragazzi cosa vuol dire la vita, di cosa necessitiamo per vivere in pace, individuare e affrontare tutte le ingiustizie. Noi giovani dovremmo prenderli come esempio e cominciare a vivere la nostra vita a pieno».


Tutti prendono posto tra gli stessi banchi di allora, consumati dal pensiero che prendeva forma collettivamente, e si dispongono ad ascoltare la toccante testimonianza di Fiorella Tagliaferri, ex allieva di don Milani: neanche il tempo di capire dove eravamo che tutto viene ribaltato! Fiorella che chiama tutti, senza timore, “amore mio” scalda subito l’ambiente e rende il clima familiare: «dovete farmi domande, aspetto le vostre domande perché il Priore così mi ha insegnato». E qui una grande fatica è emersa: la fatica a porre domande! Il fatto di cercare e pretendere risposte che soddisfano i propri bisogni, senza nemmeno pensare e porre la domanda, si sta diffondendo sempre più tra le nuove generazioni e ciò dovrebbe aprirci alla riflessione per generare nuove azioni educative: porre domande non significa sentirsi inferiori ma mostrare di essere desiderosi di conoscere, perché conoscere è amare e amare è la traduzione più alta e concreta dell’I Care, affisso sulla porta della canonica. «Il racconto del suo passato ci ha profondamente commossi, soprattutto nel descrivere la passione autentica che il Priore di Barbiana nutriva per i suoi ragazzi».
E ancora scrivono i ragazzi nel viaggio che li porta a Firenze: «è stata un esperienza bella, toccante, soprattutto ascoltare Fiorella, un ex allieva di don Milani ,che col suo entusiasmo ci ha fatto sentire come il Priore (cosi parlava del suo maestro) amava i suoi ragazzi». «Sentendo, il suo passato mi ha commosso molto la passione che Don Milani nutriva per i suoi ragazzi». Parole che hanno colpito profondamente i ragazzi:«sentire chi ha vissuto davvero Barbiana fa tutta la differenza» perché, come dice qualcuno con uno sguardo meravigliato,«non è più solo una storia sui libri».
«In questo viaggio ciò che mi ha colpito di più è quando sotto freddo e acqua abbiamo percorso la strada fino alla scuola di Barbiana dove insegnava don Lorenzo Milani. Come spiegato da Marta e Fiorella era una persona dal dolce cuore e che amava altamente il prossimo. La frase che mi ha colpito maggiormente è quando Marta ci hanno detto: Don Lorenzo ci diceva che amava più noi che Dio».


E così, abbiamo proseguito la visita, celebrato la S. Messa e condiviso il pranzo, chi dentro la sala, riscaldato dalla stufa, e chi fuori sotto un albero per gustare il silenzio del luogo. Ultima tappa, la visita alla tomba di don Lorenzo ricordando la visita di Papa Francesco, il quale ha riconosciuto il suo ministero di sacerdote ed educatore, come capace di scrutare i segni dei tempo per imparare a stare al passo dell’uomo di oggi, senza timore e pregiudizio alcuno.
La pioggia sembra ora lasciare spazio al sole che inizia a riscaldare le colline toscane e insieme iniziamo la discesa per riprendere il pullman: «di questa esperienza -dice una ragazza- porto a casa molte emozioni e l’ importanza dell’ istruzione che tutt’oggi rappresenta un modo per costruire una società giusta e consapevole».
Ogni passo lungo il sentiero sembrava confermare che la fatica, seppure maggiore, era diversa. Tutti portavamo nel nostro zainetto non solo il ricordo di una camminata, ma la consapevolezza che educazione, impegno e giustizia sociale non sono solo ed esclusivamente parole del passato. A Barbiana, il messaggio di don Milani continua a camminare, passo dopo passo, insieme ai giovani. È un messaggio ancora vivo, una voce che continua a parlare, un’eredità attuale che non smette di interrogare, una lezione senza tempo per le nuove generazioni. Il pensiero di don Milani, espresso in opere come Lettera a una professoressa, continua a interrogare la scuola di oggi: disuguaglianze, esclusione, difficoltà di accesso allo studio sono temi ancora presenti. Barbiana, pur essendo un luogo piccolo e isolato, diventa così universale.
«Non sprecare quello che abbiamo» è una riflessione sintetica ma chiara di una ragazza, al termine della giornata mentre, con soddisfazione, si gusta un gelato tra le vie di Firenze: questa è una responsabilità che abbiamo tutti e ogni tanto vale la pena richiamarcela!




