La scuola diventa “risonanza”. Un laboratorio svela il cuore delle relazioni familiari

Che cosa è accaduto lunedì 15 dicembre 2025 in una classe seconda della scuola di Sorisole, in provincia di Bergamo? Potremmo definirlo un evento eccezionale, ma sostanzialmente semplice e trasparente nelle dinamiche affettive e relazionali che caratterizzano le famiglie dei nostri ragazzi, ovvero la famiglia odierna esclusiva per qualche aspetto fragile e in divenire, sul piano del rapporto intergenerazionale. Le due ore di laboratorio di pensiero e scrittura collettiva praticato quel giorno, si è rivelato un ritratto efficace di quella che Ivo Lizzola, definirebbe Pedagogia della Risonanza, ovvero del contesto di realtà che produce una esperienza trasformativa di relazione profonda con il mondo, in contrapposizione all’accelerazione e alla logica dell’efficienza della società moderna.

Intendo soffermarmi brevemente solo su tre aspetti che mi hanno commosso e mobilitato non solo quel giorno, ma anche durante tutto il lavoro di elaborazione dei fogliolini prodotti sia dai ragazzi ,che dai loro genitori.
La parola che è risuonata in tutte le sfaccettature, i pertugi e le feritoie generate dal laboratorio vissuto in classe, e’appunto l’espressione INSIEME. Insieme come una ricerca, un anelito, un’aspirazione struggente a ritrovarsi prossimi e accomunati dalla condivisione di una esperienza quotidiana e ordinaria. Entrando in punta di piedi, nell’intuizione che man mano si apre un varco proprio all’interno del lavoro che andiamo svolgendo, pescherei tra le tante, la definizione accurata di un ragazzo che ha voluto espressamente manifestare il bisogno di stare insieme non solo per un inevitabile confronto tra grandi e piccoli, ma per bisogno di essere confortato: CONFORTO.

” Stare insieme non solo per confrontarci, ma per confortarci! come se nella esistenza quotidiana, nella processione dei giorni ordinari, si avesse bisogno di poggiarsi uno sull’altro, per affrontare il vivere. E’ un’immagine pascoliana che ricorda il calore del focolare domestico, che sottolinea quello sguardo “orfano” con cui il poeta romagnolo affrontava la sua drammatica vita. E infine da ultimo, a partire dal bisogno di essere insieme, per vivere come finalità comune il conforto reciproco, il bisogno di COINVOLGIMENTO. Questa parola ha colpito l’intero gruppo degli alunni della classe, durante la suddivisione e la selezione dei fogliolini per argomenti e la conseguente scrittura, perché campeggiava su un fogliolino, come parola unica scritta in modo chiaro, quasi sillabato, costringendoci ad una lunga riflessione tra noi.
Che sia la chiave di volta del dialogo o almeno del desiderio, del rapporto familiare intergenerazionale?
Lascio la parola direttamente ai ragazzi così come hanno voluto stilare il testo scritto, che rende immortale il testo desunto da laboratorio praticato insieme. 

ECCO DI SEGUITO IL LABORATORIO E IL LAVORO DI SCRITTURA COLLETTIVA

Lunedì 15 dicembre scorso è accaduto un evento incredibile!
I nostri genitori sono entrati in classe e si sono seduti fra noi, per praticare il laboratorio di scrittura. All’inizio c’era molta vergogna e tensione : noi eravamo elettrizzati e ansiosi perchè dovevamo anche spiegare il metodo con cui lavoriamo tutti i lunedi, poi uno di noi Saymon, ha rotto il ghiaccio chiedendo loro, perché i genitori viziano i figli.
All’inizio sembrava che i nostri genitori non sapessero cosa dire cosa fare.
Poi il discorso è caduto sulla tecnologia e tutti hanno riconosciuto che a causa di quest’ultima, non esiste più dialogo tra genitori e figli: noi non raccontiamo più la nostra giornata, i nostri progressi, senza contare che rischiamo anche incidenti sulle strade, perché siamo strappati via dall’attenzione al nostro dispositivo. Abbiamo ragionato insieme sui pregi ed i difetti della tecnologia, sui rischi e sulle opportunità.
La tecnologia è sicuramente un’alternativa al gioco, alimenta la falsità e la finzione e contribuisce a farci perdere l’immaginazione. I genitori viziano i figli perché stressati dal lavoro, non sempre hanno tempo e voglia di dedicare loro il tempo, scegliendo la via più semplice che è distrarre i figli dal mondo reale.
Abbiamo visto il video “Posa lo smartphone”.



Ma noi scegliamo il mondo reale o il mondo virtuale?
In Internet si trova tutto, ma in compenso si perdono interessi, fantasia e creatività. Il tempo che i bimbi sprecano non si può più recuperare, come la felicità e la crescita.
I genitori si pentono?
I ragazzi non assecondano le richieste per mancanza di volontà, così vanno a dipendere dal telefono, mentre sono in cerca di attenzioni. Senza telefono, tutte le possibilità sono spalancate, c’è libertà assoluta come scoperta di capacità diverse, di giochi intraprendenti e veramente creativi.
E’ frustrante e triste lasciarsi intrattenere da stupide esperienze altrui, senza poter fare le proprie. Bisogna almeno, insegnare ad usare la tecnologia, al meglio.
Dal  giorno in cui sono venuti i nostri genitori in classe, abbiamo scritto molti fogliolini interessanti, ad esempio, sui vizi di grandi e piccoli e sui nostri rapporti.
Questi sono stati gli argomenti più gettonati:
– sui social ci possono essere fake news che contengono falsità, finzione e irrealtà.
– se da piccoli perdiamo tempo sul telefono, perdiamo il nostro futuro, la fiducia nella realtà e l’affetto a causa della nostra distrazione.
I nostri genitori hanno scritto che noi perdiamo tempo, interessi, immaginazione e sono rimasti confusi e dispiaciuti, accorgendosi che perdiamo tanto tempo al telefono.

Si sono anche rammaricati che non stiamo tanto con loro. Per i più piccoli secondo loro, il telefono è un grosso pericolo, perché possono essere hackerati e non sanno utilizzare il dispositivo.
Hanno detto coralmente che i giochi da tavolo o all’aperto, sono meglio del cellulare.
Hanno affermato che stare al telefono fa diminuire la creatività.
Per gli adolescenti i social sono una trappola perché in Rete possiamo incontrare persone sconosciute e moleste. Ma anche i genitori hanno ammesso di trascorrervi tanto tempo sopra, senza passare il tempo necessario con i propri figli. Così molto tempo viene rubato al gioco.
Ci siamo chiesti chi se ne pentirà di più.

Gli adulti?
Loro hanno ammesso che tante volte dare il telefono ad un bimbo, li salva dal dovere di dare loro attenzione e che è la strada più semplice per inchiodarli a stare fermi.
Tutti noi ragazzi però abbiamo ammesso che abbiamo un bisogno assoluto di non essere oscurati e questo fa pensare molto. Siccome la mente del bambino è molto assorbente, sarebbe meglio che fosse assorbita da altro.
Si è anche ragionato intorno al fatto che la tecnologia contiene un universo di aspetti perché essa intrattiene, ruba il tempo e lo condiziona, sostituisce la realtà vera, offrendone una, distorta. Però i genitori lavorano e sono troppo impegnati, quindi i bambini devono trovare un modo per impiegare il tempo, rimanendo ipnotizzati dal telefono.
Noi abbiamo capito che così si genera un vizio, che sarà poi sempre più difficile da cambiare.
La discussione ha fatto anche emergere moltissime contraddizioni da parte di entrambe le generazioni: fa male,ma è più comodo, non offre benessere, però tutti lo usiamo senza tregua, tanto che alla fine del laboratorio, i genitori hanno proposto di intitolare il paragrafo:
“Amore e odio per la tecnologia”.

Infine si è parlato molto molto, della libertà, della responsabilità, dell’indipendenza, dell’autonomia che ci manca nell’organizzazione del nostro materiale scolastico.
Un discorso a sé merita la rabbia scatenata dalla tecnologia che tante volte rovina il rapporto genitori-figli: essa è come un fuoco che alimenta altra rabbia, come una reazione a catena.


VITA IN FAMIGLIA: un GRAN TIRA e MOLLA!

Il nostro discorso è continuato ragionando sulla vita in famiglia.
Lungo tutta la discussione è emersa una sola parola: “INSIEME”.
Parliamo quindi dei bisogni dei ragazzi, poi dei problemi nel nucleo familiare: l’ansia e la rabbia dei genitori e infine degli stereotipi ovvero dei nuovi diritti e nuovi doveri.
Per tutti noi presenti al laboratorio sia genitori che figli, l’imperativo è stato l’importanza di restare in famiglia.
Per noi ragazzi è necessario ricevere affetto, libertà,attenzione, amore, presenza e compagnia, condividere, parlare e confrontarci, ma soprattutto confortarci.
Tutti noi abbiamo ribadito più volte che dobbiamo fare qualcosa insieme, perchè ormai c’è molto individualismo anche in famiglia.
Visto che stava arrivando il Natale, molti hanno detto che sarebbe bello scartare i regali insieme, guardare films.

In generale la famiglia ci deve supportare nelle cose di ogni giorno:
1. organizzare le cose di scuola, grosso problema da sciogliere
2. studiare
3.mangiare insieme
4. riposare e dormire


Tra i tanti fogliolini, uno in particolare ci ha impressionato. Portava scritta una sola parola: “coinvolgimento”.

Abbiamo riflettuto insieme su cosa potesse significare e siamo arrivati al punto di scoprire che forse quel papà o mamma che ha scritto, avrà voluto essere coinvolto da noi, oppure avrebbe voluto coinvolgersi con noi perché forse i nostri genitori si sentono distanti, dato che noi non raccontiamo tanto della nostra vita e ormai, preferiamo gli amici, alla loro presenza. Anzi a volte siamo un po’ in contraddizione e quando li abbiamo vicini, non vediamo l’ora di correre tra gli amici, ma tra gli amici sentiamo spesso, forte, la loro nostalgia.
A volte sentiamo di comunicare in momenti sbagliati per entrambi: loro ci parlano quando siamo arrabbiati o in ansia e allora per paura di non sapere scegliere l’approccio giusto- anche di poter confidarci, quando sono sereni-tendiamo a tenere tutto, per noi.
Qualche volta teniamo molto alla nostra indipendenza, nelle cose in cui ci sentiamo più pratici, ma non appena troviamo un ostacolo ricorriamo ai nostri genitori come supervisori.
In questo modo però quasi sempre scatta l’ansia  e ci sentiamo sottoposti ad una specie di interrogatorio: “ Sei felice?” Perchè, no?I genitori insistono molto per avere una risposta e non sanno mai attendere l’attimo giusto in cui noi vogliamo raccontarci.
Ed è un gatto che si morde la coda, perché se noi non rispondiamo, loro si chiudono e passiamo dall’ansia, alla solitudine, tutto in una volta.
Per continuare a dare forma al nostro discorso, abbiamo voluto soffermarci sulla vita in famiglia che è così tanto cambiata negli ultimi anni e decenni.

Abbiamo osservato un dipinto di Fernando Botero (1932-2023) artista colombiano e pittore del volume:

Botero ci ha aiutato a ragionare e a comprendere la famiglia classica, ossia quella patriarcale: in essa troviamo il padre capofamiglia, in piedi con il figlio più grande, la mamma sottomessa e seduta, mentre accudisce la bimba più piccola.
C’è una forte divisione tra maschio e femmina, tutti in posa e ben vestiti, intorno si vedono mele fluttuanti e all’altezza della testa della madre si nota un serpente sull’albero. Il serpente ricorda Adamo ed Eva, il peccato e la tentazione, la dialettica tra bene e male. Non si vede parità di genere. Si percepisce un certo malessere.
E’ un ritratto di famiglia molto molto impostato che fa riflettere, perché oggi siamo usciti da ogni forma di stereotipo.
La famiglia può essere patriarcale, con rigide regole dettate dal capofamiglia, matriarcale e negli ultimi anni monoparentale.

Famiglia patriarcale  “comanda” il padre e c’è una divisione tra maschio e femmina.
Ora però la famiglia patriarcale è cambiata infatti sono le madri a comandare e non c’è più la divisione tra maschi e femmine; uomini e donne hanno gli stessi diritti.
Nei paesi arabi le donne sono ancora sottomesse e non c’è la parità di genere. 

Famiglia monoparentale  in cui c’è solo un genitore.
Molte mamme hanno ribadito che ormai sono loro a tener testa ai papà e che finalmente hanno raggiunto gli stessi diritti degli  uomini, anche se nei paesi arabi esiste ancora un forte senso di inferiorità per le donne che devono lavorare esclusivamente in casa, senza andare a lavorare.
Però loro hanno sempre un occhio particolare sul figlio!

STILI GENITORIALI
Quando sono arrivati i genitori, dopo vari argomenti è emerso il bisogno di parlare sui modi di educare i figli e di fare i genitori, quindi abbiamo introdotto un discorso sugli stili genitoriali.
Ci ha aiutato molto un video di  Walt Disney:



In esso si possono trovare alcuni modi di educare i figli, ovvero sono descritti alcuni stili genitoriali in associazione con alcuni film per l’infanzia a fumetti: Kung Fu Panda, Nemo, Ariel, Stich.

Autoritario: stile irascibile, la rabbia è come il fuoco, bisogna disinnescare il meccanismo della rabbia,il genitore, fa vedere che è lui il capo.
Ansioso e insicuro: tipo come nemo, un altro può essere un genitore troppo attacca. E’ preoccupato sempre del figlio e impedisce adesso di volare nella vera libertà e questo porta alla poca autonomia e a molta ansia.
Comprensivo: che sceglie un momento privilegiato per parlare con il figlio e noi invece quando dobbiamo parlare con loro troviamo sempre momenti sbagliati. E noi, come fanno i genitori, dobbiamo essere empatici.
Stile Genitori elicottero: oggi questa è la nuova definizione per quei  genitori che stanno molto attaccati e controllano molto la vita dei figli, però questo apporta poca responsabilità e capacità di autonomia. C’è chi non sa nemmeno preparare lo zaino. Noi non  vorremmo essere serviti così tanto, quello che i nostri genitori non ci concedono, è per il nostro maggior bene. Se vogliamo essere grandi, ci lasciano fare certe cose, da soli.
Trasparenza: noi ragazzi dobbiamo essere sinceri e trasparenti con i nostri genitori dobbiamo dire la verità e dialogare con loro su cose reali ovvero su cose che davvero succedono.

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