Salamanca, essere esageratamente generosi. La lezione viva di don Milani nella scuola delle seconde possibilità

Mi chiamo Pablo, sono un educatore della Casa di Salamanca, una realtà fondata nel 1972. Vorrei condividere con voi il modo in cui lavoriamo ispirandoci all’esperienza di don Lorenzo Milani, ringraziando per questo incontro che rappresenta per noi un’occasione importante di scambio e apprendimento reciproco.
Il titolo del mio intervento è “Un ecosistema di inclusione degli ospiti”, perché ciò che caratterizza la nostra realtà è un adattamento dell’eredità educativa di don Milani ai tempi attuali, segnati da maggiore dinamismo, complessità e problematiche sociali. Per questo riteniamo necessario lavorare in relazione con tutta la società, per offrire risposte adeguate ai bisogni dei giovani che accogliamo.
La nostra comunità nasce nei primi anni Settanta, anche grazie al contributo di persone provenienti da contesti difficili. Si trova a Salamanca, in un edificio antico vicino al centro: una scelta fondamentale, perché l’inclusione richiede prossimità alla società. Non ha senso collocare lontano dalla città le persone che vogliamo reintegrare.
Siamo un ente senza scopo di lucro che si occupa di accoglienza, educazione e formazione. Lavoriamo con minori tutelati, giovani con problematiche sociali e ragazzi sottoposti a misure giudiziarie, che hanno commesso reati. Il nostro obiettivo è costruire una convivenza di tipo familiare, fondata sulla quotidianità e sulla condivisione, per favorire sia lo sviluppo personale sia l’inserimento sociale e professionale.


Accogliamo giovani con storie molto difficili: ragazzi provenienti da contesti familiari problematici, spesso separati dalle loro famiglie perché non sicure. Molti di loro portano conseguenze legate all’ambiente in cui sono cresciuti. Il nostro compito non è giudicarli per il passato, ma accompagnarli in un percorso educativo che permetta loro di costruire un futuro.
Ad esempio, un giovane condannato a 14 mesi ha potuto vivere la sua pena come un percorso educativo, non come una semplice punizione. Questo è possibile perché offriamo un contesto di vita basato su relazioni affettive e familiari, capace di trasmettere valori spesso assenti nei contesti di provenienza: convivenza, autonomia, responsabilità e rispetto.
Per raggiungere questi obiettivi diamo grande importanza alla formazione continua degli educatori e all’aggiornamento metodologico. Utilizziamo strumenti diversi, come la scuola di circo o il centro di formazione intitolato a Don Milani, che permettono ai ragazzi di scoprire e sviluppare abilità che spesso non sanno di possedere.
Crediamo che l’educazione non debba limitarsi a modelli formali basati su voti e titoli. Esistono altri modi per costruire un futuro: attraverso esperienze pratiche, relazioni, competenze e conoscenze acquisite nella vita quotidiana. Il vero successo, per noi, è che un ragazzo partecipi ogni giorno, sia presente e coinvolto.
Il nostro modello terapeutico integra diversi approcci. Lavoriamo in una prospettiva sistemica e costruttivista, utilizzando un linguaggio accessibile, non tecnico, adatto all’età e alla comprensione dei ragazzi. È fondamentale evitare un linguaggio distante o specialistico, perché impedirebbe una reale comprensione.


Poniamo molta attenzione al linguaggio: utilizziamo forme che aiutino i ragazzi a esprimersi, a esternalizzare le difficoltà e a immaginare alternative. Favoriamo un approccio positivo, basato su ipotesi e possibilità, evitando giudizi. L’accoglienza è sempre priva di giudizio.
Interveniamo considerando tutte le dimensioni della vita del giovane: il contesto familiare, la dimensione ludica, il gruppo dei pari. Le relazioni tra coetanei sono fondamentali per lo sviluppo e rappresentano uno spazio centrale di apprendimento.
Dal punto di vista pedagogico, ci ispiriamo anche alle teorie di Jean Piaget, ponendo il ragazzo al centro del processo educativo: è lui il protagonista del proprio percorso. L’apprendimento deve essere attivo e significativo.
Adottiamo inoltre un approccio centrato sulle soluzioni: invece di focalizzarci solo sul problema, analizziamo i momenti in cui il problema non si manifesta, per comprendere quali condizioni lo rendono possibile e favorirne la ripetizione.


Le nostre azioni tendono a essere brevi ma intense, per mantenere alta la motivazione dei ragazzi, anche se il percorso complessivo può essere lungo. La vita comunitaria è organizzata attorno a momenti di partecipazione attiva. Ogni sera, dopo cena, si tiene un’assemblea in cui i ragazzi possono esprimersi, condividere problemi e proporre soluzioni. Una volta al mese, l’assemblea è autogestita, senza la presenza degli educatori.
Organizziamo anche incontri chiamati “Dejarse preguntar”, in cui invitiamo persone esterne – professionisti, esperti o anche detenuti – a rispondere alle domande dei ragazzi, favorendo il confronto con esperienze diverse.
Un altro strumento importante è la maieutica, ispirata alla tradizione socratica, che aiuta i giovani a raggiungere le proprie conclusioni attraverso il dialogo. Utilizziamo anche l’ironia per stimolare il pensiero critico e la capacità di interrogarsi sulla realtà.
Nel tempo, la nostra realtà è cresciuta. Oggi lavoriamo in diverse strutture. La principale è la Casa Santiago Uno, dove si svolgono le attività educative e si accolgono anche ragazzi inviati privatamente da famiglie in difficoltà, che faticano a gestire situazioni educative complesse.
Accanto a questa, esiste una scuola ispirata a Don Milani, orientata alla formazione professionale in ambiti come agricoltura e artigianato. Nata inizialmente per contrastare l’analfabetismo nelle aree rurali, oggi offre percorsi educativi alternativi.
Attualmente accogliamo decine di giovani e bambini, molti dei quali in condizioni di rischio sociale. Il nostro lavoro si fonda sulla costruzione di una comunità educativa capace di offrire accoglienza, relazioni e opportunità di crescita.
In sintesi, quando non si sa più cosa fare, l’ultima risposta è essere “esageratamente generosi”: è questo il principio che guida il nostro lavoro quotidiano.

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