Una scuola che cambia e va oltre il disinteresse. La sfida dei docenti per ritrovare un senso

UNA SCUOLA IN DIVENIRE
La scuola flessibile offre grandi vantaggi, ma può essere poco efficace in certi contesti. Gli studenti, infatti, devono saper autoregolarsi e sviluppare una forte autonomia. Senza regole e routine chiare, condivise e strutturate insieme, la libertà di movimento o di gestione del tempo può trasformarsi in caos.
Rendere la scuola flessibile richiede agli insegnanti una pianificazione molto più complessa e la capacità di gestire gruppi con esigenze diverse simultaneamente. Come docenti percepiamo spesso il rischio e il timore di frammentare e di perdere il senso di coesione del gruppo classe e il valore delle identità individuali. Potrebbe anche risultare molto difficile il monitoraggio dei progressi comuni e l’attenzione alla centralità della persona.
Superare invece questi sospetti è un atto di fiducia e di coraggio: mettiamoci subito a scrivere insieme per scoprire la bellezza della costruzione di un pensiero comune.
Sicuramente la scuola non può trattare come inesorabili e definitive le fasi evolutive dei bambini e  dei ragazzi che le sono affidati, perché deve offrire un grande margine per sperimentarsi e confrontarsi: che almeno nella scuola si possa sognare, sbagliare, procedere per tentativi, litigare e fare pace, annoiarsi, crescere. Ecco il gioco di vita!

Molte sono le spinte, interne ed esterne, verso un necessario (ed urgente) cambiamento della scuola.
Un cambiamento che vada nella direzione di abbattimento di tante rigidità presenti da anni nella giornata e nell’ambiente scolastico. Un cambiamento che lasci spazio alla flessibilità richiesta dall’essere proprio della persona che vive la scuola. Pensiamo, ad esempio, al sapere presentato come pacchetti orari; penso, ad esempio, allo spazio fisico dell’aula spesso predisposto senza essere pensato e progettato in continuazione a seconda delle esigenze; pensiamo alla fatica di fare entrare nella routine anche “ciò che generalmente non si fa a scuola”.
La flessibilità richiesta supporta la fatica di crescere e di apprendere.


Una scuola flessibile è importante perché, come insegnava don Lorenzo Milani, l’istruzione deve essere uno strumento di uguaglianza e riscatto sociale, non un sistema rigido che esclude chi ha più difficoltà. Nel suo esempio della Scuola di Barbiana, la scuola si adattava agli studenti, ai loro tempi e alle loro condizioni di vita. Questo modello dimostra che la flessibilità permette di ridurre le disuguaglianze, offrendo a tutti le stesse opportunità di apprendimento, soprattutto a chi parte svantaggiato. La scuola dovrebbe partire da qui: una scuola di tutti e per tutti dove al centro c’è il benessere degli studenti e dei docenti, aggiungendo nuovi elementi che la aiutino ad evolversi e a rapportarsi con la vita concreta.

FINALITA’ E  CARATTERISTICHE DI UNA SCUOLA FLESSIBILE
È giusto che la scuola cambi, che diventi più flessibile alle esigenze dei ragazzi e delle ragazze, più flessibile all’organizzazione oraria, all’ambiente scolastico, ma allo stesso tempo anche la società fuori dovrà andare incontro alle esigenze della scuola e darle la giusta importanza che sembra stia svanendo sempre di più nel corso degli anni.
Lo scopo della scuola è guardare negli occhi dei propri ragazzi le cose belle che vedranno domani per essere cittadini del mondo e cittadini sovrani.
Una scuola flessibile non solo “guarda negli occhi” ma “guarda dentro” le persone, le accoglie e va oltre ai pregiudizi. La sua finalità può essere rappresentata dall’agire con amore e a favore dell’amore, nel senso più ampio e profondo del termine, ricordando quello che diceva Maria Montessori.


Una scuola flessibile è un modello educativo che si adatta ai bisogni degli studenti, ai cambiamenti sociali e alle nuove modalità di apprendimento. La sua finalità principale è favorire uno sviluppo completo della persona, non solo dal punto di vista cognitivo, ma anche emotivo, relazionale e creativo. La scuola flessibile promuove inclusione, valorizzando le differenze individuali e sviluppa competenze trasversali come pensiero critico, problem-solving e capacità di adattamento.
Spesso ci amareggia che la scuola sia lasciata sola come asse portante della società. Se la politica non la sosterrà con investimenti innovativi, formazione, ricerca, messa a norma degli edifici, acquisto di attrezzature e materiali necessari, stipendi dignitosi, ci aspetta un triste futuro.

COME CREARE PERCORSI EVOLUTIVI  ADERENTI AL REALE
Perché la scuola sia di qualità, bisogna evitare l’overdose di progetti, proposte e attività di ogni tipo. Non si può fare tutto, bisogna fare delle scelte. Bisogna fare meno e meglio per approfondire e non restare sulla superficie. Bisogna stare sulle cose, prendersi il tempo che serve.
E’ necessario selezionare percorsi che aderiscono in tutto alla vita reale e quotidiana di studenti e docenti: aprire percorsi di pensiero e di scrittura collettiva sono l’occasione concreta di costruzione di autentici processi critici di apprendimento!
Abbiamo verificato che è molto importante rallentare sia alla scuola primaria sia alla scuola secondaria utilizzando un tempo skolé di pensiero dilatato, di ascolto, di riflessione e di vera accoglienza. Per concretizzare questo approccio, è utile partire dai bisogni, interessi e contesti degli studenti, collegando le discipline a temi attuali o esperienze vissute.
Occorre facilitare e accompagnare qualsiasi fase evolutiva del ragazzo e del bambino in un percorso che nasce in itinere, dove scrittura e pensiero si autogenerano con naturalezza.

Nelle classi della scuola primaria notiamo che lasciar emergere e accogliere quanto appartiene al reale che accade, fa sì che i bambini acquisiscono consapevolezza, sicurezza, coinvolgimento personale e sviluppo delle abilità sociali: i bambini trovano il modo di confrontarsi, di dialogare, di esprimersi liberamente, di relazionarsi come in una vera palestra di vita in cui anche i deboli si sentono forti.


Ci siamo interrogati sui motivi da cui nasce il disinteresse per la scuola.
Il disinteresse può nascere dal fatto che il mondo della scuola è sempre più “ distante” dalla vita che i ragazzi/e si trovano a dover affrontare fuori (a casa, in altri ambienti sono più “liberi” e meno “controllati” e perciò più rilassati e contenti): a scuola ci sono le regole da rispettare, non si può fare ciò che si vuole, i ragazzi/e devono ascoltare gli insegnanti, capire gli argomenti affrontati, essere attenti e rispondere quando vengono chiamati parlando ed esprimendo i propri pensieri, le proprie idee.

Bisognerebbe trovare un punto d’incontro tra la scuola e il mondo fuori: la scuola dovrebbe da un lato ritrovare quel senso positivo che aveva al tempo della skolé, aprirsi alle esigenze dei ragazzi/e e fare in modo che diventi un luogo educativo, ricreativo, anche un luogo dove rifugiarsi.
Gli studenti, viceversa, si sentono spesso prigionieri tra le richieste della scuola e le aspettative della famiglia, cui è già stato permesso di entrare nella scuola. La scuola dev’essere sfidante, motivante non un parcheggio o un luna park, un luogo che fa miracoli senza la collaborazione e la fiducia delle famiglie; come docenti non vogliamo essere gli unici responsabili o deputati all’educazione delle nuove generazioni, ma collaboratori dello sviluppo potenziale dei ragazzi.

Stare in ascolto.
Stare accanto, anche se la fatica prende il sopravvento.
Prendere fiato.
Osservare.
Fermarsi anche se la frenesia sembra sia la logica, con cui gira il mondo.
Fare un passo controcorrente e andare oltre il già noto.
Avere il coraggio di fare un passo verso l’ignoto.


Il percorso non resta astratto, ma diventa uno strumento concreto per comprendere e fornire basi critiche per affrontare, con buona solidità emotiva, il gioco della vita.

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