
L’ esperienza che ho vissuto lunedì scorso, 27 aprile, nasce dall’esigenza di prendere parte al percorso della scrittura collettiva, esigenza che personalmente sento forte.
Sono stata accolta, insieme ad altre docenti, dalla professoressa Rosaria Di Gaetano e dalla sua classe seconda della scuola media. Le ragazze e i ragazzi seduti uno di fronte all’altro, si guardavano negli occhi e, come tutti gli adolescenti, si sorridevano e si prendevano anche un po’ in giro, sotto sotto. La professoressa Rosaria, girava per la classe, con la sua postura dritta e i suoi occhi sorridenti. Le sue parole scandite forti e chiare.
Ho sentito da subito il legame profondo che unisce queste persone. Legame che si è, poi, svelato in ogni minuto trascorso all’interno di quell’aula.
I protagonisti, con alle spalle una decina di osservatori, si sono mossi all’interno del laboratorio di pensiero critico e di scrittura collettiva in modo naturale, senza nascondere le infinte “facce della scuola”.
Una scuola che certamente fa fatica a contenere le numerose personalità. Una scuola che certamente si deve accontentare del tempo e dello spazio che le sono stati imposti.
Una scuola che certamente deve relazionarsi con il mondo che accade e rispondere anche a domande difficili, a volte nemmeno esposte con la voce.

Una scuola che, però, si ritrova, intorno ad una tavolata, come tra amici, senza vincoli e pregiudizi. Una scuola che accoglie, anche in extremis. Una scuola che ascolta e sta attenta a tutte le parole, perché come dice Rosaria, nessuna briciola va gettata.
Una scuola che tiene “attaccati” per due ore, senza sosta, quattordici adolescenti, che tra loro cercano di sviscerare il senso di una frase scritta da Shakespeare, passando con entusiasmo da un viaggio all’ interno della linea del tempo fino ad un gioco fatto con carta e filo.
Tutte e tutti incollati non ad uno schermo, ma alla voce, alla presenza della loro professoressa.
Incollati a questo mondo adulto, che ha saputo guardarli negli occhi. Ascoltare la voce di ognuno. Ha dato legittimità di essere al pensiero di ognuno.
Tutti inclusi nel processo di creazione di un sapere, masticato e fatto proprio.
Questo resterà nei ricordi di queste ragazze e di questi ragazzi.
Il laboratorio di scrittura collettiva, ho scoperto, è anche questo gesto di amore.




