
Lezione di storia: occorre allargare ed espandere il lessico specifico, concedendo spazio e tempo all’aggettivazione, per definire popoli come i “Turchi di Maometto II”, popolo sterminatore accanito, così incline alla conquista, alle attività predatorie.
Si parte da “bellicoso”, “bellico” e si comincia a viaggiare attraverso l’etimologia delle parole, che prontamente restituisce verità a quanto si vuol compiutamente descrivere.
Mentre campeggia sulla lavagna l’aggettivo suddetto con la sua origine “bellum” che in latino si riferisce alla guerra, al conflitto, la platea si anima e una studentessa di seconda media acuta e normalmente attenta, mi interrompe per chiedermi se la parola “sbellicarsi” dalle risate, possa essere ricondotta al medesimo significato della parola suddetta.
Comincia così un viaggio imprevisto. Collocando sulla linea del tempo la parola “bellico”, si può osservare che fino al XVIII secolo, l’origine è proprio la medesima: “bellico” è anche l’ombelico per cui sbellicarsi con la “s” impura quale prefisso, sta proprio a significare allontanarsi dal proprio ombelico e ridere fragorosamente, quasi a volerlo rompere.
Ma siamo ancora ab ovo.

Sorge uno studio imprevisto sulla parola ombelico fino a farci scoprire che una strana, inedita relazione esiste tra la cicatrice che tutti portiamo iscritta come ornamento anatomico sul nostro torace e il cosmo, come se l’ombelico additasse il centro del mondo, il rapporto tra cielo e terra. Il dizionario Treccani recita che “om-bellico” sia per aferesi, bellico. A tal punto tutta la scolaresca è davvero interrogata, stupita sotto la pioggia insistente e battente di significati, di lessico, di pregnanza semantica che irrora l’aria in classe, assomigliando a un gioco, a tratti davvero insolito e curioso. La lezione si accende così di mille colori e di mille significati.
“Qui alle medie la scrittura collettiva è la materia più bella di tutte… Anzi non posso definirla una materia ma un viaggio nella parola e nell’ascolto”. Così due giorni dopo, chiosa il suo tema, uno studente di seconda media.

Infatti scopriamo insieme che Delfi, importante località greca, nel mondo greco era ritenuta l’ombelico del mondo, da quando Zeus avendo liberato due aquile aveva notato che puntualmente si ritrovavano proprio sulla città che rappresentava il centro di convergenza di tutte le altre. Non finisce qui per gli alunni di questa classe che intuiscono cosa possa essere l’ombelico della terra, come espressione legata a luoghi considerati il centro del mondo anche per la mitologia indiana: l’ombelico di Vishnù ad esempio, è un potente simbolo cosmico nell’induismo da cui emerge il dio Brahma, che dà origine all’universo e alla nascita della vita e della creazione. Inoltre anche la piazza di Rieti nel Lazio è denominata ombelico d’Italia, e Cuzco è considerata ombelico del mondo, per l’antico popolo precolombiano degli Incas.
Il discorso cade poi sul significato del cordone ombelicale cui è legato il feto alla nascita, su cosa significhi “tagliare il cordone ombelicale”, non solo la nascita che nel corso della vita come principio di differenziazione, personalità e identità.
La bellezza del dialogo, della ricerca-azione insieme pesca interamente nella scoperta del mondo esterno come moltiplicatore di quello interiore, soggettivo e personale.




