Dalla teoria agli alunni. Come i giochi cooperativi lavorano su emozioni, conflitti e ascolto

In un tempo in cui la scuola rischia di essere schiacciata tra urgenze tecniche e obiettivi performativi, il progetto Peace Games ci ricorda che educare significa anche coltivare la pace. Non come concetto astratto, ma come competenza concreta, da vivere, da allenare, da giocare.
La giornata laboratoriale vissuta dai docenti delle nostre scuole, insieme al seminario residenziale “Giochi di Pace: esperienze ludiche per educare al futuro” (Genova, 23–24 gennaio 2026), ha offerto agli insegnanti e ai dirigenti un’occasione preziosa per esplorare il potenziale educativo del gioco come strumento di cittadinanza attiva.

Il laboratorio, promosso nell’ambito delle attività dell’EIP Lab, nasce con un obiettivo ambizioso: sostenere scuole e istituzioni culturali nel coltivare competenze di cittadinanza, democrazia e gestione nonviolenta dei conflitti, attraverso metodologie attive e strumenti innovativi. Tra questi, il gioco occupa un posto speciale (visita il sito: EDUCATION INSPIRING PEACE LABORATORY).

Guarda il video dell’intera giornata di lavori e ascolta la relazione di Claudio Dondi e gli interventi dei docenti


Guidati da Claudio Dondi e Agostino Gatta, formatori dell’EIP Lab, i partecipanti hanno riflettuto sui legami tra gioco e pace, approfondendo le linee guida del Consiglio d’Europa sulle competenze democratiche e civiche. Il seminario ha alternato momenti teorici e pratici: laboratori di progettazione ludica, esercizi di intelligenza collettiva, sessioni di gioco cooperativo e una plenaria finale dedicata al feedback e alla co-creazione.

Perché “giocare alla pace”?
La scuola contemporanea è spesso chiamata a rispondere a richieste immediate: competenze tecniche, abilità spendibili nel mercato del lavoro, performance misurabili. In questo scenario, rischiamo di lasciare ai margini un compito essenziale: formare persone capaci di vivere insieme, trasformare i conflitti, scegliere la parola al posto della violenza, la cooperazione al posto della competizione distruttiva.
I Peace Games si inseriscono proprio qui: come strumenti di didattica positiva, creativa e profondamente valoriale. Non giochi “per passare il tempo”, ma giochi che costruiscono tempo di qualità.


La mattina: parole che si incontrano

L’avvio della giornata è stato semplice e potente. Ai docenti è stato chiesto di scrivere su post-it una o due parole legate a PACE e GIOCO, e di collocarle sulla lavagna, facendo attenzione all’intersezione tra i due campi semantici.
Un gesto minimo, ma rivelatore: le parole hanno iniziato a dialogare prima ancora delle persone. Da quell’incrocio sono emerse immagini, valori, intuizioni che hanno preparato il terreno all’esperienza successiva.

Giocare per capire, capire giocando
I docenti hanno poi sperimentato in prima persona alcuni giochi di pace: attività che attivano creatività, ascolto, cooperazione, gestione delle emozioni e dei conflitti.
Il consorzio Peace Games, co-finanziato dal programma Erasmus+, lavora proprio in questa direzione: sviluppare competenze civiche e sociali attraverso giochi “fatti in casa”, adattabili ai contesti educativi formali e informali. La creatività non è un ornamento, ma un motore pedagogico.

Il progetto prevede:
• la mappatura dei giochi orientati alla pace già esistenti
• l’identificazione delle lacune e la creazione di nuovi giochi
• la costruzione di un hub online per docenti e scuole
• la sperimentazione in dieci scuole pilota in cinque paesi
• la produzione di una guida per integrare il gioco nella didattica tradizionale
• il coinvolgimento delle comunità locali e degli studenti già attivi nel mondo del gaming
• un contributo al dibattito sulle politiche educative per la cittadinanza.
Un ecosistema, non un semplice catalogo di attività.


Il pomeriggio: creare un gioco di pace

La seconda parte della giornata ha chiesto ai docenti di mettersi in gioco, letteralmente, progettando un Peace Game originale. Un esercizio di creatività pedagogica che ha permesso di trasformare idee e valori in meccaniche ludiche, regole, obiettivi condivisi.
Un modo per ricordare che la cittadinanza non si insegna solo spiegandola: si costruisce facendo esperienza di cooperazione, negoziazione, responsabilità reciproca.

Non è un caso che la cittadinanza sia entrata nella “top five” delle competenze di base, accanto a:
• Alfabetizzazione
• Matematica
• Scienze
• Digitale

Sono le fondamenta dell’apprendimento lungo tutto l’arco della vita. E la cittadinanza, oggi più che mai, è una competenza che si coltiva attraverso pratiche concrete, non solo attraverso contenuti.


Una plenaria che apre prospettive

La plenaria finale ha raccolto intuizioni, domande e possibilità. È emersa una consapevolezza condivisa: introdurre giochi di pace nella scuola non significa aggiungere un’attività, ma cambiare postura educativa. Significa riconoscere che il gioco può essere un linguaggio serio, capace di generare relazioni, responsabilità e visioni di futuro.
Questa giornata non è stata un evento isolato, ma un seme. Un invito a ripensare la scuola come luogo in cui si impara a vivere insieme, a trasformare i conflitti, a immaginare mondi possibili e , soprattutto, un promemoria prezioso: la pace non si insegna, si pratica. Anche giocando.
Il catalogo PEACE GAMES è una selezione di 55 interessanti giochi digitali e analogici, rilevanti per l’insegnamento e l’apprendimento della pace e delle competenze orientate alla pace. I giochi sono stati identificati dai partner del consorzio in diversi paesi europei in base alla loro rilevanza e classificati per l’apprendimento basato sul gioco.

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