Errore, lentezza e parola per una scuola che fa splendere. Educare è liberare

Dopo il visiting di sette docenti del Liceo Serpieri di Rimini, nella classe della professoressa Rosaria Di Gaetano all’IC di Sorisole, gli stessi docenti oggi riflettono su nuovi paradigmi educativi a partire dalla scrittura collettiva. Contro la tirannia del programma emerge una pedagogia della lentezza: dare tempo alla parola, sospendere il giudizio, normalizzare l’errore come motore di ricerca. La noia diventa alleata creativa, la collettività amplifica l’identità. Educare è liberare dal peso dell’ansia da prestazione per restituire agli studenti pensiero critico, coraggio e luce.

Parola e pensiero ci rendono cittadini sovrani per don Milani e probabilmente dobbiamo iniziare a pensare all’educazione come liberazione e respiro.
Troppo spesso siamo vittime della programmazione e del tempo sempre insufficiente per poter veramente raggiungere gli obiettivi richiesti in sede di esame di stato, in modo particolare nelle due prove scritte. Oltre a ciò le indicazioni ministeriali richiedono continuamente l’utilizzo di ore curricolari per lo svolgimento di PCTO, orientamento, educazione civica e progetti di natura varia, difficilmente conciliabili con la mole dei contenuti disciplinari. Dunque contro la tirannia della fretta è auspicabile creare condizioni per attuare una pedagogia della lentezza.
Ci accorgiamo infatti che spesso i ragazzi faticano ad emergere o anche solo a intervenire in quanto non lasciamo loro lo spazio sufficiente per attivare il pensiero e la parola che “mai, secondo don Milani, ci potranno essere sottratti”.

Emilio Vedova, noto accademico di Venezia, ha utilizzato la metafora della tela bianca per sollecitare i suoi studenti allo slancio di imbrattare la tela, ma ha dovuto arrendersi, presentandosi con un enorme secchio per farlo lui stesso, dal momento che nessuno degli allievi osava prendere l’iniziativa.
Quella tela bianca fa paura perchè è un vuoto da riempire o è un vuoto troppo pieno?  Talvolta è troppo pieno del giudizio altrui che, come un’onda, si presenta come una possibilità o un limite;  per affrontarlo occorre fare domande, dare tempo a ciascuno studente secondo i suoi ritmi di apprendimento. Dobbiamo accompagnare lo studente ad affrontare il rischio di compiere l’errore: potremmo normalizzare l’errore, valorizzarlo sospendendo il giudizio e alleggerendo il peso di averlo commesso.

Enrico Galiano in realtà distingue l’errore dallo sbaglio, in quanto il primo suggerisce l’idea di un autentico viaggio, di un’esplorazione alla ricerca di qualcosa, mentre lo sbaglio significa semplicemente prendere un abbaglio: s-baglio, ossia non fare centro. Sulla stessa linea Maria Montessori ci ricorda che l’errore è maestro.
Come mai i nostri studenti sono paralizzati dall’errore? Ciò che li blocca è il giudizio, molto spesso formulato con “parole sasso”che feriscono e che quindi creano un muro difensivo nella comunicazione.


Come possiamo divincolarci da questi meccanismi?
Occorre che l’insegnante si metta in discussione ed abbia il coraggio di relazionarsi con gli studenti, liberandosi lui stesso dall’ansia da prestazione fino alla disponibilità a cambiare metodo e anche ruolo.

Quali le azioni concrete?
Ascoltare e promuovere l’ascolto reciproco, stimolare con dialoghi socratici con sospensione del giudizio, dare tempo in un setting preparato: la collettività non distrugge, anzi amplifica l’identità personale. Condividere è moltiplicare.
A proposito del vuoto e del tempo lento, abbiamo dialogato coi ragazzi della scuola media ed è emerso che la noia non è affatto negativa, anzi è una vera alleata educativa: è creatrice dell’immaginazione, della fantasia e del pensiero critico e divergente.

L’errore è il filo conduttore nell’arte e nella scienza: i ragazzi provenienti dalle medie  hanno la convinzione della scienza come disciplina esatta, mentre è la gestione dell’errore che fa la vera scienza. Infatti lo scienziato ha davanti un deserto e si muove il più delle volte condotto dagli errori, come suggerisce Elena Cattaneo. In un liceo come il nostro, scientifico e artistico, non possiamo che  concludere con la raccomandazione  di Pier Paolo Pasolini: ” Ti diranno di non splendere. E tu splendi, invece”.
Educare è togliere, svuotare la mente per fare spazio, alleggerirla dal  peso delle aspettative e dall’ansia da prestazione.

ERRORE E SBAGLIO
Valorizzare lo sbaglio è sospendere il giudizio e fidarsi dell’altro.
Una macchia può diventare un’opera d’arte.
Nessuno è un errore.
Chi non fa non sbaglia.

FUNZIONE DELLA NOIA
 L’arte che nasce dall’errore.
Serendipità.

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