
Ho conosciuto Paolo Landi a casa di Fiorella Tagliaferri, entrambi allievi di don Lorenzo Milani in fasi diverse della scuola di Barbiana; entrambi hanno vissuto la loro vita interpretando gli insegnamenti del Priore con cammini diversi, ma sempre come testimoni attivi e autentici.
Ho avuto il piacere qualche giorno fa di ricevere da Paolo Landi alcuni testi, attraverso i quali ragionare insieme sulla scuola, per focalizzare un percorso milaniano, strada sulla quale la Rete Barbiana 2040 si è impegnata dal 2019.
Siamo quindi onorati di accogliere le sue parole perché sono una testimonianza che ci restituisce don Milani vivo nel dialogo educativo con un ragazzo che si interroga e cresce.
Rita Fumagalli
Dirigente scuola capofila
Rete Barbiana 2040
Ero un ragazzo di 14 anni, figlio di contadini mezzadri del Mugello. Avevo terminato la scuola di Avviamento al Lavoro e non volevo fare il contadino. Il lavoro nei campi può sembrare bello, ma è un lavoro che ti fa sentire isolato e fuori dal mondo, mentre io, il mondo, sognavo di poterlo girare.
Però, continuare a studiare significava andare dal Mugello a Firenze: due ore di viaggio per andare e altrettanto per tornare. Non temevo l’impegno, mi piaceva studiare; ma all’esame di ammissione all’Istituto Tecnico Leonardo da Vinci di Firenze fui bocciato. Pensavo di aver svolto un tema eccellente, ma risultò pieno di segni blu.
Allora ripiegai su un corso professionale per odontotecnici, ma dopo due settimane di scuola, ci fu presentata la lista degli strumenti da acquistare, ma per la mia famiglia era una spesa inaccessibile e dovetti rinunciare. Mi sentivo sconfitto, in un vicolo cieco, tutte le porte per studiare si erano chiuse.
Invece, una mattina al mercato di Vicchio, mio padre aveva sentito parlare da alcuni contadini, che un prete a Barbiana, sul Monte Giovi faceva scuola gratis. Quel gratis fu decisivo nella scelta; ma l’idea di andare a scuola da un prete non mi allettava. Mi chiedevo cosa potesse insegnare un prete! La dottrina già la sapevo, avevo vinto anche un primo premio di catechismo della diocesi!
Molto sfiduciato, una domenica mattina in Lambretta salii con mio padre a Barbiana.
Don Lorenzo, sotto la pergola fuori dalla chiesa, stava commentando il Vangelo insieme ad una ventina di ragazzi seduti su delle panche. Dopo due ore aveva appena letto solo tre righe del Vangelo. Spiegava il luogo, la storia, le tradizioni, l’etimologia delle varie parole e le diverse versioni dei testi del Vangelo, in latino e in greco.

Prima di allora, non avevo mai ascoltato una spiegazione del Vangelo così ragionata, approfondita, concreta; sembrava di assistere alle scene di un film che passavano davanti agli occhi. Rimasi esterrefatto ed ammirato e fu così che finii a Barbiana.
Prima che iniziasse la Santa Messa, mio padre spiegò a don Lorenzo che ero stato bocciato alla scuola di Stato, e che era importante che prendessi un Diploma per non dover fare nella vita il contadino o il manovale. Al che don Lorenzo pronunciò una frase di mi è rimasta impressa: Paolo capirà che ci sono cose più belle e più importanti del Diploma, ma questo lo capirà da solo.
Un altro dettaglio su cui don Lorenzo fu chiaro erano le condizioni per frequentare la scuola di Barbiana: scuola 365 giorni l’anno, scuola la domenica, scuola a Natale e Pasqua, scuola per 12 ore al giorno, dal mattino alla sera. Inoltre: No! televisione, No! cinema, No! ballo, No! pallone. Prendere o lasciare!”.
Queste condizioni non mi piacevano, ma decisi di accettarle. Iniziai così la mia esperienza alla scuola di Don Lorenzo: era l’estate del 1963. Partivo da casa in bicicletta alle sette del mattino; per salire a Barbiana percorrevo in bici sette chilometri di strada sterrata, più un altro chilometro di mulattiera a piedi.
Dopo… anni di scuola a Barbiana, seguì un periodo di studio e di lavoro all’estero. A 15 anni, insieme ad altri quattro ragazzi eravamo a Parigi a studiare il francese. A 17 anni, andai da solo in Inghilterra a lavorare ed a studiare l’inglese. Dopo l’Inghilterra tornai a Barbiana per andare a Milano a fare un esperienza nel sindacato dei tessili della Cisl: non avevo ancora compiuto i 18 anni.

Prima della partenza per Milano, Don Lorenzo mi diede alcuni consigli, che ho custodito come un ricordo prezioso:
Vai a Milano, è lì che c’è la grande industria, il cuore del sindacato. Vai a sostituire un sindacalista che va militare. Partecipi a riunioni dove si decidono scioperi, lotte, manifestazioni; dove si fissano gli obiettivi da realizzare in una vertenza; dove si impara come gestire una trattativa o concludere un contratto di lavoro.
Ti do anche un altro paio di consigli. Il primo: per un anno tieni la bocca chiusa, se vorresti parlare, morditi la lingua. Ascolta, impara, fai domande, ma non parlare. Solo dopo un anno inizia a dire ciò che pensi. Se partecipi ad una riunione e non condividi le decisioni o le scelte, devi avere il coraggio di prendere la parola, non devi stare zitto! Devi avere il coraggio di spiegare le ragioni per cui non sei d’accordo e quali sono le tue proposte.
Il secondo: non cavalcare mai la demagogia, (quello che oggi chiamiamo populismo), perché la demagogia crea facili consensi, ma, ricordati, che la demagogia non risolve mai un problema. Quello stesso problema te lo ritrovi più tardi e sarà ancora più difficile risolverlo. Ricordati che un sindacalista deve essere un dirigente. Un sindacalista non deve dare risposte superficiali, deve essere capace anche di dare risposte impopolari se le ritiene giuste. Quindi non devi mai essere superficiale; devi assumere sempre il coraggio delle tue azioni e delle scelte che ritieni giuste.
Quei consigli don Lorenzo me li ha dati prima della mia partenza per Milano, ma con me portavo anche i tanti insegnamenti appresi alla scuola di Barbiana; insegnamenti che hanno rappresentato una costante guida e riferimento nei miei cinquanta anni del mio impegno nel sociale: venti nel sindacato e trenta in Adiconsum, l’associazione per diritti dei consumatori che io stesso ho promosso nel 1987.
A Milano ho vissuto le lotte del ’68; dopo al sindacato nazionale ho negoziato contratti di lavoro per migliaia di lavoratori del tessile abbigliamento. Poi, a Bruxelles, ho rappresentato i consumatori presso la Commissione Europea nel Comitato Euro, partecipando a numerosi comitati per proporre alla Commissione e al Parlamento Europeo nuove Direttive sui diritti dei consumatori. Per non parlare poi delle esperienze Internazionali in vari paesi europei e nel mondo, realizzando progetti di cooperazione, convegni, conferenze, interventi nelle Università, che mi hanno portato negli Stati Uniti, in Russia, Cina, Vietnam, Canada Sudafrica, Argentina e in tutti i paesi europei.

Mai avrei pensato, quando aiutavo mio padre nei campi o andavo alla scuola Barbiana, che avrei fatto esperienze così interessanti in Italia e all’estero.
Quelli di don Milani sono insegnamenti di un grande educatore che credeva nella forza della parola, nel dialogo, nella coerenza e, per essere credibile, di essere di esempio verso gli altri. Un maestro che ha insegnato a ragionare con la propria testa. Come non ricordare la lettura pomeridiana del giornale per insegnarci a distinguere le notizie dalle opinioni, a capire le cose vere da quelle false o strumentali, a chiedersi da chi è controllato un giornale, quali sono gli interessi che difende. Come una stessa notizia può essere riportata e presentata in modo molto diverso.

Ci ha insegnato ad avere speranza nel cambiamento e ad impegnarci per realizzarlo. Quando si è giovani si hanno grandi sogni, ma poi si finisce per adeguarsi alle tante ingiustizie della società, del lavoro, della scuola.
Don Milani ci insegna anche che nella vita non si può aspettare che sia il sistema a cambiare le situazioni di emarginazione, di oppressione o di sfruttamento. Dare la colpa al sistema, rischia di essere solo un alibi alla propria passività, per tacitare la nostra coscienza. Per cambiare o migliorare le situazioni ingiuste nella scuola, nella Chiesa o sul lavoro, bisogna rimboccarsi le maniche, impegnarsi e rischiare di persona. Infatti, le condizioni difficili possono essere superate solo da coloro che le vivono. Le riforme sono tali se in primis vedono l’impegno di chi vive e soffre quei problemi, se mettono insieme, si organizzano, se utilizzano tutti gli strumenti di pressione e di lotta permesse dalla democrazia: la parola, il voto, lo sciopero, la disobbedienza civile.

Soprattutto, occorre mettersi in gioco con la forza della parola e dell’esempio, che erano considerati dall’educatore don Milani la leva delle leve per cambiare una situazione.
Ad alcuni insegnanti che chiedevano come fare la buona scuola, don Lorenzo rispondeva: Sbagli domanda, dovresti chiedermi come bisogna essere per fare la buona scuola. Ciò per sottolineare che non sono le leggi o i regolamenti che fanno una buona scuola, ma è l’impegno personale, l’amare i ragazzi, utilizzare le proprie conoscenze e professionalità per ricercare, in ogni realtà e momento storico, il modo migliore per fare scuola.
Inoltre voglio ricordare un insegnamento, ancora oggi di grande attualità, su come distinguere una legge giusta da una sbagliata. Don Lorenzo lo spiega nella Lettera ai Giudici per difendersi dall’accusa di apologia di reato: … in quanto alla loro vita di giovani sovrani non posso dire ai miei ragazzi che l’unico modo d’amare la legge è obbedirla. Posso dire loro, che si dovranno tenere in tale onore le leggi degli uomini, da osservarle quando sono giuste (cioè quando sono la forza del debole). Quando invece vedranno che non sono giuste (cioè quando non sanzionano il sopruso del forte), essi dovranno battersi perché siano cambiate.
Don Milani ci mette in guardia anche da un facile egualitarismo. Infetti, spesso valutiamo una cosa giusta solo perché prevede benefici uguali per tutti. Nella Lettera ad una Professoressa, rivolgendosi ad una insegnante, spiega che … fare parti uguali tra diseguali non è fare giustizia, ma è la più subdola delle ingiustizie. … Se un compito è da 4 io gli do 4, (affermava la professoressa). Non capiva, la poveretta, che era proprio di questo che era accusata. Perché non c’è nulla che sia più ingiusto quanto fare le parti uguali fra diseguali.
(*) Allievo di don Milani alla scuola di Barbiana
paololandi.rm@gmail.com
Autore di: La Repubblica di Barbiana la mia esperienza alla scuola di don Milani Editore LEF Firenze 2018
Incontrare don Lorenzo Milani, un progetto di 85 slides con citazioni e foto storiche, che ripercorre la vita e gli insegnamenti del Maestro.




