La perfezione che travolge. Il grido di un diciottenne alla sua ex professoressa

Al termine della serata di presentazione del libro “Insegnare è/a vivere”, qualche giorno fa, alla Biblioteca Tiraboschi di Bergamo, ho ritrovato un ragazzo di 18 anni, un ex mio studente a me molto caro. Che mi ha travolto.
Ci siamo incontrati recentemente, qualche giorno fa e mi ha raccontato in modo intenso e accorato di essere ossessionato dalla perfezione, dalla ricerca di un’unicità che percepisce impossibile nel mondo attuale, nella nostra società complessa.
“Io vorrei vivere come quando ero bambino, mi struggo perché ho perso lo stupore che portavo negli occhi. Lei vede oltre, io quell’oltre non lo vedo. Io so di essere una stella che poi cadrà”.
Mi ha parlato della grandezza di tutti i letterati, poeti, scrittori che ci hanno regalato ciò di cui hanno fatto esperienza. Tra loro ammira Dante nel suo magistrale Inferno. Mi ricordava che c’è un peccato ricorrente nella sua generazione: la presunzione di conoscere, di sapere, l’insaziabilità nel raggiungere ciò che è perfetto, forse l’irraggiungibile.
“C’è bisogno di interiorizzare una storia, la trama delle opere che leggiamo a scuola. Prima di leggere, e far leggere  bisogna vivere l’esperienza descritta dai grandi autori. Il mediocre non basta più. L’AI occuperà la nostra mediocrità”.
Incalzava dicendo che la strada della loro generazione è come scalare una montagna che è già stata percorsa e non è più capace di creare prospettive per loro: troppi son già passati di lì.


“Noi non siamo nati dal fango, abbiamo tutto, ma non abbiamo niente. Siamo nati dal vostro sangue e contesto, siamo nati dai vostri principi. Noi combattiamo una devastante lotta interiore, un complesso di inferiorità insanabile e irrisolvibile. È il nostro morbo, la nostra guerra…io come faccio,  vorrei diventare un Pasolini o un Fellini. Come riuscirci? Ci sono già stati! Abbiamo bisogno di splendere, ma abbiamo una paura viscerale e non c’è dimostrazione per esplicitare il nostro dolore profondo. Voi non riuscite a vedere questa volontà di essere, di vivere, non percepite la nostra angoscia profonda. La perfezione sarebbe non avere rimorsi, poter fare una scelta diversa da quelle obbligate di ogni giorno.

Noi siamo vuoti e ossimori viventi che camminano, non manchiamo di niente, non attendiamo, fatichiamo a cercare, perché abbiamo visto tutto, perciò con presunzione oso dire che vorremmo quasi superare Dio. Lo dico con superbia”. E poi mi ha affidato la grande mission come un nuovo mandato: “Ha presente i ragazzi? Continui il percorso che ha iniziato, tenendo viva la luce che ha diffuso per aiutare a pensare e ragionare.
Alle medie c’è bisogno di creare una mente pensante. Non abbiamo bisogno di ragazzi che sanno, studieranno dopo, con o senza voglia. L’errore è che si pensa di far studiare tutto ai ragazzi senza scopo e senza senso. Devono trovarsi di fronte uno che deve far pensare e far vivere.
Lei insegni sempre che occorre saper pensare per vivere. Entri nel loro abisso! Si lasci travolgere con loro! Questo è il pesante compito!
La scuola non può farlo ma… lo deve fare, non lo può delegare, siamo nati in un periodo in cui siamo solo soldi, materia, strumenti di utilizzo. La nostra società ci riempie con cose concrete, ma di ascolto, di parole, che gridano che sentono il nostro dolore, chi ci riempirà? Create la seconda famiglia”. 

NUMB*
ovvero * intorpidito dai pensieri, dai sentimenti, ossessionato dalla ricerca della perfezione che mi angoscia e mi intorpidisce.

Due ore di dialogo serrato, che avrei voluto durasse per sempre.

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