Intervista a Pablo Chato: “Santiago come Barbiana, educare gli ultimi per cambiare il futuro”

L’esperienza a Salamanca, già raccontata in un precedente articolo è stata approfondita anche in una intervista a Pablo Chato, educatore della scuola-residenza Santiago1 di Salamanca. In questa intervista (tradotta da M. Cristina Locatelli), racconta un modello educativo fondato su tre parole: miglioramento, resilienza e impegno. Lavorare con i minori significa credere che ogni ragazzo possa rialzarsi, avanzare e costruire un futuro diverso, anche quando tutto sembra andare contro. La forza del progetto, dice Chato, nasce dai piccoli successi quotidiani e dal lavoro collettivo che permette di superare ciò che da soli sarebbe impossibile. Il cuore della sua missione coincide con l’eredità di don Milani: mettere al centro gli ultimi, senza giudicare il loro passato, e offrire strumenti per cambiare il proprio presente. Santiago1, come Barbiana, vuole essere una scuola che non lascia indietro nessuno e che prepara a una vita più giusta, sana e felice.
Ecco di seguito il testo integrale dell’intervista, la traduzione è a cura di M. Cristina Locatelli. 

Plabo, quali sono le parole chiave del progetto cui stiamo partecipando?
Quindi, se dovessi dire le parole chiave di questo progetto, di tutto quello che è Santiago1, credo che mi fermerei su alcune parole come, per esempio, Miglioramento, che è la capacità di uscire da situazioni complicate per poter migliorare, avanzare, progredire e cercare una situazione nuova, sia per la persona stessa che per le persone che la circondano, perché possano aiutare. Sottolinerei anche un’altra parola, Resilienza, che è una parola che usiamo molto in Santiago1. Anche questa parola fa riferimento a quella capacità non solo di migliorarti, ma anche di recuperarti dopo un evento o una circostanza cattiva, quando tutto è contro di te, quando tutto è difficile, quando la fortuna non è con te. Se le circostanze non sono favorevoli, essere capaci di andare avanti, di continuare a lottare, di avere questa resistenza per raggiungere o per ottenere completamente i tuoi obiettivi.
Una terza parola è la parola Impegno. Credo che per una persona il lavoro non riguardi solo l’aspetto strettamente lavorativo, ma anche la retribuzione economica, o il fatto di riuscire ad avere un lavoro per poter vivere gli altri aspetti della vita; tuttavia l’impegno implica a volte fare sacrifici personali di energie, di tempo, di dedicazione, organizzare cose, conversare con persone, senza aspettare nulla in cambio. Credo che questo impegno sia quello che muove molto, non solo Santiago1, ma anche tutte quelle realtà che lavorano in ambito sociale, perché molte volte uno non è né pagato né gratificato, per tutto lo sforzo che possiamo fare o le situazioni difficili che possiamo affrontare o che siamo capaci di superare. Quindi, queste sono le tre parole chiave: miglioramento, resilienza e impegno.

Che cosa ti spinge a vivere questa missione?
Bene, in realtà da quando ho incominciato i miei studi superiori, ho sempre fatto pratica, svolto progetti e compiti inerenti al mondo dei minori. Quindi, quando sono arrivato a Santiago1, avevo già in precedenza avuto esperienze di lavoro con adolescenti, in altri progetti sulla famiglia, in altri centri, però scoprire la realtà di Santiago mi è sembrato molto interessante, soprattutto il fatto di lavorare in Santiago con i minori. E’ importante perché credo che i giovani siano la chiave per poter cambiare il futuro, perché saranno i futuri adulti e saranno i futuri professori, maestri, avvocati, politici, leader, dirigenti o persone che organizzeranno poco o tanto il cambiamento verso un futuro migliore.

Abbiamo visto nei tuoi occhi e ascoltato nelle parole tue e di chi collabora con te una forza silenziosa che si trasforma in speranza fiduciosa affidata ai ragazzi che abbiamo incontrato. Come tieni accesa questa luce?
Credo che questa luce si mantiene nella mia vita quotidiana, con ogni gesto, ogni parola, ogni trionfo, ogni successo, che i ragazzi a volte raggiungono o vedendo quei momenti di miglioramento, quei momenti in cui affrontano situazioni difficili, problematiche, quando vedi che loro, pur avendo tutto contro, sono capaci di superare queste situazioni, son capaci di affrontare queste paure e possono continuare a migliorare. A volte mi viene anche da pensare: “Bene, la mia vita attualmente non è tanto complicata come quella dei nostri ragazzi, eppure loro sono capaci di continuare a riuscire. Cioè, noi, avendo tutte le cose a nostro favore e avendo una situazione di vita più normale e meno complicata, perché non abbiamo quella energia per poter andare avanti e cercare un poco di camminare e cambiare? Soprattutto (si mantiene) per il lavoro con i giovani: vedere come migliorano e perseguono i loro obiettivi, credo sia ciò che mi motiva di più a impegnarmi in questa missione, in questo lavoro, in questo obiettivo.


A partire dai ragazzi che incontri ogni giorno, quali perle preziose offriresti agli educatori di oggi?
Condividerei con i miei colleghi, tanto di lavoro quanto di vita, l’invito a non scoraggiarsi nel proprio lavoro, a non rinunciare, a non arrendersi quando la situazione è avversa, è difficile fare tutto; sia con il proprio sforzo, sia con il contributo di nuove persone, del proprio contesto, si possono conseguire molte più cose di quanto pensiamo oggi, perché il lavoro comune, il lavoro di squadra fa sì che le persone conseguano cose che uno da solo non può conseguire. Quindi, credo che sentirsi realizzato nel lavoro e vedere i giovani raggiungere i loro obiettivi e vedere anche che possiamo influire e trasmettere qualcosa alla nostra comunità, al nostro quartiere, alla società che ci circonda, in particolare alla nostra città o, in questo caso, a professori di un Paese diverso come l’Italia, è davvero molto gratificante: come anche il nostro lavoro può essere di ispirazione per un altro istituto, un’altra rete di scuole di un altro Paese. Credo sia questo quello che potrei sottolineare.

Don Milani di Barbiana e la scuola Santiago1 di Salamanca: che messaggio lanciare al mondo?
Deve essere un messaggio positivo, un messaggio che tenga conto delle, cose del passato che hanno permesso che tutto funzioni bene, ma senza perdere quello che è lo sguardo sul futuro, per poter far fronte o poter dare risposta alle nuove sfide che la società pone davanti, tanto a noi come insegnanti quanto ai giovani, come persone che vivono in questo momento storico, in questa epoca.Ecco, in questi giorni abbiamo potuto vedere che il messaggio di don Milani, anche se risale a qualche decennio fa, è presente nel nostro modo di lavoro giorno per giorno, è attuale nel modo di approcciarsi ai problemi e cercare soluzioni con i giovani; è presente, inoltre, nelle nuove forme di attualizzazione che bisogna continuare a fare perché tutto continui a funzionare; in una realtà cangiante, una realtà che è molto diversa da quella in cui (don Milani) inizia a lavorare molti decenni fa, tuttavia l’obiettivo deve continuare ad essere lo stesso, quello di aiutare gli ultimi, i più bisognosi e le persone che hanno la vita più difficile nella società, indipendentemente dal motivo che le ha portate lì, da quello che hanno vissuto nel passato, nella loro famiglia, nel loro contesto, per i problemi o gli sbagli che possono aver fatto nella loro vita.

Siamo qui per scoprire, imparare e a conoscere come la scrittura collettiva di don Milani può essere un’occasione per far crescere tutti. Siamo arrivati a mani vuote e siamo certi che ritornerò arricchito dai vostri sguardi, dalle vostre storie e dal vostro modo di “essere scuola”. Grazie per la vostra calorosa accoglienza, e per tutto.
Bene, spero che sia stato proficuo, un buon ricordo, un buon apprendimento; è la cosa più importante: imparare le cose positive che creiamo, che altre persone fanno bene, altre attività, altri gruppi e, se possibile, applicare ciò nel nostro lavoro quotidiano, perché credo che, se siamo serviti come ispirazione e come soluzione o in qualche modo come proposta, voi in Italia possiate influire o possiate fare qualcosa per i giovani (e non solo con i giovani, perché avete visto che lavoriamo anche con i “collettivi”), per creare un futuro migliore e far sì che le persone vivano in modo più salutare, più sano e più felice. E questo è un lavoro di tutti.

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