
Ascolto emotivo. Leggerezza. Crescita. Tranquillità. Condivisione. Dialogo… Sono alcune delle parole che un gruppo di 13 docenti mi ha lasciato scritto sui loro fogliolini al termine della sessione di scrittura collettiva condotta con loro.
Ma ripercorriamo l’intera storia di questo percorso che potrei definire pionieristico, per ciò che riguarda la mia personale esperienza.
Da tre anni sono venuta in contatto con la pratica della scrittura collettiva secondo la scuola di Barbiana ed è stato subito amore a prima vista. L’entusiasmo e la competenza della collega docente e amica Elide, il coinvolgimento e il profondo credo dell’intero gruppo di formatori della Rete, mi hanno avvolta e coinvolta!
Fin da subito ho sentito che la scrittura, svolta in questo modo mi avrebbe permesso di sviluppare un approccio alla didattica in modo diverso. Ho cominciato a sperimentarla, dopo averla però approfondita, studiata, vista, esperita più volte in contesti sicuri, soprattutto come osservatrice della collega Elide in azione in classe.
Non si improvvisa, si sperimenta: è vero, ma non nell’improvvisazione, quanto invece nella consapevolezza di tutte le sue potenzialità. Solo dopo essermi sentita abbastanza sicura nella tecnica, mi sono spinta oltre e ho iniziato, si può dire, a volare. Già, è proprio così,…quando pratico la scrittura collettiva è come volare e…fare volare!
Ho cominciato però ad uscire dalla classica scrittura collettiva tra le mura della scuola ed in particolare nelle ore di italiano…già, perché forse sono proprio io che non amo stare negli schemi fissi.


Ho trovato una tecnica flessibile, adattabile, costruttiva, profonda, fluida, per nulla meccanica.
Ho condotto le principali esperienze durante i laboratori previsti per il Decreto ministeriale n. 65 del Pnrr, in classi come la 4^e la 5^ primaria.
Il tema era prettamente scientifico, all’interno dell’educazione alle discipline Steam, ma la scrittura collettiva mi ha permesso di affrontarlo in modo concreto in modalità “ricerca”.
Argomenti: il corpo umano in classe quarta; tecnologie alimentari in classe quinta.
In quattro incontri, per ciascun argomento, la tecnica ha permesso di stendere testi scientifici su cui alunne e alunni hanno potuto studiare, sostituendo di fatto il libro di testo.
La fase di ricerca è stata effettuata in classe attraverso l’utilizzo di libri di divulgazione scientifica sotto forma di meraviglia divulgativa appositamente selezionati. (in foto sono solo alcuni).
Il confronto partendo da ciò che si sa, la ricerca a gruppi, l’esposizione delle informazioni reperite, la scrittura di fogliolini, l’elaborazione del testo arricchito da disegni fatti dagli alunni ispirandosi anche alle tavole meravigliose dei libri utilizzati ed infine la condivisione e lo studio. La scrittura collettiva non è stata solo un’attività di produzione di contenuti, ma è diventata un’occasione di apprendimento collaborativo.


Una verifica finale sulla piattaforma kahoot, al termine dell’unità mi ha permesso di comprendere se l’apprendimento c’è stato per tutti, l’osservazione del singolo e del gruppo invece è stata continua e di processo.
In particolare nel testo sulle tecnologie alimentari ci sarebbe stato il tempo per effettuare interessanti conversazioni socratiche intorno al tema, alla luce delle informazioni reperite durante la ricerca.
Il limite? Proprio questo: il tempo! Gli slot delle edizioni del Pnrr, con le ore assegnate, mi hanno permesso di impratichirmi della tecnica offrendola a alunne e alunni in quanto tale, come un’alternativa didattica. Ma il pensiero critico attraverso la conversazione socratica è mancato.
Nonostante ciò, ho potuto comprendere che, anche in questo ambito, così scientifico, sarebbe potuto avvenire con maggior tempo a disposizione. Riflessioni e domande infatti, sono state lasciate aperte a insegnanti e studenti che potranno raccoglierne il senso e farlo…volare!


La seconda meravigliosa esperienza condotta è tutt’altro che didattica e si ricollega alle parole in apertura dell’articolo.
Contattata da una dirigente per ricomporre un team di docenti di scuola dell’infanzia ho utilizzato la scrittura collettiva come pratica di team Building, come strumento di meta cognizione, autovalutazione, sguardo interiore…
In questo caso la ricerca è stata effettuata all’interno del gruppo stesso proprio nelle dinamiche interne, che attraverso giochi di ruolo e cooperativo sono emerse chiaramente e di cui le docenti hanno preso consapevolezza.
La conversazione attorno a queste dinamiche interne, aperta, sincera, faticosa, emotivamente pregnante, ha attraversato gli incontri in cui trovavano spazio anche supervisione progettuale e pratiche dialogiche a supporto e consolidamento.
Insomma, un connubio tra parlo e ascolto che ha fatto scaturire una nuova pelle al team, che l’ha fissata nero su bianco attraverso la scrittura collettiva. Questo a dimostrazione di come essa non sia solo una tecnica didattica, ma un’esperienza trasformativa, che permette di andare oltre i confini tradizionali della didattica stessa. Ma su questa esperienza dedicherò un altro articolo! Stay tuned!
…Che meraviglia…




