Don Milani e Mario Lodi: due strade diverse per la stessa libertà educativa che diventa coscienza civile

Questo che pubblichiamo di seguito è il secondo testo
che Paolo Landi, ex allievo di don Milani a Barbiana, ci ha inviato
e attraverso i quali possiamo ragionare insieme sulla scuola,

per focalizzare un percorso milaniano, strada sulla quale
la Rete Barbiana 2040 si è impegnata dal 2019.
Le sue parole perché sono una testimonianza che ci restituisce don Milani

vivo nel dialogo educativo con un ragazzo che si interroga e cresce.

L’auto si ferma di fronte a un vecchio edificio di mattoni : ..qui  ha insegnato Mario Lodi per quarant’anni,.. poi la scuola è stata trasferita in un nuovo edificio.
E’ una via stretta del centro storico , l’ edificio risale ai primi del novecento, ora è disabitato,  l’umidità arriva fino al tetto.
Sono  a Piadena per ricordare il rapporto tra don Milani e Mario Lodi, avvenuto negli anni sessanta. La locandina, che preannuncia l’incontro, titola: Mario Lodi e don Lorenzo Milani maestri di libertà. Ad organizzare l’evento è  Massimo Bondioli autore  di una poderosa e documentata biografia su Mario Lodi (1).
A Piadena,  a differenza di Barbiana, la terra è piatta come un biliardo, siamo nel mezzo della pianura Padana.  E’ una giornata piovosa e una leggera nebbia  impedisce di vedere oltre un paio di chilometri.
La cittadina conta 4mila abitanti, è nata  all’incrocio di due tracciati:: stradale e ferroviario,   che conducono uno  da Parma a Brescia e l’altro da Cremona a Mantova.

Sembra di leggere la  storia  del borgo, descritta nella seconda lettera”  I borghesi” ai ragazzi di Piadena.  Borghese come abitante dei  borgo,  sorti nel Medioevo all’incrocio delle strade per rispondere alle esigenze dell’artigianato e del commercio.
Piadena mi spiega Massimo nasce come un borgo commerciale e di artigianato per una vasta area agricola, fatta da padroni terrieri,   contadini e  braccianti.
Per arrivare  a Piadena da Parma,il treno passa qualche km prima  sul Po. Il “grande fiume” era in piena per le forti piogge, l’acqua aveva tracimato l’alveo e arrivava fino all’argine delle golene. Anche sull’altro  tracciato Cremona – Mantova oltre la cittadina di Piadena troviamo un altro fiume: l’Oglio.
E’ una cittadina tra due fiumi, in mezzo alla campagna lombarda. Una realtà opposta era Barbiana, dove per far superare ai ragazzi la paura dell’acqua fu costruita una piccola piscina.
Due realtà  quella di Milani è quella di Lodi completamente diverse, come diverse erano le due scuole; quella di  Lodi  rivolta a bambini della scuola elementare, quella di Barbiana a  ragazzi che stavano facendo,o avevano già concluso la scuola media.
Quella di Lodi, una scuola pubblica  con programmi,  orari e  regole  da rispettare,  Barbiana  è una scuola “privata”, ma non confessionale  anche se fatta da un prete, con orari programmi e regole decise dal maestro.
In comune c’è la ricerca di nuovi metodi d’insegnamento con la finalità di una scuola inclusiva per  superare disuguaglianze culturali e di nascita, scuola della Costituzione, dove si studia la  democrazia,  la storia  intesa come emancipazione dei popoli.


Milani e Lodi
Diverse sono  le figure dei due   maestri. Don Milani  è un prete esiliato dalla Chiesa, che proviene da una famiglia borghese ricca di conoscenze e cultura. Un prete maestro   che ha deciso di spendersi per l’elevazione degli ultimi, e dedicare  il suo tempo  ai ragazzi  e alla scuola. Mario Lodi è un figlio del popolo, nasce a Piadena, vive a Piadena, muore a Piadena. Per quarant’anni è impegnato nella scuola elementare, nel consiglio comunale e quasi tutte le attività innovative portano la sua impronta: la biblioteca, la cooperativa,  la società di mutuo soccorso, un tentativo di democrazia diretta in cui le decisioni erano prese da tutti i cittadini e non delegate ai componenti del consiglio comunale. Entrambe le figure hanno lasciato una forte impronta nella scuola e nel sociale, per i metodi didattici innovativi, per la dedizione  verso i ragazzi e la comunità, per gli insegnamenti che hanno lasciato.

Nascita della  scrittura collettiva
Il rapporto tra  Milani e Lodi nasce da un incontro avvenuto a  Barbiana nel 1963, promosso dal giornalista Giorgio Pecorini. E’ da qui che nasce un sodalizio che porterà alla scambio  delle lettere fra le due scuole. Si scambiano le  reciproche esperienze, Lodi  scrive che fu colpito dal fatto dei ragazzi più grandi fanno scuola con più piccoli, un’idea che cercherà di introdurre nel sistema scolastico proponendo Il superamento dei tre ordini di scuola: la materna, la scuola elementare, la media, per essere unificate in un unico ordine scolastico. Una proposta che non avrà successo.
E’ probabile  che abbiano  parlato anche delle  tecniche  di scrittura partecipativa,  poi definita da don Lorenzo “scrittura collettiva”. Da quell’incontro, credo che scattò in don Milani una ricerca per affinare il metodo e la  tecnica tanto che usava definirla ; una  scoperta. Questo fa ipotizzare che l’idea sia partita da Mario Lodi.

In quegli anni ero a Barbiana  e ricordo bene  quando fu scritta la lettera ai ragazzi di Piadena con la scrittura collettiva,  tutto iniziò con il tema: perché  vengo a scuola .
Don Milani, ha  registrato l’evoluzione giorno per giorno di questo metodo di scrittura  per arrivare al testo finale.
L’aspetto su cui  riflettere è che don Milani in aggiunta alla lettera scritta collettivamente inviata ai ragazzi, aggiunge una lettera di suo pugno  a Mario Lodi spiegando dettagliatamente il percorso seguito, i problemi e le  difficoltà incontrate.(2) Scrive a Mario Lodi come se avesse risolto un problema del quale avevano parlato.


Una lettera per i posteri
Sono convinto che la lettera  ai ragazzi di Piadena nasceva da un’esigenza più profonda di Don Milani ed era quella(dopo la scoperta del tumore)  di lasciare ai posteri una autotestimonianza  della scuola di Barbiana  e del metodo usato per scrivere  la lettera con i ragazzi che lui stesso  lo definiva una scoperta. Già sapeva che la sua vita  sarebbe stata breve.
Un passaggio chiave della lettera è dove  si afferma:… Ma ci restava da fare ancora una scoperta: anche amare il sapere può essere egoismo. Il Priore ci propone un ideale più alto: cercare il sapere solo per usarlo a servizio del prossimo, per esempio dedicarci  da grandi all’insegnamento, alla politica, al sindacato, all’apostolato  o simili, Una scuola con un’elevata  finalità etica e non come supplenza ad una carenza dello Stato.
Altro aspetto interessante fu il seguito: i ragazzi  di  Lodi chiesero  una spiegazione della parola” borghese” che nel testo appariva sempre in termini negativi: cultura Borghese, abitudini Borghesi, mondo Borghese…
Ma   la risposta  non arrivò  ai ragazzi di Piadena, ne il testo  fu concluso. Don Lorenzo dopo averlo quasi concluso, lo fece sparire.  Io ne conservo ancora una copia   battuta a macchina   con la carta carbone.
Perché non fu inviata? La risposta sui  “I Borghesi” passava in rassegna i vari periodi storici dal Medioevo, al  Rinascimento… al periodo delle due  guerre, il  fascismo, la Liberazione, la ritrovata democrazia,  la Costituzione …
Era  messo in evidenza che nell’era moderna l’ esclusione del popolo dal potere  avveniva  attraverso  il sistema scolastico; caratterizzato dal merito, la selezione, l’abbandono, e da programmi  ben lontani dall’obiettivo di formare dei  futuri cittadini consapevoli.


I borghesi un testo abortito
Mi sono posto più volte   l’interrogativo perché questo testo fu fatto sparire. La mia ipotesi è che Don Lorenzo si rese conto che la selezione scolastica e l’abbandono scolastico , erano  temi troppo importanti, vorrei dire “esplosivi”  da essere  “bruciati” in una  breve lettera ai ragazzi di quinta elementare.
Il documento sparì, ma il tema della selezione e dell’abbandono scolastico unitamente alle proposte di riforma ,verranno ripresi tre anni dopo in Lettera ad una Professoressa  Con due insegnamenti “esplosivi”:  la scuola non può essere un ospedale che cura i sani e respinge malati  e: fare misure uguali tra diseguali non è fare giustizia.
Forse don Lorenzo pensava già ad una nuova  Lettera in tempi brevi, ma alcuni fatti imprevisti si frapposero come la Lettera ai cappellani militari in difesa degli obiettori di coscienza, che portò alla  successiva denuncia  di apologia di reato e, la successiva lettera ai giudici del tribunale per difendersi dall’accusa.Nello stesso periodo Don Lorenzo Subì un duro attacco dalla Furia Fiorentina fino ad imporre la censura e l’invito alle escardinazione.
I Borghesi resto convinto fu un testo sospeso per non compromettere  Lettera a una professoressa;che sarà: “ il testamento spirituale” del don Milani maestro, così come Esperienze Pastorali lo era per il don Milani prete.

Sulla trasmissione del sapere
Altro aspetto  che differenzia i due personaggi  riguarda la partecipazione e/o il cosiddetto “modello trasmissivo del sapere”. Lodi con i suoi  ragazzi  della scuola attuava pratiche concrete di democrazia, simulando ad esempio  una assemblea di cooperativa. Bondioli nella sua biografia  scrive: la scuola di Barbiana, dal punto di vista didattico, non offrì altri spunti particolari di riflessione(Oltre il superamento delle classi , l’orario a tempo pieno e altre attività opzionali),, Anzi sembrò a Lodi non aver superato del tutto il modello trasmissivo del sapere. Don Milani era al di fuori di pratiche  di democrazia nella scuola,  le sue priorità erano diverse:  insegnare ai ragazzi a ragionare con la propria testa.
A questo fine era  la scuola il pomeriggio con  la lettura del giornale.Su un articolo poteva restarci anche un’ora e più, per  distinguere quale era l’informazione, il giudizio del giornalista, la proprietà della testata, il disegno politico che perseguiva. In altre parole capire come attraverso ‘informazioni si può arrivare a manipolare i fatti, le conoscenze,le intelligenze, le idee.
Non ricordo alcun fatto che sia stato messo ai voti per fare prove di democrazia. .Quando arrivai a Barbiana don Lorenzo  fu molto esplicito: Queste sono le condizioni:  dodici ore al giorno, 365 giorni l’anno, no cinema, no ballo, televisione, qui non si perde tempo . Prendere o lasciare!
Non chiesi se queste regole  erano condivise, se  approvate dai ragazzi,…. Non essendo del tutto d’accordo la mia risposta fu un semplice: ci provo.


La scuola democratica nel fine
A Marcello Inglesi in una lettera  sulla scuola democratica è ancora più duro ed esplicito. ..Ieri ho trattato male quei poveri ragazzi, ma cinque minuti dopo mi ero già accorto di aver sbagliato destinatari I ragazzi sono dei poveri ingannati. La colpa è vostra. I ragazzi di qui sono stati unanime in questo giudizio  Quella  non è una scuola, è una pubblica piazza Ognuno tira per la sua strada disinteressandosi del prossimo. Vii siete forse illusi di poter fare una scuola democratica? E’ un errore  la scuola deve essere monarchica assolutista e,è democratica solo nel fine cioè solo  in quanto il monarca che la guida costruisce nei ragazzi i mezzi della democrazia (3).
Un aneddoto a conferma,   quando l’editore  mi propose di mettere al libro che ho scritto il titolo .”: La Repubblica di Barbiana. Gli risposi con una battuta: ma stai scherzando, Barbiana era una monarchia non una repubblica.   Lui rispose:  sì e vero ma era una  monarchia che ha preparato dei cittadini sovrani. In questo senso risposi hai perfettamente ragione e Il compromesso fu: La Repubblica di Barbiana la mia esperienza alla scuola di don Milani.

L’ educatore fustigatore
Barbiana era una scuola decisamente trasmissiva per  una cultura critica, di ricerca, responsabilità, solidarietà,di impegno; valori esattamente opposti a quelli  insegnati nella scuola trasmissiva di Stato.
È lo stesso Ministero a riconoscerlo nel 2017 nella circolare inviata agli insegnanti: scriveva:…Barbiana ha costruito un’esperienza educativa nuova, non fondata sulla lezione frontale, sulle interrogazioni e sull’uso acritico dei manuali,..Don  Milani un grande illuminato educatore, in lui una guida eccellente un ispiratore…. Lettera a una professoressa una forza dirompente un linguaggio forte, radicale, nuovo.  I principi del suo operato sono alla base di una scuola inclusiva e realmente democratica. A Barbiana si leggevano i quotidiani e la Costituzione. I docenti e gli studenti sono invitati ad una rilettura degli scritti e della figura di Don Milani.…(4)
Don Milani è stato definito, anche da me, un “fustigatore di coscienze”  perché aveva  una logica così ferrea e stringente che su ogni argomento ti portava a ragionare, a riflettere, a pensare, a valutare le varie ipotesi.., In altre parole, una logica  che scuoteva la coscienza.
A conclusione,  Lodi e don Milani sono stato due maestro capaci di trasmettere ai propri  ragazzi  in realtà diverse e con metodi diversi  una cultura critica da cittadini consapevoli,  ben diversa dalla  cultura  del cittadino suddito trasmessa nelle scuolw di stato…
Sono stati maestri di libertà , hanno contribuito a riformare la scuola con molti insegnamenti  tutt’ora attuali,  ognuno  in un proprio microcosmo.

2 – Continua
Qui l’articolo precedente

Note:
(1) Mario Lodi e Piadena una vita tra educazione e impegno in un microcosmo padano editore Sometti 2022;Vedi alcuni brani nella Documentazione
(2) Lettera a Mario Lodi Barbiana 2 novembre 1963” vedi testo nella documentazione di  La Repubblica di Barbiana  editore LEF  Firenze
(3) La lettera a M. Inglesi fu a seguito di episodi avvenuti durante la proiezione del film Roma città aperta a cui avevano partecipato anche i ragazzi di Barbiana. Testo nella documentazione.
(4) Circolare del Ministero  dell’istruzione alle scuole è del  5.06.2017

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