Quando i dialoghi sull’Intelligenza Artificiale ribaltano in classe il ruolo tra insegnanti e studenti

Può la cultura informale dei nostri alunni avere un valore equiparabile a quello di un intervento specialistico di un docente esperto?
Lascio in sospeso la risposta e condivido invece le esperienze e le riflessioni che mi hanno portato a formulare questa domanda.

Prima settimana di Novembre: comincia il laboratorio di scrittura collettiva nella 2B. Gli alunni sono nuovi a questa pratica e io ritengo pertanto necessario fornire loro qualche spiegazione preliminare. Quello che dell’introduzione alla pedagogia milaniana colpisce maggiormente i miei studenti è il concetto di aderenza alla realtà,  che li porta subito a porsi delle domande: la scuola è aderente alla realtà? Tutte le materie scolastiche lo sono?

Dalle loro risposte emerge soprattutto l’idea che, tra le discipline scolastiche, alcune siano più vicine alla realtà di altre e che lo siano soprattutto quelle che forniscono insegnamenti da spendere direttamente nella vita reale, l’inglese ad esempio.
Il dialogo continua nell’incontro della settimana seguente, i ragazzi si entusiasmano progressivamente in questo contesto in cui si sentono protagonisti e continuano a porsi domande e ad azzardare risposte, tutte in qualche modo collegate: la professione dell’insegnante continuerà ad esistere? La sorte sarà la stessa per gli insegnanti di tutte le discipline?
A questo punto un alunno fa sentire la sua voce e aggiunge: “Gli insegnanti potranno essere sostituiti dall’IA?”.
Questa domanda attira l’attenzione di tutti, anche dei più distratti, e apre un capitolo che li terrà impegnati negli incontri delle due successive settimane. Al tema dell’IA, infatti, tutti sono molto interessati, è un argomento su cui sono già piuttosto informati e che sono disposti ad approfondire ulteriormente. Nel corso degli incontri andranno anche a cercare spontaneamente risposte alle domande che man mano saranno sorte nel gruppo.


Molte delle loro domande e delle relative risposte fanno emergere una paura condivisa, la paura di un futuro, il loro, in cui scompariranno tante professioni. L’IA viene vista dai miei alunni come una grandissima risorsa ma al tempo stesso come uno strumento che invaderà sempre più, anche troppo, il loro quotidiano. Loro stessi ammettono di utilizzare già ora l’IA per svolgere i compiti scolastici e di non essere capaci di resistere alla tentazione di demandare in toto a ChatGPT, o a chi per lei, il loro impegno, pur consapevoli che questo atteggiamento passivo non li aiuta a crescere.

L’IA viene da loro identificata anche come perfezione. Dal loro punto di vista, ad esempio, in futuro contribuirà ad aggiungere agli interventi chirurgici la precisione assoluta di cui l’uomo non è capace. Dell’IA è dunque proprio la perfezione, si chiedono ad un tratto, che può far temere all’uomo di essere sostituito? Ma, se l’IA è un’invenzione dell’uomo, significa che anche l’uomo può essere perfetto? La perfezione è un valore o lo è la fragilità umana? E come considerare le emozioni e la creatività proprie dell’uomo in rapporto alla presunta perfezione dell’IA?
Prima settimana di dicembre: il dialogo della 2B sull’IA non si è ancora esaurito ed io vedo la mia prossima partecipazione alla formazione della Rete Barbiana con il prof. D’Ambrosio a Cornedo Vicentino, proprio sul tema dell’IA, come un’occasione per alimentare successivamente il loro dialogo.

Terza settimana di dicembre: a seminario concluso, mi rendo conto che la sua ricaduta su di me non corrisponde esattamente alle aspettative. Intendo dire che, oltre ad avermi trasmesso nuovi contenuti e ad avermi suggerito spunti di applicazione nella didattica in classe, la formazione mi ha portata a considerare, ancora una volta, il valore della cultura informale dei nostri ragazzi. Ho, infatti, realizzato durante il seminario che molti dei contenuti esposti dal relatore erano già stati anticipati dai miei studenti.

È stata l’ennesima occasione per ricordare a me stessa quanto sia giusto che l’insegnante scenda dalla cattedra e riveda il suo ruolo in relazione a quello degli alunni.

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