Scrivere insieme per capirsi. La classe diventa una comunità che accoglie anche i genitori

Ferve l’attesa e si accende la trepidazione nella classe seconda della scuola media dell’Istituto di Sorisole. Lunedì prossimo, 15 dicembre, accadrà un fatto importante: saranno presenti in classe i genitori per pensare e scrivere insieme, sui banchi, accanto e insieme ai loro figli. Il fatto importante è a quesato evento i genitori sono stati “convocati” dai loro stessi figli attraverso inviti tanto speciali quanto efficaci e specifici nell’esternare la propria “visione” dei reciproci genitori (in questo articoli alcuni degli inviti elaborati).
Certo, intanto serpeggia ma alcuni interrogativi che potrebbero animare i dialoghi socratici, il dibattito imminente tra le generazioni. Ma resta sempre vero che sarà il contesto di realtà, la cultura informale dei partecipanti a far da sfondo e da scenario allo spettacolo di animazione che ci attende.


Una cosa tra tutte, mi stupisce e mi rallegra , scatenando in me una meraviglia senza fine. Il leit motiv ricorrente e martellante è la curiosità da parte dei ragazzi di sapere se i loro genitori vivranno come accade a loro, un’autentica esperienza di liberazione, scrivendo.
Scrittura dunque come momento e luogo vitale, dal punto di vista conoscitivo ed emotivo. Che sia l’offerta e la concessione della parola a ciascuno di loro, a stabilire ed alimentare tale benessere nelle ore scolastiche?

Non vi è infatti altro pertugio di interesse grande quanto la richiesta di conferma agli adulti che sia bello, liberante, ragionare e dialogare insieme.
Qualcuno ha anche provato a domandarsi se sia utile e opportuno arrivare fino alla elaborazione della scrittura, cosciente che Il tempo scorre è tempo rallentato di elaborazione e costruzione di un processo importante come quello della scrittura. Inoltre leggendo e correggendo qua e là piccoli elaborati svolti anche a casa, è emersa con decisione l’esperienza di essere accolti e posti al sicuro in classe, fino al punto di richiedere di apporre sulla porta dell’aula la scritta “I CARE”.


La parola ai ragazzi stessi: “Questo metodo è qualcosa che mi travolge, mi piace molto ascoltare gli altri conoscere i loro pensieri, i loro ragionamenti così diversi dai miei ad elaborarli nella mia testa per capire cosa prova l’altro. Questo mi aiuta a comprendere come trattarlo e come rendermelo amico. Inoltre, adoro vedere il dibattito prendere forma quando scriviamo i fogliolini che durante le discussioni vengono anche levigati e corretti, fino ad apparire sulla LIM”.
“I genitori e gli insegnanti dovrebbero fare in modo che sia l’ambiente familiare che è quello scolastico siano luoghi in cui i ragazzi possano essere accettati e sicuri . Solo così potranno costruire le nostre sicurezze per il futuro che potremo affrontare con alcuni equipaggiamenti simili ai veri valori, quali l’amore, il perdono, il saper perdere, il rispetto e la solidarietà”.

“Don Milani ha voluto scrivere all’ingresso della scuola I CARE  perché i suoi alunni comprendessero che non erano soli, ma molto fortunati ad avere un insegnante premuroso come lui. Anche noi da poco tempo abbiamo a posto sulla nostra porta questa affermazione e io sento un cambiamento in me: mi sento più tranquillo, sono certo che gli insegnanti tengano a noi .Poi, ora che è scritto e dichiarato, non si può più tornare indietro.Mi piacerebbe trovare il modo per portare questa iniziativa in tutte le scuole”.
“L’affermazione I Care  è molto profonda perché mi incoraggia molto ad affrontare la mia giornata. La professoressa ci tiene molto perché ci fa capire i nostri errori davanti a tutti, così da trasformare una debolezza man mano, in un pregio”.
“Anche noi ora abbiamo sulla porta della nostra aula un cartellone importante e ogni volta che lo vedo sono un po’ più felice perché mi convince  di quanto i nostri professori tengano a noi e alla nostra crescita”.


Avviandomi alla conclusione, non posso che condividere, l’affermazione di un ragazzo che ha subito un profondo trauma durante il periodo estivo che lo ha segnato e che sta accettando di consegnare alla comunità scolastica.
Sono stata attraversata da una commozione profonda, quando qualche giorno fa fuori contesto, mi ha confidato e scritto di essersi riappacificato con sua sorella maggiore proprio in virtù del processo scatenato in lui dalla scrittura collettiva che lo ha mobilitato a pensare, a riflettere – dice lui –  e gli ha dato il coraggio di fare il primo passo con lei, come avviene in classe quando mettiamo a fuoco anche piccoli e fuggitivi pensieri che meritano di essere compresi, ed elaborati. Probabilmente è proprio la sospensione del giudizio ma unicamente lo sguardo propulsore di speranza e di positività che è capace di aprire le menti quando accadono queste cose davvero, la circolarità del processo è compiuta.
Alla prossima, nell’attesa di un lunedì, fuori dalle righe e da ogni prevedibile esito.

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